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Pontormo alle Scuderie del Quirinale: la prima grande mostra dedicata al maestro del Manierismo dal 9 ottobre 2026

Nella Capitale si prepara un evento che mancava da decenni: una grande mostra dedicata a Jacopo Carucci, noto come Pontormo. Artista tormentato e innovatore del Cinquecento, ha influenzato l’arte italiana con uno stile unico, ancora oggi avvolto nel mistero. Nonostante la sua importanza, nessuna esposizione fino a oggi aveva raccontato così a fondo la sua vita e le sue opere. Dal 9 ottobre 2026 al 7 febbraio 2027, le Scuderie del Quirinale ospiteranno un viaggio attraverso la carriera di un pittore che ha segnato il passaggio dal Rinascimento al Manierismo.

La mostra che riunisce il meglio di Pontormo, da Firenze al mondo

L’iniziativa, firmata da Ales e Scuderie del Quirinale con la collaborazione degli Uffizi e prodotta insieme a Electa, promette di mettere insieme un patrimonio straordinario di opere. Accanto ai capolavori conservati nei più importanti musei italiani, sono attesi prestiti di rilievo internazionale: dal Louvre alla National Gallery di Londra, dal British Museum al Metropolitan di New York, fino al Getty Museum di Los Angeles.

Tra i pezzi più attesi spicca la Visitazione, proveniente dalla chiesa di San Michele Arcangelo di Carmignano, considerata uno degli apici della pittura manierista. Il percorso seguirà in gran parte l’ordine cronologico, arricchito da approfondimenti sui temi ricorrenti e sulle tecniche di Pontormo, con particolare attenzione alla sua vasta produzione grafica. Circa quattrocento disegni sono arrivati fino a noi, testimoni di un lavoro creativo spesso solitario e in continua trasformazione, che ci aiutano a ricostruire anche opere perdute nel tempo.

Un catalogo curato da Electa accompagnerà la mostra, rappresentando un fondamentale strumento di approfondimento non solo su Pontormo, ma anche sul contesto artistico fiorentino dei primi decenni del Cinquecento.

Dalla bottega di Andrea del Sarto all’indipendenza artistica

Nato a Pontorme, vicino a Empoli, nel 1494, Jacopo Carucci rimase presto orfano e fu affidato alla Repubblica fiorentina. Si trasferì giovanissimo a Firenze, dove si formò con maestri di spicco, in particolare nella bottega di Andrea del Sarto. Qui condivise gli anni dell’apprendistato con Rosso Fiorentino, ma ben presto prese una strada tutta sua, sviluppando uno stile fuori dagli schemi classici.

La sua pittura è un mix di influenze leonardesche, michelangiolesche e raffaellesche, ma va oltre: figure allungate, prospettive insolite e colori freddi e irreali creano un’atmosfera carica di tensione emotiva che lo avvicina al Manierismo. Opere realizzate tra gli anni Dieci e Venti per la Firenze medicea sono tappe fondamentali, come la Visitazione nel Chiostrino dei Voti della Santissima Annunziata e le Storie di Giuseppe nella Camera Borgherini.

A Poggio a Caiano, la lunetta con Vertumno e Pomona rappresenta uno dei momenti più maturi della sua produzione, un equilibrio tra innovazione e complessità espressiva.

La peste, Dürer e la svolta della Cappella Capponi

Nel 1522, durante la terribile epidemia di peste che colpì Firenze, Pontormo trovò rifugio nella certosa di Galluzzo, dove realizzò le Scene della Passione. Qui si percepisce chiaramente l’influenza delle incisioni di Albrecht Dürer, che conferiscono alle immagini un’intensità drammatica e introspettiva.

Tra il 1526 e il 1528 arrivò il suo capolavoro più noto: il ciclo nella Cappella Capponi di Santa Felicita. La pala chiamata Trasporto di Cristo al sepolcro o Deposizione rompe con ogni regola rinascimentale. Qui lo spazio perde la profondità tradizionale, le figure sembrano sospese in gesti teatrali, i colori sono iridescenti e l’atmosfera è carica di emozione. Un lavoro che ha lasciato un segno indelebile nella storia dell’arte europea ed è uno dei simboli più forti del Manierismo.

Gli ultimi anni, la bottega di Bronzino e il ciclo perduto di San Lorenzo

Negli anni a seguire Pontormo spinse ancora più in là la sua ricerca visiva e sperimentale. Aprì una propria bottega a Firenze dove si formò Agnolo Bronzino, che diventerà protagonista della pittura medicea. Dalla metà del Cinquecento si dedicò a un ambizioso ciclo di affreschi per il coro della basilica di San Lorenzo, un lavoro complesso e ricco di simbolismi legati a dottrine non ortodosse.

Purtroppo questi affreschi andarono perduti nel Settecento durante i restauri della basilica. Ci restano però molti disegni preparatori e annotazioni dal suo diario personale, il Libro mio, che raccontano la vita di un artista riservato, tormentato e completamente dedito alla sua arte.

Pontormo si spense a Firenze tra la fine del 1556 e l’inizio del 1557, lasciando un’eredità che sarebbe stata riscoperta e rivalutata solo molto tempo dopo.

Da Vasari al Novecento: la riscoperta di un artista moderno

Il giudizio di Giorgio Vasari, suo contemporaneo e primo biografo del Rinascimento, ha pesato a lungo sulla fortuna di Pontormo. Vasari apprezzava il talento giovanile, ma guardava con sospetto le sue sperimentazioni più mature, giudicandole fuori dagli schemi classici.

Fu solo nel Novecento, con la nuova attenzione verso il Manierismo e le rotture estetiche delle avanguardie, che l’opera di Pontormo venne rivalutata. Quelle figure deformate, le prospettive insolite, i colori artificiali e la forte tensione psicologica sono stati riconosciuti come anticipatori di sensibilità moderne. Oggi Pontormo è fonte d’ispirazione per artisti e studiosi, e le sue opere continuano a essere studiate, restaurate e ammirate in tutto il mondo. La mostra alle Scuderie del Quirinale si inserisce proprio in questo processo di riscoperta, ampliandone la portata.

Un evento che cambia la prospettiva su Pontormo, con capolavori da tutto il pianeta

L’appuntamento romano è destinato a diventare un momento fondamentale per gli studi su Pontormo, offrendo per la prima volta una visione completa e articolata della sua produzione. Le opere, molte delle quali arrivano da musei europei e americani, permetteranno di seguire l’evoluzione di un artista che ha rotto gli schemi del Rinascimento e aperto la strada a un nuovo linguaggio visivo.

Questa mostra metterà in luce come Pontormo abbia trasformato la pittura occidentale, influenzando non solo i suoi contemporanei ma anche le generazioni future. Roma si conferma così come il luogo in cui si riscrive la storia di un maestro tormentato e solitario, ma capace di lasciare un segno indelebile nell’arte europea.

Redazione

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