Nel cuore del deserto occidentale egiziano, l’oasi di Bahariya ha restituito un tesoro nascosto da secoli. Tre tombe, scavate nel sito di Sheikh Subi, si sono aperte al presente rivelando cinque mummie avvolte nel silenzio del tempo. Accanto a loro, sarcofagi di calcare e terracotta, ceramiche finemente lavorate, tavolette votive e piccole statuette emergono dalla sabbia come frammenti di un racconto antico. Questi reperti attraversano il confine tra il Periodo Tardo e l’epoca romana, offrendo una finestra sulle vite, i riti e le credenze di chi abitava quella terra, ora dimenticata ma ancora viva nel suo mistero stratificato.
Bahariya, un crocevia nel deserto
A circa 370 chilometri da Il Cairo, l’oasi di Bahariya è un luogo di grande importanza archeologica e culturale. Conosciuta soprattutto per la Valle delle Mummie d’Oro, custodisce tracce di insediamenti ben più antichi e complessi, che si estendono per millenni. Sheikh Subi spicca per la sua necropoli, dove venivano sepolti governatori e sacerdoti durante il Periodo Tardo. Gli scavi hanno portato alla luce tre tombe, ognuna con caratteristiche diverse, confermando l’importanza di questo sito come centro funerario e spirituale. La scoperta aiuta a capire come si organizzavano e si susseguivano le comunità che vivevano in questa zona di confine tra deserto e valle del Nilo.
La posizione di Bahariya l’ha resa nel tempo un punto chiave per scambi commerciali e culturali tra il cuore della valle del Nilo e le regioni desertiche più remote. Le risorse naturali e le condizioni favorevoli hanno favorito insediamenti duraturi, come dimostrano le numerose tombe trovate. Sheikh Subi diventa così una testimonianza concreta della complessità sociale di queste civiltà, visibile nelle tombe monumentali e negli oggetti rinvenuti.
Le tombe: diverse epoche, diverse storie
La prima tomba appartiene al Periodo Tardo ed è una struttura collettiva scavata nella pietra arenaria. Si tratta di un pozzo quadrato, profondo circa tre metri, che si apre su due camere funerarie. Nella camera occidentale, rettangolare, è stato trovato un sarcofago in calcare con una mummia avvolta in bende di lino, sistemato in una nicchia nel pavimento, un dettaglio che ricorda altre sepolture coeve a Sheikh Subi. La camera settentrionale, più ampia, ospitava quattro sarcofagi di calcare, ognuno con una mummia, per un totale di cinque individui. Questo ha spinto gli archeologi a ipotizzare una tomba di famiglia, destinata a un unico nucleo.
Le altre due tombe risalgono ai primi secoli dell’epoca romana e presentano caratteristiche differenti. La seconda è un piccolo pozzo con una scala di tre gradini che conduce a una camera funeraria mai utilizzata. La semplicità dell’architettura e l’assenza di decorazioni aiutano a datare il ritrovamento, anche se serviranno ulteriori studi per precisare. La terza tomba è più articolata: strutturata a pozzo, comprende ambienti che probabilmente servivano a cerimonie legate al rito funerario, ospitando temporaneamente la mummia prima della sepoltura definitiva. Qui sono stati recuperati un sarcofago in terracotta frammentario e un sarcofago di calcare privo del coperchio completo.
Particolare attenzione merita il sarcofago cilindrico in terracotta trovato in una sepoltura laterale. Anche se danneggiato, conserva il coperchio decorato con il volto umano della persona sepolta, un dettaglio che apre nuove domande sulle pratiche identitarie e sulle modalità con cui venivano ricordati i defunti nelle comunità locali.
Reperti che raccontano vita e fede nell’oasi
Oltre alle mummie e ai sarcofagi, gli scavi hanno portato alla luce numerosi reperti ceramici di vario tipo: vasi, bottiglie, piatti che probabilmente accompagnavano le sepolture con un valore rituale o simbolico. Sono emerse anche tavolette votive in calcare e arenaria, usate presumibilmente per preghiere o offerte agli dei o agli spiriti dei defunti.
Le statuette votive in terracotta sono un altro elemento significativo. Alcune raffigurano figure materne, forse legate a divinità protettrici o a una devozione familiare intima; altre mostrano animali stilizzati, probabilmente simboli di attributi divini o spiriti guida. Questi oggetti aiutano a ricostruire non solo le pratiche funerarie, ma anche parte delle credenze religiose e della vita quotidiana delle popolazioni che abitavano l’oasi.
La varietà e la stratificazione cronologica dei reperti confermano il ruolo duraturo di Sheikh Subi come centro funerario e cultuale, accompagnando la vita materiale e spirituale degli abitanti di Bahariya attraverso i secoli.
La necropoli e il suo peso nella storia locale
La necropoli di Sheikh Subi si conferma come un sito chiave per capire la storia lunga e complessa dell’oasi di Bahariya. Qui venivano sepolti membri delle élite e famiglie importanti, come dimostrano le tombe monumentali e i reperti preziosi. La convivenza di tombe del Periodo Tardo e dell’epoca romana mostra una continuità culturale e un’evoluzione nelle pratiche funerarie.
Non lontano dalla necropoli si trova il Tempio di Bawiti, costruito durante la XXVI dinastia da Djed Khonsu-Iuf-Ankh in onore del faraone Ahmose II, a testimonianza del legame tra l’oasi e il potere centrale. L’egittologo Hassan Selim sottolinea come gli artisti locali non sempre rispettassero alla lettera i canoni classici dell’arte egizia, segno di una mescolanza tra tradizione e innovazione.
A giugno, nuovi ritrovamenti sono stati fatti nel vicino Tempio dell’Antico Qasr, con una camera in arenaria e blocchi iscritti col nome del faraone Psamtik I. Sabri Farag, direttore generale delle antichità dell’oasi, ha annunciato che le ricerche continueranno per scoprire altre tombe e approfondire la storia delle comunità di Bahariya. Queste mummie e reperti potrebbero essere solo l’inizio di una scoperta che arricchirà ancora di più il patrimonio archeologico di questa vasta oasi egiziana.
