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Joseph Beuys e la sfida del tempo: quanto dura davvero un’opera d’arte?

Nel 1980 Joseph Beuys creò Wirtschaftswerte usando materiali pensati per consumarsi nel tempo. Oggi quell’opera vive nel SMAK di Gand, ma ogni giorno è una lotta contro il deterioramento inevitabile. Il tempo, in questo caso, non scorre a favore, ma trasforma costantemente l’installazione, mutandone aspetto e significato. Non si tratta solo di conservare una forma, ma di rispettare un’idea fragile, che sfida chi la custodisce a trovare un equilibrio tra preservazione e accettazione del cambiamento.

Un’opera costruita con materiali deperibili e un messaggio politico

Joseph Beuys realizzò Wirtschaftswerte – che significa “valori economici” – nel 1980 per la mostra Kunst in Europa nach ’68, curata da Jan Hoet a Gand. L’installazione consiste in sei scaffali metallici disposti ad angolo, che ospitano prodotti di uso quotidiano e alimentari, soprattutto provenienti dalla Germania Est. Zucchero, miele, tè, riso, biscotti, ma anche batterie e bende: ogni confezione porta la firma di Beuys, è sigillata con il marchio della Free International University e recita “1 Wirtschaftswert”, trasformando un semplice prodotto in un’opera d’arte.

La scelta di questi beni rifletteva la volontà di Beuys di rappresentare un sistema economico diverso da quello occidentale, mettendo a confronto le merci seriali dell’Est con dipinti ottocenteschi risalenti agli anni di vita di Karl Marx. Con questo accostamento, l’artista metteva in discussione il modo in cui le società attribuiscono valore agli oggetti, giocando con riferimenti alla Pop Art. Non era solo un confronto tra comunismo e capitalismo, ma un invito a riflettere sul rapporto tra valore culturale ed economico, trasformando oggetti comuni in simboli d’arte.

La trasformazione inevitabile e i primi problemi di conservazione

Subito dopo la donazione al museo emersero problemi seri. I materiali organici, come gli alimenti, attirarono insetti che rovinarono le confezioni. Fu necessario intervenire, spesso aprendo le confezioni con tagli evidenti e poi richiudendole con colle o nastri adesivi. Per mantenere la forma originale, il contenuto fu sostituito con materiali diversi – polistirolo, segatura, legno, fili metallici – che però cambiavano peso e consistenza, elementi fondamentali per Beuys.

Nel 1984, durante un riallestimento a Düsseldorf, lo stesso Beuys notò che molte confezioni non contenevano più l’originale. Pur accettando la sostituzione, criticò l’uso di materiali che falsavano la percezione dell’opera. Per lui non contava solo l’aspetto visivo, ma anche come gli oggetti occupavano lo spazio e il loro peso originale. Questo rivela una complessità nascosta: non si tratta né di lasciare che l’opera si deteriori passivamente, né di cristallizzarla in un’unica forma immutabile, ma di trovare un equilibrio tra trasformazione e conservazione attiva.

Il laboratorio dello SMAK: un approccio rigoroso alla conservazione

Alla fine degli anni Novanta, lo SMAK ha avviato un percorso più serio per conservare l’opera, creando un laboratorio dedicato e definendo regole precise per il suo trattamento. È stato messo a punto un modello decisionale basato su controlli regolari del contenuto delle confezioni, della presenza di materiali originali e della visibilità degli interventi. Le scelte sono prese valutando anche i rischi di nuovi interventi, per evitare danni causati da operazioni troppo invasive.

Tra il 2011 e il 2019 sono stati fatti numerosi restauri: rimozione di adesivi vecchi, consolidamento delle confezioni rovinate, trattamenti per eliminare infestazioni, rinforzi per il blocco di gesso che fa parte dell’installazione. Il museo non si limita a conservare l’opera come oggetto, ma documenta anche la sua storia fatta di modifiche e interventi. Le tracce di questi interventi diventano parte integrante della narrazione dell’opera oggi.

Dopo Beuys: la sfida di custodire un’opera in continuo mutamento

Beuys è scomparso nel 1986 e da allora la gestione di Wirtschaftswerte si basa su documenti, fotografie, inventari e testimonianze incomplete. Questo rende difficile ogni decisione conservativa, perché l’opera deve continuare a vivere e trasformarsi senza la guida diretta dell’autore.

L’installazione mette in crisi l’idea tradizionale dell’opera d’arte come qualcosa di fisso e immutabile. La sua natura aperta, fatta di oggetti destinati a cambiare o sparire, richiede una custodia attiva, fatta di mediazioni e scelte consapevoli. Il museo non custodisce un momento fermo nel tempo, ma un processo vivo che evolve con la storia, la cultura e la tecnologia.

Le merci che un tempo rappresentavano un sistema economico ormai scomparso si sono trasformate in reperti storici, simboli di un’epoca e di un contesto politico e sociale lontano. Conservare Wirtschaftswerte significa così mantenere viva la memoria di quel passato e del modo in cui si dava valore agli oggetti, in un mondo che oggi è molto cambiato.

Redazione

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