Jessica Morgan prenderà il timone della Tate di Londra dal primo gennaio 2027. La notizia ha subito acceso i riflettori sul futuro di una delle istituzioni d’arte contemporanea più importanti al mondo. Oggi a capo della Dia Art Foundation di New York, Morgan torna nella capitale inglese dopo oltre un decennio, portando con sé un bagaglio ricco di esperienze tra Europa e Stati Uniti. La sua nomina sembra segnare una mossa strategica, volta a rafforzare la dimensione internazionale della Tate in un periodo tutt’altro che semplice per il mondo dell’arte.
Jessica Morgan è un nome noto nel panorama museale e curatoriale. Nata a Londra, ha costruito la sua carriera spostandosi tra Regno Unito e Stati Uniti: dal Museum of Contemporary Art di Chicago all’Institute of Contemporary Art di Boston, dove è stata chief curator. Qui ha organizzato mostre di rilievo su artisti come Marlene Dumas, Olafur Eliasson, Carsten Höller, Rineke Dijkstra, Kerry James Marshall e Cornelia Parker. Nel 2014 ha diretto la decima Biennale di Gwangju in Corea del Sud, dimostrando anche una solida leadership a livello internazionale.
Nel 2002 entra alla Tate, prima come curatrice e poi come responsabile dell’arte internazionale. In quegli anni ha lavorato per ampliare la collezione verso nuovi territori, includendo opere provenienti da Nord America, Medio Oriente, Nord Africa e Asia meridionale. Nel 2010 ottiene il titolo di Daskalopoulos Curator, un ruolo creato per spingere la ricerca oltre i confini tradizionali dell’arte occidentale. Tra le sue mostre più significative a Londra si ricordano The World Goes Pop, una riflessione globale e politica sulla Pop Art, e le retrospettive di Saloua Raouda Choucair, Gabriel Orozco, John Baldessari e Martin Kippenberger.
La sua attenzione verso artisti poco conosciuti ha portato a risultati importanti. La mostra su Saloua Raouda Choucair del 2013, nata da una ricerca approfondita in Libano, ha contribuito a far emergere l’artista a livello internazionale e a inserire le sue opere nella collezione Tate. Di recente ha curato una mostra di Lee Ufan a Venezia negli spazi di SMAC, confermando il suo interesse per figure chiave dell’arte contemporanea mondiale.
Dal gennaio 2015 Morgan è alla guida della Dia Art Foundation, una delle realtà più prestigiose dedicate all’arte minima e concettuale negli Stati Uniti. Dia è celebre per le sue collezioni permanenti e ambientali, come The Lightning Field di Walter De Maria, Spiral Jetty di Robert Smithson e Sun Tunnels di Nancy Holt. Sotto la sua direzione, la fondazione ha ampliato la presenza di artiste donne, rafforzando la rappresentanza internazionale e quella di autori non bianchi.
Morgan ha rinnovato gli spazi espositivi, riaprendo la sede di Dia Chelsea, e rilanciato il programma di commissioni contemporanee. Ha messo ordine nella struttura economica e organizzativa, dimostrando anche una spiccata capacità nel raccogliere fondi, fondamentali per portare avanti progetti innovativi e duraturi. Il suo approccio combina rigore scientifico, collaborazione diretta con gli artisti e un’apertura inclusiva nell’ampliamento delle collezioni.
Questa esperienza sarà preziosa per affrontare le sfide che la Tate si trova davanti oggi. Morgan ha dimostrato di saper unire ricerca storico-artistica e sviluppo organizzativo, competenze essenziali per gestire un’istituzione complessa come la Tate, con più sedi e un ruolo di primo piano nel panorama culturale britannico e internazionale.
Jessica Morgan eredita una Tate che deve confrontarsi con questioni cruciali per il suo futuro. Oltre a mantenere il profilo internazionale e il prestigio consolidato, la rete Tate – composta da Tate Britain, Tate Modern, Tate Liverpool e Tate St Ives – deve affrontare problemi legati alla sostenibilità economica, alla revisione delle collezioni e all’ampliamento di un pubblico sempre più diversificato e globale.
La sua nomina sembra voler dare continuità al percorso di apertura e internazionalizzazione iniziato negli ultimi anni. Un focus particolare sarà posto sulle genealogie artistiche ancora poco rappresentate nei grandi musei, cercando un equilibrio più giusto tra tradizione e innovazione. Morgan punta a rafforzare i legami duraturi tra musei e artisti, un elemento chiave per sviluppare programmi espositivi più vivaci e inclusivi.
Non mancheranno iniziative che coinvolgeranno la Tate nel dibattito attuale sul ruolo dei grandi musei, dove temi come la provenienza delle opere, le prospettive decoloniali e la sostenibilità ambientale pesano sempre di più. In questo senso, la doppia esperienza di Morgan tra Europa e Stati Uniti rappresenta un valore aggiunto per consolidare la Tate come un punto di riferimento aperto e interculturale.
Jessica Morgan torna a Londra quindi non solo per un incarico di prestigio, ma per guidare una fase delicata, dove le sfide del museo si intrecciano con quelle più ampie del sistema artistico globale e della società contemporanea. Il 2027 sarà l’anno in cui la Tate sotto la sua guida inizierà un nuovo capitolo.
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