A oltre 40 metri sotto la superficie cristallina del cenote Yaakun, a Playa del Carmen, emergono tracce di un passato millenario. Immersi nel silenzio profondo di questo pozzo di calcare, i sub hanno scoperto resti umani e animali, accanto a tre ceramiche maya. Un ritrovamento che ha subito catturato l’attenzione dell’Istituto Nazionale di Antropologia e Storia del Messico, pronto a scavare nel tempo per svelarne i segreti. I cenote dello Yucatán non smettono di parlare: sono custodi di una storia antica, intrecciata con la vita e la spiritualità dei Maya.
Cenote dello Yucatán: tra acqua, storia e sacralità
I cenote sono cavità naturali nella roccia calcarea, collegate a estese falde sotterranee. Per i Maya erano molto più di semplici fonti d’acqua: erano spazi sacri, ingressi al mondo degli spiriti e degli antenati. L’ambiente stabile e protetto dei cenote ha conservato per secoli oggetti, ossa e tracce di rituali. Ceramiche, pitture e altri manufatti trovati in questi pozzi raccontano di antichi sacrifici e cerimonie, offrendo uno sguardo diretto sulle credenze e la cultura precolombiana.
Dal 2000 l’INAH ha avviato l’Atlante Archeologico Subacqueo, un progetto che ha censito più di 160 siti sommersi nella zona, creando così una solida base per le ricerche archeologiche subacquee in continua crescita.
Yaakun: la scoperta nasce dalla collaborazione tra sub e proprietari terrieri
La scoperta di Yaakun è frutto di un lavoro congiunto tra subacquei tecnici e proprietari locali, che hanno segnalato l’area nell’ultimo trimestre del 2025. L’INAH ha poi preso in mano la situazione, documentando il sito con tecniche fotografiche avanzate.
Secondo Roberto Junco, direttore del Dipartimento di Archeologia Subacquea, i resti animali sono i più antichi, seguiti da quelli umani e infine dai tre recipienti ceramici, attribuiti al periodo Tardo Postclassico . I dettagli sulle specie animali sono ancora in fase di studio.
I resti umani sembrano appartenere a una giovane donna tra i 18 e i 25 anni. Per il 2027 sono previste analisi più approfondite, tra cui il DNA dentale e datazioni radiometriche. Le ceramiche, una intatta e due frammentarie, sono probabilmente legate ai Maya della Costa Orientale. L’archeologo subacqueo Gustavo García García sottolinea che questi reperti potrebbero risalire proprio agli ultimi secoli prima della conquista spagnola.
Un accordo con i proprietari terrieri garantirà che i reperti restino sul posto. L’INAH ha scelto di dare ai resti umani il nome maya “Yatzil”, che significa “persona amata”, in onore anche del nome del cenote Yaakun, che significa “amore”.
Cenote sotto pressione: urbanizzazione e infrastrutture mettono a rischio un patrimonio fragile
I cenote sono tesori naturali ma anche ecosistemi delicati. L’espansione urbana dello Yucatán, l’agricoltura intensiva e la costruzione di infrastrutture, come il contestato Tren Maya, stanno mettendo sotto stress questi ambienti. Il rischio è che la qualità delle acque e la conservazione dei siti archeologici ne risentano.
Per fortuna, Yaakun al momento resta in buone condizioni. Le immersioni hanno confermato la presenza di specie ittiche rare e protette, segno dell’importanza naturalistica e culturale dell’area.
I resti trovati sono fragili e mostrano già segni di manomissioni, forse dovute a contatti accidentali o tentativi di asportazione. L’INAH ribadisce che ogni reperto archeologico è proprietà dello Stato e che spostarlo o manipolarlo senza autorizzazioni è un reato grave.
Questo tema torna alla ribalta dopo i danni del 2025 al cenote Hoyo Negro, dove subacquei hanno rotto fossili di un puma di 15mila anni fa. Hoyo Negro è celebre anche per “Naia”, lo scheletro umano più antico trovato nelle Americhe. Episodi del genere mostrano quanto sia indispensabile avere regole chiare e una gestione attenta, coinvolgendo istituzioni, comunità e appassionati.
Le indagini a Yaakun continueranno nei prossimi mesi. Oltre allo studio dei reperti, si punta a sensibilizzare chi vive e frequenta quei luoghi. Solo così si potrà proteggere un patrimonio unico, rimasto nascosto per secoli ma pronto a raccontarci ancora molto.
