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Genova celebra il Ponte Morandi: la mostra fotografica di Gigi Cifali tra memoria e arte

Il 14 agosto 2018, il Ponte Morandi crollò in pochi istanti, cambiando per sempre il volto di Genova. Quel disastro, con le sue macerie ancora vive nella memoria collettiva, diventa ora il cuore di una mostra al Palazzo Ducale. Tra fotografie, frammenti di cemento e storie sospese, «Ponte Morandi: deconstructions» non si limita a raccontare, ma sfida a ricordare con consapevolezza. È un invito a guardare da vicino ciò che resta, per non perdere mai di vista ciò che si è perso. Fino al 30 agosto 2026, la Sala Ducale Spazio Aperto ospita questo viaggio intenso e necessario.

Dal disastro alle condanne: il contesto che dà senso alla mostra

Quel 14 agosto 2018 il viadotto sul Polcevera crollò, causando 43 morti, 11 feriti e oltre 560 sfollati. Una ferita aperta per Genova e per l’Italia, simbolo di fragilità e di un sistema che ha fallito nella gestione delle infrastrutture. I frammenti recuperati del ponte hanno avuto un duplice scopo: servire come prova nel processo e conservare un ricordo tangibile di quella tragedia.

La mostra di Gigi Cifali nasce proprio in questo clima, in dialogo con il Memoriale 14 agosto 2018 e il Comitato Parenti Vittime Ponte Morandi. Poco più di un mese dopo l’apertura, il 16 luglio 2026, è arrivata la sentenza di primo grado con 32 condanne per responsabilità nel disastro. Questo passaggio giudiziario rende ancora più viva e urgente la riflessione proposta dalle fotografie, che si muovono sul confine tra giustizia e memoria pubblica.

I resti del ponte, conservati in un hangar fino al 2020, diventano così il cuore fisico della mostra, un luogo prima inaccessibile che si trasforma in spazio espositivo quasi sacro, offrendo uno sguardo nuovo sul rapporto tra materiale e simbolico.

“Scomposizioni”: quando la fotografia dà voce alle macerie

Al centro dell’esposizione c’è la serie fotografica «Scomposizioni», sette grandi scatti che mettono in scena blocchi di cemento armato, intrecciati con tonnellate di acciaio e avvolti da teli trasparenti. Questi pezzi di ponte sembrano quasi spettri: il velo plastico smussa i loro contorni, li trasforma in presenze sospese tra realtà e memoria.

Le immagini raccontano una realtà ambigua: sono frammenti concreti ma anche oggetti fuori dal tempo, silenziosi e inquietanti testimoni. Il curatore Gianluigi Ricuperati sottolinea la differenza tra fotografia e prova processuale: mentre la seconda chiude un giudizio, la prima apre un dialogo, invita a ripensare insieme cosa è successo e cosa significa quel fatto per la società.

Mettere le fotografie al centro non è un caso: servono a far tornare lo sguardo su quanto accaduto, a stimolare il dibattito e a non dimenticare le responsabilità. L’arte diventa così un mezzo per tenere viva la memoria collettiva e per educare alla cittadinanza.

Il “velo funebre” e la campagna sociale: immagini che scuotono coscienze

Nel testo critico, Riccardo Venturi interpreta l’intervento di Cifali come un gesto di apertura verso un luogo solitamente nascosto: un hangar dove riposano i resti del ponte. I teli trasparenti che avvolgono i blocchi diventano un «velo funebre», simbolo di lutto e memoria, ma che alleggerisce la scena, creando uno spazio sospeso tra presenza fisica e assenza.

Accanto alle fotografie, la mostra presenta anche un’opera che si configura come una campagna sociale, intitolata CONCRETE EVIDENCE OF PROFIT BEFORE PEOPLE. Il titolo riassume il nodo centrale del dibattito: la priorità data ai profitti rispetto alla sicurezza e alla vita delle persone. Con un linguaggio diretto, che richiama la comunicazione mediatica e pubblicitaria, Cifali mette in luce il ruolo dell’informazione nella formazione dell’opinione pubblica e nelle dinamiche di verità e responsabilità.

Questa stratificazione rende l’arte strumento di critica sociale, spingendo il pubblico a riflettere non solo sulla tragedia e le sue cause, ma anche sulle dinamiche più ampie della società contemporanea.

Il Ponte Morandi come monito: fragilità del modello edilizio e sfide ambientali

La mostra non si limita a raccontare una tragedia personale e collettiva. Allarga lo sguardo al modello infrastrutturale che ha segnato l’Italia del secondo dopoguerra. Il Ponte Morandi è il simbolo della modernità basata sul cemento armato: un materiale che ha rappresentato il boom edilizio ma che oggi mostra il suo volto fragile e degradato.

Il manufatto diventa così oggetto di una riflessione che riguarda anche temi ambientali e infrastrutturali a livello globale: la manutenzione carente delle opere pubbliche, i rischi di un sistema che mette il profitto sopra la sicurezza, e l’impatto ambientale del cemento, grande responsabile delle emissioni di CO₂.

Questa dimensione si intreccia con quella della memoria e della giustizia. Il Ponte Morandi non è più solo un disastro locale, ma un monito per il futuro: una sfida per chi decide, per l’industria e per i cittadini su come costruire e prendersi cura dell’ambiente costruito e naturale.

Il Memoriale e l’arte di Gigi Cifali: un dialogo aperto con la città

Dal 2024 il Memoriale 14 Agosto 2018, ospitato proprio nell’edificio dove erano conservati i resti sequestrati, è diventato un luogo di memoria e riflessione permanente. La mostra di Cifali si inserisce in questo percorso, arricchendo la narrazione con un linguaggio visivo che coinvolge emozioni e pensiero.

In autunno 2026 è previsto un incontro pubblico dedicato alla memoria e al ruolo dei memoriali nella società. Sarà un’occasione per continuare il dialogo tra arte, giustizia e responsabilità civile, confermando l’impegno a non dimenticare e a imparare da quella tragedia.

Gigi Cifali, nato a Torre del Greco nel 1975 e oggi residente a Milano, ha costruito una carriera fotografica che esplora i confini tra ambiente, memoria e spazio pubblico. Le sue opere sono state esposte in importanti istituzioni italiane e internazionali, affrontando le contraddizioni e le emergenze del nostro tempo.

La mostra di Genova dimostra come la fotografia possa andare oltre la cronaca, diventando uno strumento critico che stimola la consapevolezza civile e spinge a riflettere sul passato recente, sulle sue conseguenze e sul futuro che ci attende.

Redazione

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