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Ascoli Piceno: Omar Galliani reinterpreta la Sibilla contemporanea nella Pinacoteca Civica

Redazione 20 Agosto 2026

Nel silenzio della Pinacoteca Civica di Ascoli Piceno, tra gli sguardi antichi di Cola dell’Amatrice, qualcosa di nuovo prende vita. Un’ombra sottile, sospesa tra storia e modernità, si fa spazio sulle tavole di pioppo grezzo: è “L’eco della Sibilla” di Omar Galliani, un’opera che sfida il tempo e riscrive il racconto artistico locale. Non è solo un quadro, ma un dialogo profondo con le Sibille della volta Sistina, reinventate qui in chiave fragile e intensa. Otto mesi di lavoro, matita nera, simboli alchemici e speranze intrecciate, hanno trasformato il museo in un laboratorio vivo, dove il pubblico ha partecipato alla nascita di un trittico che parla di rinascita e memoria.

Nasce “L’eco della Sibilla”: arte e comunità a confronto

L’opera di Omar Galliani, dal titolo “L’eco della Sibilla”, si inserisce nel panorama artistico ascolano con un taglio nuovo e originale. Il trittico, lungo tre metri e alto sei, è parte di un progetto promosso dal Comune di Ascoli Piceno e sostenuto dalla Regione Marche nell’ambito della Strategia Territoriale ITI urbani “H2O: l’elemento unificante”. Curato da Stefano Papetti, già collaboratore di Galliani nella personale del 2023 al Palazzo dei Capitani, questo lavoro prosegue un dialogo con la città nato nel 2004 grazie a una monografica curata da Marisa Vescovo, oggi rinnovato attraverso un’opera che colpisce per forza visiva e valore simbolico.

Qui non si tratta solo di un artista che crea un’immagine da ammirare, ma di un processo aperto che coinvolge studenti, associazioni e visitatori. La Pinacoteca si trasforma in un vero e proprio laboratorio a cielo aperto, dove il confronto con le tavole cinquecentesche e con chi frequenta il museo ha arricchito la creazione. Il trittico fa parte di un più ampio progetto di rigenerazione urbana del centro storico, ancora impegnato nella ricostruzione post-sisma. Ascoli Piceno punta a restituire un centro vivo e accogliente, e questa opera si inserisce proprio in questa prospettiva di rinascita e riscatto.

Grafite, legno e simboli: un racconto alchemico

Galliani ha scelto una strada materica e simbolica che dà forza all’intero trittico. Le tavole di pioppo sono state lasciate nella loro naturalezza, senza alcun fondo pittorico, per accogliere un disegno realizzato esclusivamente a matita nera. La grafite diventa così una trama fitta, quasi notturna, dove si intrecciano elementi vegetali e minerali in un dialogo che richiama l’alchimia. Sul fondo scuro spuntano simboli enigmatici, evocazioni del processo di trasformazione, tema centrale della tradizione ermetica.

Il lavoro non è stato solo un gesto isolato in atelier, ma si è nutrito del contatto diretto con il pubblico e con le opere del Cinquecento esposte in Pinacoteca. Tra gennaio e aprile 2023, durante le masterclass, sono emersi nuovi dettagli e significati, arricchendo la composizione. Così Galliani ha dato vita a un’immagine inedita, vibrante di tensioni simboliche, dove ogni particolare è calibrato con cura per raccontare una storia complessa senza bisogno di molti colori, se non alcune campiture di un rosso intenso e deciso.

La Sibilla di spalle: un ponte tra passato e presente

Al centro del trittico si staglia la Sibilla appenninica, diversa dalle sue “parenti” greche e profondamente radicata nella cultura popolare marchigiana. Rappresentata di spalle, la profetessa è avvolta in un alone di mistero, che evoca da un lato l’eterno femminile e dall’altro il legame con il territorio. Nella mano tiene un libro da cui si staccano pagine come foglie spinte dal vento, un richiamo al tema classico della Sibilla che affida ai segni della natura i suoi messaggi.

Il rosso, unico tocco di colore, concentra lo sguardo su dettagli simbolici come il fuoco dell’Atanor – il forno segreto dell’alchimia –, un anello alla mano della profetessa e la scritta latina “MORTALIS COGNOSCET DEUM”. Questa frase sottolinea il ruolo salvifico della Sibilla: ponte tra umano e divino, custode di una conoscenza che aiuta a guardare all’ignoto e alla sofferenza con coraggio. In una città segnata da un recente trauma, come il terremoto, questa arte antica torna a parlare con urgenza, esprimendo un bisogno profondo di speranza e comprensione.

Il futuro del trittico: dalla Pinacoteca al Palazzo Saladini Pilastri

Terminata la sua permanenza temporanea in Pinacoteca, “L’eco della Sibilla” troverà casa in un luogo carico di storia e fascino: il Palazzo Saladini Pilastri. Questo edificio neoclassico, progettato da Luigi Poletti e costruito su fondamenta benedettine, ospiterà l’opera sotto affreschi restaurati che raffigurano Sant’Emidio, patrono di Ascoli e protettore contro i terremoti. Qui, la Sibilla potrà continuare a raccontare, in silenzio, il dialogo tra passato sacro e sfide del presente.

La sala, sospesa tra memoria e rinascita, accoglierà questa figura che, mentre la terra continua a portare i segni delle ferite subite, resiste con una voce bassa ma chiara. Ricorda che le risposte non arrivano senza un percorso, un cammino che solo l’arte e la cultura possono indicare, nel rispetto di una sensibilità antica e, oggi più che mai, necessaria.

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