Le sale di Palazzo Bonacquisti ad Assisi si animano con le opere di Bruno Ceccobelli, dove l’arte non è solo immagine, ma esperienza profonda. Dal 30 aprile al 6 settembre 2026, “Cantico. Nel segno di Francesco” invita a un viaggio che intreccia simboli e spiritualità, materia e silenzio. Non è una semplice mostra: è un dialogo silenzioso con la storia di Assisi e con l’eredità di San Francesco, un percorso che si muove accanto, senza imitare, ma suggerendo nuove strade da esplorare.
Bruno Ceccobelli, spesso definito un “teosofo spirituale simbolista”, affronta temi profondi con materiali particolari e tecniche originali. La sua arte nasce nel silenzio dell’Umbria, lontano dalla corsa della vita moderna, un posto che gli permette di concentrarsi su se stesso e sulla meditazione. L’ispirazione arriva dal Cantico di San Francesco, che guida l’intera mostra.
Al centro del suo lavoro c’è un’idea chiave: il “religare”. Ceccobelli la interpreta in due modi. Da una parte, sceglie con cura materiali come bitume, cenere e carta paglierina per raccontare una storia visiva coerente. Dall’altra, richiama il pensiero francescano di unione totale con il cosmo, un canto unico che unisce ogni cosa. Da questa comunione, secondo lui, nasce la spinta a un cambiamento vero, dentro di sé, che porta a una rinascita spirituale.
Uno degli aspetti più interessanti della mostra è l’uso di materiali semplici ma carichi di senso. Carta catramata, tempera, cenere e carbone si uniscono in un linguaggio visivo che richiama la trasformazione, quasi alchemica. Questi elementi parlano di purificazione e rinascita interiore. Un esempio chiaro è “TUMMO”, opera del 2026 che prende il nome da una pratica buddhista tibetana legata al fuoco interiore.
Questo “fuoco mistico” non è solo una metafora, ma una sensazione diretta, evocata dalla materia e dagli effetti visivi, che sembrano nascere da uno spazio nascosto, quasi sacro. Ceccobelli, protagonista della Nuova Scuola Romana nata nell’ex Pastificio Cerere, non dimentica le sue radici: il bitume, legato simbolicamente alla fase di Nigredo nell’alchimia, appare come un nero profondo che assorbe la luce, ma la trasforma.
Tra le opere più intense ci sono quelle dedicate al saio di San Francesco, realizzato con bitume, carta e iuta nel 2025, e quella di Santa Chiara del 2013, fatta con gesso, nastro e iuta. Le mani di Santa Chiara, al centro del quadro, richiamano i rammendi sul saio, simbolo di un legame spirituale profondo e quotidiano. Questi materiali non raccontano solo stoffa, ma il tessuto invisibile della fede e dell’unione.
Altri simboli, come la croce nelle opere “Polifemo”, “Incrocio” e “RA”, mostrano una doppia direzione: orizzontale e verticale, come una partitura musicale. La linea orizzontale rappresenta il fluire della vita, quella verticale l’armonia trascendente che unisce individuo, natura e divino. Da qui nasce un viaggio che va dal mondo di tutti i giorni all’infinito.
La mostra di Ceccobelli non è una fuga dalla realtà, ma una riflessione profonda sull’essere e su come vediamo il mondo intorno a noi. Il contrasto tra “pensiero calcolante” e “pensiero meditante” — concetti presi da Heidegger — è il filo rosso che lega le opere. Attraverso questa lente, l’arte si fa strumento di nuova consapevolezza, invitando a ripensare il rapporto con la realtà.
In un’epoca in cui natura e uomo rischiano di diventare solo oggetti da sfruttare, questa mostra assume un valore importante, sottolineando l’urgenza di cambiare prospettiva. Ceccobelli indica una via per riconciliare spiritualità ed estetica, mettendo in luce la necessità di una rinascita interiore che si rifletta in una trasformazione concreta della società e dell’ambiente. Assisi, con la sua storia legata a San Francesco, si conferma il luogo giusto per ospitare un discorso artistico e culturale così intenso.
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