Lucio Fontana sbarca a Hong Kong con una mostra che cattura la svolta che ha rivoluzionato l’arte del Novecento. Non si tratta di un semplice evento, ma della tappa finale di un progetto partito nel 2020 a Los Angeles, passato per New York e ora pronto a coinvolgere il pubblico asiatico. Dietro l’iniziativa ci sono Hauser & Wirth e la Fondazione Lucio Fontana, che insieme hanno voluto restituire la forza visionaria di un artista capace di trasformare pittura e scultura in un’esperienza nuova.
Le opere esposte non si limitano a raccontare una carriera, ma scavano nel cuore pulsante dello Spazialismo. Qui spazio, materia e luce si intrecciano, superando i confini tradizionali della tela. È un passaggio decisivo, un momento di conferma: Fontana non è solo una figura storica, ma un punto di riferimento imprescindibile per l’arte contemporanea.
“Lucio Fontana: Spatialism. Pioneering the Contemporary”, curata da Luca Massimo Barbero, si concentra proprio sul periodo più rivoluzionario dell’artista. Si parte dal 1949, quando Fontana compie un gesto apparentemente semplice ma dirompente: pratica fori sulla tela. Quel gesto rompe con la pittura tradizionale, che resta incastrata in una dimensione piatta e bidimensionale.
Il buco diventa una finestra sull’infinito, un’apertura reale che lascia passare luce e spazio. È l’inizio di una nuova dimensione artistica, quella spazialista, che trasforma la tela da semplice supporto a oggetto fisico. Spesso frainteso come atto distruttivo, in realtà Fontana voleva ricostruire e ampliare la pittura, portandola nel mondo reale dello spazio.
Con gli anni, i Buchi diventano più ordinati e ritmici, con fori disposti in sequenze precise che accompagnano la sua ricerca. Le perforazioni non sono più solo segni, ma veri varchi verso un’altra dimensione, in linea con i manifesti dello Spazialismo di fine anni Quaranta.
La mostra prosegue con i Concetti spaziali più celebri, in particolare le “Attese”: grandi tele monocrome degli anni Sessanta caratterizzate da tagli netti e profondi. Questi “Tagli” sono oggi uno dei simboli più noti dell’arte contemporanea, un gesto essenziale che racchiude tutta l’innovazione dello Spazialismo.
Accanto ai Tagli, si possono ammirare anche le “Quanta”, tele sagomate realizzate tra il 1959 e il 1960, che anticipano le “shaped canvas” diventate popolari in America. La selezione comprende inoltre esperimenti con materiali diversi, come oli, metalli e superfici riflettenti, a dimostrazione di quanto Fontana spingesse la sua ricerca oltre la pittura tradizionale, verso una sperimentazione materica e luminosa.
Oltre alle tele, la mostra punta i riflettori sulle sculture “Nature”, realizzate tra il 1959 e il 1960 in bronzo. Sono forme organiche, quasi astri o creature cosmiche, perforate dalla mano dell’artista.
Queste sculture non sono semplici oggetti, ma un’estensione tridimensionale delle sue ricerche sulla tela. Fontana crea così un dialogo continuo tra pittura e scultura, mettendo in discussione i confini tra i due linguaggi. Per lui, superficie, materia e ambiente si fondono in un’unica esperienza spaziale.
Il curatore Barbero ricorda come questa visione anticipi molte sperimentazioni degli artisti a partire dagli anni Sessanta. Fontana non si limitava a rompere con la pittura, ma immaginava l’opera come un’entità viva, che interagisce con lo spazio reale, la luce e l’ambiente. È questo approccio a sottolineare la sua originalità e il ruolo da pioniere nell’arte moderna.
Accanto alla mostra, è stata pubblicata una monografia in cinese semplificato, un passo importante per avvicinare il pubblico asiatico all’opera e al pensiero di Fontana. È la prima volta che un volume così completo, con testi di Luca Massimo Barbero e Maria Villa, vicepresidente della Fondazione Lucio Fontana, viene tradotto in cinese.
Il libro ripercorre la carriera dell’artista dagli anni Venti agli anni Sessanta, con una ricca selezione di scritti, manifesti e interviste finora inediti per i lettori cinesi. Questa iniziativa fa parte di una strategia più ampia della Fondazione, che punta a diffondere la conoscenza di Fontana nel mondo attraverso mostre ed editoria multilingue.
Silvia Ardemagni, presidente della Fondazione, sottolinea come raggiungere un pubblico più vasto significhi aprire nuove strade di interpretazione, superando barriere linguistiche e culturali. Un dialogo che serve a tenere viva e attuale la figura di un artista centrale del Novecento.
La scelta di Hong Kong per questa mostra conferma l’importanza crescente dell’Asia orientale nel panorama dell’arte contemporanea. Hauser & Wirth ha rafforzato la sua presenza nella regione con un calendario di alto livello, che mette insieme maestri del Novecento e grandi nomi contemporanei come Maria Lassnig e Louise Bourgeois.
Hong Kong si conferma così un punto di incontro fondamentale per il mercato e la scena culturale internazionale. Con questa mostra su Fontana, la galleria porta in Asia uno degli artisti italiani più influenti del secolo scorso, consolidando il valore della sua opera fuori dai tradizionali centri europei e nordamericani.
L’allestimento offre al pubblico locale la possibilità di confrontarsi con una riflessione che ha rivoluzionato l’arte moderna, seguendo l’evoluzione di un linguaggio che ancora oggi ispira e guida le ricerche contemporanee.
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