“Non si dipinge più”, dicono in tanti. Eppure, nelle botteghe d’arte italiane, ma non solo, c’è chi sfida questa sentenza. Giovani artisti, italiani e stranieri, stanno riscoprendo la pittura classica, ma senza restare prigionieri del passato. Anzi, la loro tela diventa un ponte tra simboli antichi e frammenti di contemporaneità. Ritratti, nature morte, paesaggi: soggetti tradizionali che si animano di nuovi linguaggi, capaci di parlare al presente. Tra questi, emerge Evgeniya Pankratova, nata a Mosca nel 1997. La sua arte intreccia il sacro, inteso come rituale antico, con la frenesia di un mondo iperconnesso, creando un dialogo intenso e inaspettato.
La ricerca di Pankratova parte dall’interesse per i rituali e dalla trasformazione del quotidiano in qualcosa di sacro. Nei suoi quadri si mescolano simboli religiosi tradizionali con oggetti comuni, quasi giocattoli: stelle, pianeti, fiori, piccole figure umane. Spesso sono elementi che provengono dalla vita domestica o dall’infanzia, che in queste composizioni cambiano significato. L’aria aperta che crea invita a leggere l’opera in modi diversi, mettendo insieme oggetti canonici e moderni in un intreccio simbolico che rompe schemi e apre a interpretazioni multiple.
Per Pankratova la pittura nasce da un rapporto istintivo con il disegno, radicato fin da bambina come strumento per capire il mondo. Col tempo, quel gesto si è trasformato in un modo per confrontarsi con la realtà, traducendo pensieri e sensazioni in immagini stratificate, costruite con pazienza e cura.
Nel percorso di Pankratova si riconoscono chiaramente alcuni riferimenti: su tutti Beato Angelico, maestro del Rinascimento famoso per l’uso metafisico di luce, gesto e spazio. La spiritualità e l’atmosfera delle sue opere si riflettono nel modo in cui l’artista russa affronta il sacro e il quotidiano, senza perdere mai la forza visiva.
Tra i contemporanei, guarda a Christian Boltanski per la sua sensibilità nel trattare immagine e memoria come parti di una storia universale. Accanto a queste figure di riferimento, Pankratova segue con interesse i colleghi della sua generazione, mantenendo un dialogo costante con la scena pittorica attuale.
La pittura di Pankratova si basa su una tecnica tradizionale, fondata sulla lenta stratificazione dell’immagine. Velature e profondità calibrate creano un’atmosfera meditativa che va in netto contrasto con la frenesia del nostro tempo.
La pittura diventa così al tempo stesso mezzo e fine: uno strumento per dare forma alla realtà, ma anche un processo che richiede calma, attenzione e pazienza. Così l’artigianalità e il lavoro manuale tornano al centro, trasformando la creazione artistica in un’esperienza tangibile e concreta.
Il simbolo è al centro di una ricerca continua nel lavoro di Pankratova. Si vede come i segni si formino, si spostino e acquisiscano nuove forze dentro le immagini. Il mondo di oggi, con la sua produzione senza sosta di simboli, viene esplorato attraverso oggetti semplici e familiari, riorganizzati in scenografie studiate.
Queste composizioni raccontano il bisogno umano di scorgere il “miracolo” nel quotidiano, soprattutto quando è illuminato da una luce che sembra casuale ma si fa carica di senso. La rappresentazione con uno sguardo “sacrale” prende forma in spazi artificiali che sfidano la realtà, trasformando il banale in un’esperienza densa di significato.
Nel metodo di Evgeniya, la scelta degli elementi visivi parte sempre dall’osservazione diretta: ogni oggetto nei dipinti è riprodotto dal vero, per mantenere equilibrio e autenticità nella composizione.
La luce gioca un ruolo chiave, creando rapporti tra gli oggetti sulla tela. Posizione, scala e distanza generano una tensione che dà vita a un dialogo interno, definendo la struttura dello spazio rappresentato.
Questa tensione è essenziale per costruire un’immagine che funzioni come un tutto coerente, dove ogni dettaglio contribuisce al senso complessivo e alla capacità dell’opera di comunicare in modo aperto e ricco.
Pur lavorando con soggetti concreti e spazi reali, il contesto culturale e sociale in cui opera si riflette in modo sottile nella pittura di Pankratova. Non cerca un messaggio diretto o facile, ma analizza come cambiano la percezione dell’immagine, dello spazio e del simbolo oggi.
L’artista osserva come si trasformano i significati e quali nuovi modi di vedere emergono in un’epoca dominata da un flusso incessante di stimoli e immagini.
Nella fase preparatoria, Pankratova usa strumenti digitali per mettere insieme gli elementi da riportare poi sulla tela. Collage e composizioni in Photoshop le permettono di definire con precisione la disposizione degli oggetti, combinando foto e disegni.
Ma l’intelligenza artificiale non fa parte del suo lavoro. Questa scelta mette in luce la sua volontà di mantenere il lavoro manuale e la costruzione fisica dell’immagine come cuore del suo percorso.
Più che riferimenti netti al cinema, alla musica o alla letteratura, il suo lavoro si alimenta di stimoli visivi raccolti dalla vita di tutti i giorni, una miscela di percezioni e immagini spesso sfuggenti ma fondamentali.
Il fulcro del lavoro di Pankratova sta in un equilibrio tra esperienza personale e apertura agli altri. Anche se nasce da una percezione soggettiva, la pittura si libera dall’autobiografia per diventare un linguaggio condiviso.
Attraverso la manipolazione di simboli, oggetti e spazi, le opere diventano veicoli per costruire significati comuni, intuizioni che possono parlare a pubblici diversi senza perdere la loro forza evocativa.
Per l’artista, il valore di un dipinto non cambia molto se esposto da solo o in una grande mostra collettiva. Ogni opera è un’entità autonoma, con una sua identità precisa.
Detto questo, la lettura del pubblico può mutare quando le opere stanno insieme, influenzata dall’ambiente, dalla vicinanza e dal confronto tra linguaggi diversi. Il contesto diventa così uno strumento in più per rimodulare la fruizione e la comprensione dei lavori.
La conclusione di un quadro non segue regole rigide, ma nasce dalla sensibilità e dalla sensazione interna dell’artista. Quando ogni parte, dal dettaglio più piccolo all’insieme, convince e diventa “reale” nella sua visione, il lavoro può considerarsi terminato.
Questa intuizione segna la fine di un lungo percorso tecnico, emotivo e simbolico, un ciclo che può durare settimane o mesi.
Pankratova sceglie la pittura perché le permette di lavorare in modo concreto con luce, spazio e immagine, trasformando la creazione in un processo tangibile, lento e stratificato. La materialità del mezzo e la gradualità del lavoro sono particolarmente importanti in un’epoca che corre sempre più veloce.
La pittura diventa così una forma di resistenza, un invito a rallentare, offrendo la possibilità di vivere un’esperienza più profonda e meditativa, fatta di osservazione e di dialogo con l’opera finita.
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