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Era una nuvola di Anne Carson: la nuova visione dell’Odissea tra mito e poesia contemporanea

Il regalo di compleanno è arrivato senza preavviso: un libro che ha spazzato via ogni certezza sull’Odissea, il mito più celebre di sempre. Anne Carson, poetessa canadese e studiosa di greco antico, ha riscritto il racconto classico in Era una nuvola, un pamphlet che rovescia le immagini di Elena e della Guerra di Troia, ispirandosi a Euripide. Leggendo, mi sono ritrovato a pensare a un altro viaggio, quello visivo e sfumato di Christopher Nolan nel suo film Odissea, che ho visto in sala pochi giorni dopo. Due mondi lontani, per stile e linguaggio, ma stranamente affini nel loro tentativo di smontare il mito e interrogare il tempo, la memoria e la realtà.

Anne Carson riscrive l’Odissea: una nube al posto di Elena

Carson parte da un sospetto radicale: Elena non sarebbe mai partita per Troia. Al suo posto, dicono gli dèi, sarebbe stata mandata una specie di fantasma, una nube ingannevole, quasi irreale. Un trucco mitico che cambia tutto il racconto epico. Elena, così, diventa un’illusione, un inganno divino che ha scatenato una guerra durata dieci anni. La realtà dietro il mito si rivela fragile, quasi inesistente. Elena si trasforma in Norma Jeane Baker, l’alter ego tragico di Marilyn Monroe, simbolo di una donna offuscata dalla propria immagine, prigioniera dello sguardo maschile. La guerra, allora, diventa una farsa tragica, un conflitto sanguinoso nato da un’immagine e non da una persona vera. Carson smonta l’epos classico per mostrare quanto la verità dietro il mito sia evanescente e ingannevole.

La forza di Era una nuvola sta nel sondare le pieghe nascoste del mito, mettendo a nudo una finzione che cambia tutto. Menelao, guerriero ma anche figura contaminata da Arthur Miller, resta bloccato in una “valanga in fermo immagine”, intrappolato nel trauma di aver combattuto per nulla. Il confronto con il Troia che credeva reale lascia il posto a un “vuoto pneumatico”, la sua disfatta interiore. È un momento chiave che racchiude il cuore dell’opera: gli eroi non hanno affrontato un nemico, ma un’immagine illusoria inviata dagli dèi. Una rivoluzione che smantella la mitologia tradizionale a partire da un dettaglio semplice: Elena è stata sostituita da una nube.

Nolan e il viaggio nel tempo: le certezze che crollano

Il legame con il film di Nolan emergeva chiaro leggendo le ultime pagine. Nel suo film, il viaggio dei protagonisti non è un percorso lineare verso una meta precisa, ma un attraversamento spezzato e confuso del tempo e della mente. Nolan mette in crisi l’idea di realtà oggettiva, creando un mondo dove passato, presente e futuro si mescolano, confondendo ogni punto di riferimento. La salvezza da raggiungere è un miraggio, una proiezione della mente che distorce la percezione.

Questa narrazione, speculare a quella di Carson, mette a fuoco un tema centrale: che senso ha un viaggio epico se la meta è inesistente o illusoria? Nel film come nel libro, la ricerca perde valore se l’oggetto del desiderio è solo un gioco di specchi. I personaggi di Nolan devono fare i conti con la dissoluzione delle loro certezze più profonde, proprio come Menelao nel racconto di Carson. Il controllo rigido del tempo, della realtà e persino del corpo femminile diventa lo sfondo su cui si sviluppa una riflessione profonda sull’essere e il possesso.

La violenza del possesso: parola e mito in collisione

La violenza emerge con forza in Era una nuvola. Carson indaga l’etimologia del verbo “prendere” per mostrare come il desiderio umano si traduca quasi sempre in possesso, con tutte le sue implicazioni di sopraffazione. Prendere un fiore, rubare, possedere una donna o occupare una terra: azioni diverse ma nate dalla stessa pulsione violenta. La lingua stessa diventa un campo di battaglia, un meccanismo che, secondo la poetessa, dovrebbe “coprirsi gli occhi” per non vedere cosa sta facendo mentre parla.

Questa riflessione si incrocia con l’immagine di Elena nel film di Nolan: un corpo femminile reale ma ridotto a oggetto del desiderio e del giudizio maschile, un involucro “sfigurato” dallo sguardo degli uomini. Lupita Nyong’o interpreta una figura privata di sostanza, trasformata in icona e pretesto per esercitare potere maschile. La violenza del possesso assume così una dimensione culturale, che supera la cronaca per interrogare le radici profonde del conflitto tra i sessi e della geopolitica del dominio.

Mito in frantumi: la fragilità della cultura occidentale

Leggere Era una nuvola poco prima o dopo aver visto Odissea di Nolan è un’esperienza doppia che mette a nudo la fragilità delle basi su cui la cultura occidentale ha costruito alcuni dei suoi racconti più potenti. Il viaggio verso l’ignoto e il ritorno a casa, pilastri dell’epica da millenni, vengono messi in discussione, erosi fino a mostrare il vuoto dietro molte delle nostre ossessioni.

Il dialogo tra i due autori, uno attraverso un poema decostruttivo, l’altro con immagini che sfumano il confine tra realtà e illusione, spinge a ripensare il senso del viaggio e della lotta eroica. Rimane, per chi legge e guarda, un senso di spaesamento, un confronto con illusioni e miti che sembravano solidi e invece si dissolvono come polvere. Sullo sfondo resta una domanda: cosa ci spinge a inseguire mete costruite su false certezze? Un monito che attraversa il tempo, la storia e la cultura.

Redazione

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