A Roma, un cambiamento si percepisce nell’aria quando si parla di Africa e Mediterraneo. Non è solo una sensazione: è l’azione concreta dell’Unità di Missione nata dal Piano Mattei, un progetto che ha preso forma lentamente, annunciato nel 2024 ma diventato operativo solo nel 2026. Angelo Piero Cappello, a capo di questa struttura, racconta come l’arte, la formazione e la diplomazia si intrecciano per riportare al centro un’area troppo a lungo trascurata. L’obiettivo è ambizioso e chiaro: abbandonare vecchi schemi, tessere nuove relazioni, creare reti di scambio che guardano al futuro.
L’Unità di Missione per la cooperazione culturale con l’Africa e il Mediterraneo allargato è un tassello del Piano Mattei, il grande progetto italiano che punta a sviluppare rapporti strutturati con l’Africa. Formalmente istituita nella legge di bilancio del 2024, la sua squadra si è concretizzata solo a dicembre 2025, quando Cappello ha avuto l’incarico di mettere insieme il team. Nei primi mesi del 2026 sono state selezionate tutte le figure professionali, fino a completare il gruppo a fine giugno.
Oggi l’Unità conta otto persone: oltre al direttore generale, ci sono due dirigenti e cinque operatori del Ministero della Cultura. Tra loro, una storica dell’arte e alcuni esperti amministrativi che si occupano della logistica e del coordinamento. Una squadra snella ma specializzata, pronta a raccogliere le sfide della cooperazione culturale su scala intercontinentale.
Dietro l’Unità non ci sono solo questioni organizzative, ma precise motivazioni istituzionali. Il Piano Mattei ha tracciato un percorso integrato per costruire legami solidi con 18 Paesi africani, dall’Algeria alla Tanzania, includendo anche il Mediterraneo allargato e il Medio Oriente. In questo quadro, il Ministero della Cultura – e quindi l’Unità di Missione – si occupa del versante culturale, colmando un vuoto rispetto agli assi economici e a quello formativo .
L’Unità si propone come un ponte tra diplomazia e cultura, lavorando sia con istituzioni pubbliche – musei, università, centri di formazione – sia con realtà private, in Paesi dove il sostegno pubblico alle industrie culturali è più o meno sviluppato. L’obiettivo politico è chiaro: trasformare il Mediterraneo da confine a piattaforma di dialogo e scambio con l’Africa, puntando su reciprocità e valorizzazione delle risorse umane, artistiche e imprenditoriali, non su assistenzialismo.
Sul piano operativo, l’Unità lavora a stretto contatto con il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale. Il confronto è quotidiano e già si vede nei fatti, come nel caso del prossimo bando per il Premio Mattei: un milione di euro destinato a finanziare iniziative culturali realizzate da operatori italiani in collaborazione con partner africani.
I soggetti italiani dovranno dimostrare legami professionali concreti con realtà africane per realizzare progetti direttamente sul territorio. I settori ammessi sono diversi: arte, archeologia, moda, design e imprese culturali innovative. Previsti anche soggiorni per artisti e scambi per curatori museali. La valutazione sarà affidata a una commissione mista di entrambi i ministeri, per assicurare un giudizio equilibrato.
Cappello porta con sé una lunga esperienza in Africa: ha insegnato letteratura italiana al Cairo e collaborato con l’Istituto Italiano di Cultura in Egitto. Per il 2026 ha in programma un fitto calendario di visite: da settembre toccherà l’Algeria, poi Etiopia ed Eritrea, per avviare progetti mirati.
L’Unità si muove in un contesto molto variegato. Nei Paesi nordafricani, come Marocco e Tunisia, dove le strutture museali pubbliche sono consolidate, si punta a rafforzare la professionalizzazione. In realtà più dinamiche ma meno supportate dallo Stato, come Nigeria e Senegal, l’attenzione si concentra sulle realtà private, con un occhio a formazione e imprenditorialità culturale. Un approccio flessibile che si adatta alle diverse situazioni locali.
Anche se l’Unità è pienamente operativa solo da metà 2026, l’attività sul campo è già partita all’inizio dell’anno. In Mozambico, ad esempio, è in corso un progetto di co-formazione tra artisti e curatori italiani e mozambicani, con l’Università di Maputo e l’ambasciata italiana. Si lavora sull’arte contemporanea, con workshop per professionisti museali, dalla curatela all’organizzazione di servizi fotografici. Già cinquanta studenti hanno preso parte ai primi moduli, e il corso si concluderà con una mostra finale, probabilmente ad Alba, futura Capitale italiana dell’arte contemporanea 2027. Tra gli italiani coinvolti c’è l’artista Pietro Ruffo e un gruppo di curatori di primo piano.
Nei prossimi mesi sono in programma altri interventi importanti. Una mostra fotografica sull’architettura razionalista nel Corno d’Africa girerà tra Addis Abeba e Asmara. In Algeria e Marocco si prepara un progetto agro-tessile per trasformare gli scarti degli agrumi in fibre ecosostenibili per la moda, con la partecipazione di marchi italiani di prestigio come Ferragamo, Zegna e Marinella. L’iniziativa è sostenuta dalle ambasciate e dalle istituzioni culturali locali. In Egitto, invece, è attivo un programma di finanziamento per la creatività contemporanea coordinato con la Presidenza del Consiglio.
Infine, a Dakar e Addis Abeba partirà un corso di fashion design per studenti senegalesi ed etiopi, promosso dalla Fondazione Scuola dei Beni e delle Attività Culturali. Questi progetti testimoniano l’impegno costante dell’Unità nel promuovere competenze creative e imprenditoriali nelle industrie culturali della regione.
In un contesto globale dominato dalla presenza economica di potenze come Cina e Russia, l’Italia punta sulla sua vicinanza culturale e geografica. Secondo Cappello, “la tradizione italiana di rapporti non aggressivi, basati su scambi culturali, ha facilitato l’accoglienza in molte città africane, dal Cairo a Lagos, da Dakar a Casablanca.”
La diplomazia culturale si fonda su una rete di relazioni profonde, che agiscono nel lungo periodo e hanno un impatto più duraturo rispetto a grandi investimenti economici. Questo “reticolo culturale” rappresenta una leva strategica per valorizzare la prossimità mediterranea e rafforzare legami di cooperazione stabili. Musei, istituti culturali e istituzioni locali aprono facilmente le porte a iniziative coordinate e rispettose delle identità di ciascuno.
Il Piano Mattei affronta anche la questione delicata dei flussi migratori, proponendo soluzioni che puntano a creare opportunità nei Paesi d’origine. Cappello sottolinea che “l’obiettivo è offrire possibilità concrete di lavoro, così da evitare viaggi pericolosi.”
La formazione culturale promossa dall’Unità mette al centro la creazione di valore e sviluppo locale, costruendo un tessuto economico e sociale in grado di trattenere i talenti. I programmi mirano a far nascere carriere creative e imprenditoriali nel settore culturale, con un effetto che va oltre l’arte: creare un ecosistema stabile, capace di crescere in modo integrato e rispondere alle esigenze delle comunità coinvolte.
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