Nel cuore del 2026, mentre ad agosto il mercato dell’arte rallenta, le prime sei mesi hanno già segnato un record. Non sono stati i grandi capolavori a dominare le aste, ma tre oggetti minuscoli, quasi nascosti, che hanno fatto tremare le cifre attese. Un disegno di Michelangelo, un manifesto di El Lissitzky, un pendente d’ambra con il volto di Elisabetta I: tre piccoli tesori capaci di raccontare storie immense, sorprendendo col loro valore e con una provenienza che ha catturato tutti.
Il 5 febbraio 2026, a New York, un foglio minuscolo di appena 13,5 per 11,5 centimetri ha fatto parlare di sé. Si tratta dello “Studio per il piede della Sibilla Libica”, un disegno autografo di Michelangelo realizzato intorno al 1511-12. Su un lato il piede della profetessa, sull’altro lo studio di una gamba genuflessa: bozzetti preparatori per la celebre volta della Cappella Sistina, commissionata da papa Giulio II.
Esposto nella vendita Old Master and British Drawings di Christie’s, il disegno ha raggiunto i 27,2 milioni di dollari , un record assoluto per un’opera su carta del maestro rinascimentale. Il proprietario, un collezionista californiano, lo aveva ereditato senza sapere cosa avesse tra le mani e lo aveva messo in vendita online. L’esperta Giada Damen ha riconosciuto subito l’importanza e l’autenticità del pezzo.
Michelangelo voleva distruggere questi cartoni preparatori, ma alcuni sono arrivati fino a noi. Questo in particolare potrebbe essere passato per le mani di Daniele da Volterra o del suo allievo Michele degli Alberti, finendo poi nella collezione settecentesca del diplomatico svizzero Armand François Louis de Mestral de Saint-Saphorin. Oggi, solo pochi studi simili si trovano tra il Metropolitan Museum di New York e l’Ashmolean Museum di Oxford. Per oltre 45 minuti, collezionisti di prestigio si sono sfidati al rialzo, consapevoli di aggiudicarsi un pezzo di storia straordinario.
A maggio 2026, sempre a New York, Christie’s ha portato sotto i riflettori un altro piccolo capolavoro su carta. Si tratta dello “Preliminary Study for Proun 2D”, datato intorno al 1920 e firmato da El Lissitzky, artista russo che ha fatto da ponte tra pittura e architettura. L’opera appartiene al Suprematismo, il movimento d’avanguardia nato da Malevich, ma rivisto da Lissitzky in chiave geometrica e costruttiva, con uno sguardo nuovo su spazio e colore.
Lo studio, compatto ma carico di significato, porta l’iscrizione “Orenburg – Tevkelevo” datata agosto 1920. Ha una storia curiosa: nel 1944 è passato dalla vedova dell’artista alla collezionista Ella Winter in un insolito scambio a Mosca, che coinvolgeva addirittura delle calze di nylon. Poi è arrivato in Occidente, esposto nel 1961 allo Stedelijk Museum di Amsterdam, entrando nel circuito internazionale dell’arte moderna.
Il 19 maggio 2026, all’asta Christie’s, l’opera è stata battuta a 673.100 dollari, superando il record precedente per un disegno su carta di Lissitzky. La vendita mette in luce l’interesse crescente per figure del Novecento meno note ma fondamentali per l’arte astratta e concettuale. Le forme essenziali e il messaggio di Lissitzky continuano a catturare collezionisti e musei in tutto il mondo.
Dal 1° luglio 2026, l’attenzione si sposta a Londra, dove Sotheby’s ha messo all’incanto un pendente d’ambra raffinato e prezioso. Attribuito a Hans Klingenberg o forse a Georg Schreiber, risale al 1600 circa e custodisce un piccolo cammeo con il ritratto della regina Elisabetta I. Alto appena 41 millimetri, il cuore di ambra bianca intagliata spicca nella montatura, sfruttando una cavità che amplifica l’effetto visivo.
Dopo la metà del Cinquecento, l’ambra del Baltico ha visto un nuovo prestigio, legato alla conversione al luteranesimo del Gran Maestro Alberto di Hohenzollern e alla nascita del Ducato di Prussia. Questo ha cambiato il modo in cui si usava l’ambra, superando l’ambito religioso e dando vita a gioielli di lusso raffinati come questo pendente.
La storia del pezzo si intreccia con il collezionismo storico europeo: proveniente dalla collezione di John Malcolm, primo barone Malcolm di Poltalloch, fu esposto per la prima volta nel 1879 a Londra. Nel novembre 2025, era stato venduto a Edimburgo per meno di 6.000 sterline, considerato un gioiello ottocentesco senza troppo valore. Ma nuove analisi con microscopio e raggi X hanno confermato la sua autenticità e antichità, facendo schizzare la stima a 100-150 mila sterline.
Nonostante l’interesse, il lotto non è stato venduto all’asta. Rimane un esempio chiaro di come il mercato possa riscoprire pezzi dimenticati, dati per scontati ma capaci di raccontare storie complesse che attraversano secoli di arte e politica, attirando ancora l’attenzione di esperti e investitori da ogni parte del mondo.
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