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Flashback Habitat a Torino: la memoria come resistenza nell’ex brefotrofio di Una Vita Migliore

Nel cuore di Corso Lanza, a Torino, un ex brefotrofio ha smesso di essere solo un edificio vuoto. Per anni, quel posto è stato silenzioso, quasi cancellato dalla città. Ma ora, tra fotografie ingiallite e storie raccolte con cura, torna a parlare. Non è una semplice mostra: è un vero e proprio risveglio. Alessandro Bulgini, che ha pensato e cura il progetto, vede in questo spazio un crocevia di memorie e di lotte dimenticate. Flashback Habitat nasce lì, dove passato e futuro si sfiorano, creando un laboratorio culturale che pulsa di nuova vita.

Da brefotrofio a officina culturale: la trasformazione di “Una vita migliore”

L’idea di ridare vita all’opera “Una vita migliore” nasce dalla necessità di valorizzare un edificio che per decenni è stato un punto di riferimento poco conosciuto. Costruito negli anni ’50 come Istituto Provinciale per l’Infanzia e la Maternità di Torino, l’edificio ha ospitato bambini abbandonati fino agli anni ’80. Dopo anni di abbandono e saccheggi, il collettivo Flashback Habitat ha preso in mano la situazione, dando voce a una storia collettiva.

Bulgini racconta che il progetto sta per chiudere il primo ciclo di cinque anni di concessione concessi dalla Città di Torino. Il futuro dell’associazione è incerto e si gioca sulla necessità di un riconoscimento ufficiale, indispensabile per la sopravvivenza del progetto. La strada scelta è quella di fare bene, costruendo una memoria condivisa partendo dalle testimonianze dirette di chi ha vissuto o lavorato nell’istituto.

Tra ritratti audio-video, fotografie, documenti e oggetti quotidiani, “Una vita migliore” intreccia le voci di chi ha abitato quel luogo, portando alla luce storie di abbandono, resilienza e maternità. Il terzo piano del padiglione B è diventato un archivio emotivo dove convergono centinaia di esperienze individuali, trasformate in un racconto collettivo. Un gesto forte per difendere la memoria di una marginalità che troppo spesso resta invisibile.

Tra periferie e rigenerazione urbana: il progetto di Flashback Habitat

Per Bulgini, che da anni lavora sui temi delle periferie e dei luoghi marginali, la riqualificazione dell’ex brefotrofio si inserisce in un percorso di rigenerazione urbana. Barriera di Milano, quartiere torinese simbolo di marginalità e diversità, è il punto di partenza del suo lavoro, ma il progetto guarda anche oltre i confini locali.

Il brefotrofio di Corso Lanza è stato per anni un non-luogo, invisibile alla città, nonostante la sua posizione nella precollina torinese. Per questo Bulgini lo tratta come una periferia da valorizzare. La trasformazione in “officina culturale” non è solo un recupero materiale, ma un rilancio sociale. L’approccio unisce le testimonianze dirette all’arte, creando uno spazio che accoglie il passato ma apre a nuove dinamiche culturali.

Il progetto coinvolge i “nativi” e le “native” – chi ha vissuto lì da bambino – e le lavoratrici che si sono prese cura di loro. Nel tempo, Flashback Habitat ha costruito un dialogo con queste persone, invitandole a far rivivere il luogo attraverso la memoria personale, intrecciando passato e presente.

Si è così formato un archivio che non è solo documenti, ma emozioni e riflessioni sul legame tra identità, spazio e rinascita sociale. L’ex brefotrofio diventa così un organismo vivo, capace di accogliere nuove storie, richieste e bisogni.

Un percorso immersivo nella memoria: la nuova veste di “Una vita migliore”

Dall’inaugurazione nel 2023, “Una vita migliore” ha cambiato forma e intensità. Dalle foto appese come ricordi sul muro si è passati a un allestimento curato nei dettagli, con immagini incorniciate, pareti dipinte e stampe di grande formato. L’idea è quella di dare dignità estetica e simbolica a queste storie, evitando però il rigore di una mostra tradizionale.

Bulgini preferisce chiamare il progetto “opera”, perché i temi di maternità, infanzia e abbandono non si prestano a un racconto semplice o lineare. Le installazioni creano un’atmosfera suggestiva che invita alla riflessione, mantenendo l’anonimato delle persone coinvolte per rispettarne la privacy.

A fianco dell’opera principale, ci sono due progetti paralleli che arricchiscono il racconto. Il primo, curato da Tea Taramino del PARI – Polo delle Arti Irregolari, si chiama “Nuovi Sguardi”. Qui artisti con disabilità psichica espongono opere di pittura e disegno nelle finestre del corridoio dove un tempo le tate osservavano i neonati, trasformando così uno spazio silenzioso in una galleria viva.

Il secondo progetto, “Asterismi”, si concentra sulla maternità attraverso un dialogo tra epoche e culture. Dai ritratti recenti di madri a Gaza e in Libano a una Madonna lignea del Quattrocento, fino a una scultura in bronzo del 2004 dedicata alla dolcezza materna, questa sezione esplora cura, protezione e resistenza nel tempo.

Dalla memoria alla protesta culturale: uno spazio che vive e si trasforma

Flashback Habitat con “Una vita migliore” vuole rafforzare il racconto, usando ogni strumento per far nascere un dibattito sull’infanzia abbandonata e la sua memoria. Non si tratta solo di conservare storie, ma di creare un luogo d’incontro per la comunità, uno spazio vivo che si trasforma e risponde ai bisogni culturali e sociali di oggi.

Il progetto racconta Torino da un punto di vista diverso: guardando alle periferie interne e agli spazi marginali, restituendoli a una collettività più attenta e consapevole. La sfida ora è mantenere in vita questo organismo culturale, allargando la discussione e creando nuove occasioni di confronto e partecipazione.

Il 20 luglio 2024 sarà presentata “Opera Viva Barriera di Milano”, una nuova iniziativa di arte urbana che si apre con il manifesto di Matthew Attard in Piazza Bottesini. Un segno chiaro dell’impegno di Bulgini e del suo team nel trasformare la memoria in azione civica concreta. Flashback Habitat resta così un laboratorio dove la storia non resta mai ferma, ma si trasforma continuamente in nuova energia culturale.

Redazione

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