Daniele Coricciati non è nuovo a conquistare premi, ma quest’anno ha superato se stesso. Alla 29ª edizione del concorso CliCiak – Scatti di cinema, tra più di duemila fotografie arrivate da ogni parte, è la sua serie su “Vita mia” a emergere con forza. Le sue immagini in bianco e nero, da tempo capaci di raccontare storie intense, hanno incantato la giuria, confermando un talento che attraversa decenni e territori, dal Salento ai set internazionali. Edoardo Winspeare e il suo film, interpretati dallo sguardo di Coricciati, hanno trovato nuova vita in questi scatti, veri e propri racconti in fotografia.
Il concorso CliCiak, che ogni anno accende i riflettori su Cesena, è diventato un punto fermo per la fotografia di scena in Italia. Nel 2026, la giuria ha esaminato 2042 scatti firmati da 41 fotografi, realizzati durante le riprese di 77 produzioni diverse. Tra lungometraggi, serie TV e cortometraggi, la selezione è stata durissima, a dimostrazione della cura e dell’attenzione con cui si valuta ogni immagine. La partecipazione così ampia conferma il valore e l’importanza del premio nel raccontare il cinema attraverso la fotografia di scena.
Il riconoscimento per la miglior serie fotografica è andato a Coricciati, da sempre tra i più autorevoli nel panorama italiano. Non è solo una medaglia, ma il segno tangibile del suo contributo nel raccontare il cinema da un punto di vista più ampio, che va oltre la pellicola e svela il dietro le quinte. Un invito per chi guarda a scoprire il lato più intimo e nascosto della creazione cinematografica.
Le fotografie di Daniele Coricciati non sono semplici immagini, ma racconti in bianco e nero che uniscono poesia e narrazione. Il suo lavoro interpreta il set mettendo in luce la relazione tra attori e ambiente, ma va oltre: racconta due mondi, quello che vediamo sullo schermo e quello più nascosto del dietro le quinte.
I suoi scatti non si limitano a documentare, ma diventano testimonianze vive del lavoro che si svolge durante le riprese. Questa doppia prospettiva, tra cronaca e arte, si inserisce nella migliore tradizione della fotografia di scena, capace di fermare il tempo e l’attenzione. Non stupisce che la giuria di CliCiak abbia indicato il suo lavoro come un punto di riferimento nel panorama italiano, frutto di una carriera fatta di rigore e sensibilità.
Coricciati lavora lontano dalle mode e dal clamore dei social: non cerca visibilità facile o immagini spettacolari, ma punta tutto sulla capacità di catturare l’essenza del momento. Questa cifra stilistica è chiara non solo nella fotografia di scena, ma anche nei suoi reportage e nei progetti dedicati al paesaggio, alla cultura e alla memoria sociale.
La carriera di Daniele Coricciati è ricca e variegata. Ha collaborato con importanti produzioni cinematografiche e televisive, ma anche con il mondo della musica, realizzando videoclip per artisti come Daniele Silvestri e Roy Paci, dimostrando così una presenza artistica trasversale. Oltre alla fotografia di scena, ha portato avanti una ricerca personale sul paesaggio salentino e l’identità dei territori, con pubblicazioni come “Il Santolivo” e altri lavori che celebrano memoria, cultura e comunità.
I suoi lavori sono stati esposti anche all’estero, in contesti prestigiosi come Les Rencontres d’Arles in Francia e il MIA Photo Fair di Milano. In ogni progetto emerge la sua capacità di unire il visivo al sociale, intrecciando storie di persone, luoghi e tempi in racconti profondi e coerenti. Restare lontano dalle luci dell’apparire gli ha permesso di costruire un’identità artistica solida e riconoscibile.
La vittoria al premio CliCiak 2026 con la serie fotografica su “Vita mia” è un altro importante passo nella carriera di Coricciati. Il film di Edoardo Winspeare si presta a un racconto per immagini che sa cogliere la profondità degli sguardi e l’intensità degli spazi dove si muovono le storie. La capacità di Coricciati di condensare tutto questo in fotografie ricche di narrazione ha convinto la giuria a premiarlo.
Questo riconoscimento conferma la coerenza del suo lavoro, fatto di pazienza, attenzione e attesa. Le sue fotografie parlano di cinema ma anche della realtà che lo circonda, trasformando ogni scatto in un racconto che va al di là dell’immagine. Un risultato che rafforza il ruolo di Coricciati nella fotografia di scena italiana, sottolineando la sua autorevolezza e la forza di un linguaggio visivo originale nel panorama del 2026.
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