Fulvio Lucisano è morto a Roma, a 98 anni. Con lui se ne va una delle colonne portanti del cinema italiano, un testimone e protagonista di quasi un secolo di trasformazioni artistiche e industriali. Nato nel 1928, ha attraversato il dopoguerra, le rivoluzioni culturali, le nuove frontiere del cinema, sempre capace di reinventarsi senza mai perdere il contatto con la sala e il pubblico. La sua scomparsa chiude un capitolo importante della storia nazionale, mentre la sua eredità passa ora nelle mani delle figlie.
Dopo la laurea in Giurisprudenza, Lucisano prese una strada diversa da quella accademica. Nei primi anni dopo la Seconda guerra mondiale mise le basi della sua esperienza lavorando all’Istituto Luce e dedicandosi ai documentari, dove imparò a raccontare storie con le immagini. Ma fu nel 1955 che fece il salto come produttore di fiction con il film “I quattro del getto tonante” diretto da Fernando Cerchio, che gli aprì le porte del cinema italiano.
Nel 1958 fondò la Italian International Film , società che sarebbe diventata un punto di riferimento nella produzione nazionale. Da allora, Lucisano non si limitò a produrre film: fu una figura chiave per l’industria, sostenendo la crescita di un settore sempre più complesso e in evoluzione. Il suo nome iniziò a circolare accanto a molte pellicole importanti, aprendo la strada a rapporti culturali e commerciali di rilievo.
La filmografia di Lucisano è ampia e dimostra la sua capacità di adattarsi ai gusti e ai tempi. Negli anni ’60 lavorò, tra gli altri, con Mario Bava, maestro del cinema di genere, producendo titoli come “Terrore nello spazio”. Questi film contribuirono a costruire un immaginario popolare legato a horror e fantascienza, arricchendo il panorama italiano.
Parallelamente, Lucisano investì nella commedia, con successi come “Tre tigri contro tre tigri” e “Aragosta a colazione”, pellicole che conquistarono il pubblico grazie a ironia e situazioni di vita quotidiana. Negli anni ’80 e ’90 si spostò anche verso il cinema d’autore e i grandi successi commerciali, come “Ricomincio da tre” di Massimo Troisi e “Notte prima degli esami” di Fausto Brizzi. Questi titoli raccontano un produttore capace di coniugare qualità artistica e successo popolare.
Non solo cinema: dal 2004 la IIF si impegnò anche nella produzione televisiva. Lucisano aveva capito presto l’importanza di diversificare, senza mai perdere di vista la forza della narrazione visiva e il coinvolgimento dello spettatore. Un approccio che ha reso la sua società tra le più solide e longeve in Italia.
Nel corso della sua carriera, Lucisano ricoprì ruoli di primo piano nelle associazioni di categoria. Fu presidente dell’ANICA dal 1998 al 2001 e guidò più volte l’Unione Produttori, influenzando le scelte del settore in un momento di grandi cambiamenti tecnologici e di mercato.
I riconoscimenti ufficiali non mancarono. Nel 2005 la Mostra del Cinema di Venezia gli dedicò un omaggio speciale. Nel 2007 il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano gli conferì il titolo di Cavaliere del Lavoro, per il contributo all’industria culturale italiana. Nel 2009 arrivò il David di Donatello alla carriera, a celebrare cinquant’anni di attività e un catalogo di rilievo.
A questi si aggiunsero più Nastri d’Argento, premi dalla stampa specializzata che testimoniano l’apprezzamento di chi ha seguito da vicino il suo lavoro costante e di qualità. Un impegno sempre rivolto a mettere al centro cultura e innovazione, in un mestiere complesso.
Fino agli ultimi anni, Lucisano mantenne un legame stretto con il mondo del cinema e i suoi cambiamenti. Nel 2018, al compimento dei 90 anni, parlò apertamente delle difficoltà del settore, segnato dalla crisi delle sale e dalla crescita delle piattaforme digitali. Ribadì con forza la necessità di riportare il pubblico nelle sale, sottolineando quanto sia importante vivere il cinema come un’esperienza collettiva e immersiva, capace di resistere ai consumi frammentati.
Questa passione per la sala era il cuore della sua visione: un equilibrio tra innovazione e rispetto per la tradizione. Oggi la guida della IIF è passata alle sue figlie Federica e Paola, entrambe produttrici attive, che continuano una delle storie familiari più longeve del cinema italiano.
Con la sua scomparsa si chiude un capitolo lungo e ricco, iniziato con i documentari del dopoguerra e arrivato a sostenere sia registi storici che nuove promesse. Lucisano lascia un’eredità che attraversa generi e decenni, sempre con un occhio attento al pubblico e alla capacità del cinema di raccontare culture e società.
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