Un corridoio che sembra aprirsi come una ferita nella scatola di vetro della MQ Art Box di Vienna cattura subito lo sguardo. Non è una semplice installazione da ammirare da lontano: invita chiunque a entrare, a muoversi dentro, a diventare parte dell’opera. Aldo Giannotti ha costruito un percorso che trasforma lo spazio espositivo in un’esperienza sensoriale, smettendo di essere solo un contenitore silenzioso. La sua ricerca si concentra da sempre su come gli spazi culturali si intrecciano con il modo in cui li viviamo, e qui questa riflessione prende forma concreta, coinvolgendo direttamente il visitatore.
Fino a oggi la MQ Art Box, con le sue pareti di vetro, era una grande vetrina: le opere si vedevano solo da fuori. Con Freigang, però, tutto cambia. Un corridoio attraversa la struttura e invita chi vuole a camminarci dentro. Il camminare diventa così parte integrante dell’opera.
Non si tratta di un semplice spostamento, ma di un gesto artistico che cambia la percezione dello spazio. Il visitatore non è più uno spettatore passivo, ma entra nell’opera, si confronta con un ambiente che solitamente separa chi mostra da chi guarda. Giannotti si inserisce in un dibattito più ampio sull’“istituzione leggera”, una critica sottile che non cerca lo scontro ma spinge a ripensare chi decide come si usano gli spazi culturali e come questi possano diventare luoghi più aperti e partecipati.
Le pareti interne del corridoio non restano vuote. Una serie di disegni affronta temi come libertà, accessibilità, partecipazione e le regole che governano gli spazi istituzionali. Non danno risposte, ma aprono domande, stimolano a riflettere. Sono pensieri visivi che accompagnano chi attraversa la MQ Art Box, trasformando l’esperienza in un confronto personale.
Il disegno, a tratti semplice e quasi essenziale, diventa un linguaggio diretto che attiva la mente del pubblico. Le immagini funzionano come istruzioni per nuovi modi di agire, suggerendo possibilità di rielaborare il concetto di spazio e libertà. Così, la passeggiata si trasforma in un percorso mentale, un invito a interrogarsi su come ci si sente dentro uno spazio culturale.
Il corridoio conduce al MQ Freiraum, un’area ad accesso libero del MuseumsQuartier. Qui Giannotti ha inserito altri interventi grafici, che rappresentano il cuore simbolico della riflessione su libertà e resistenza. All’interno della mostra Vision und Widerstand, l’installazione si inserisce nella storia architettonica del complesso, lunga più di venticinque anni.
Freiraum, nato come spazio aperto a tutti, oggi è un luogo osservato e conteso. Giannotti sfrutta questa trasformazione per spingere il visitatore a confrontarsi con il tempo, la memoria e le forme di partecipazione all’interno di un’istituzione culturale. Il disegno diventa così un codice che invita a ripensare il dialogo continuo tra architettura, museo e società.
Un altro momento importante del progetto si trova nei bagni del MuseumsQuartier, all’estremità del percorso attraverso il Freiraum. Qui Giannotti ha scelto un luogo solitamente ignorato dall’arte: le pareti degli spazi sanitari. Davanti agli specchi ha scritto due frasi speculari: “Immaginati venticinque anni più giovane” e “Immaginati venticinque anni più vecchio”.
Questa scelta trasforma il riflesso in uno stimolo per la fantasia e la riflessione, spingendo a pensare al passato e al futuro, sia personale che del museo. Lo spazio diventa così un dispositivo che attiva la mente, dimostrando che anche i luoghi più marginali possono contenere messaggi artistici profondi e creare legami tra persone e tempo.
Il lavoro di Giannotti si basa su un rapporto stretto tra disegno e performance. Il disegno, sempre presente, non è più solo un mezzo illustrativo, ma prepara il terreno per situazioni di partecipazione attiva. Grazie alla rapidità e alla flessibilità del segno grafico, l’artista trasmette idee che si traducono in azioni, coinvolgendo direttamente il pubblico.
Il disegno diventa un linguaggio semplice e diretto, privo di orpelli estetici che distrarrebbero dall’idea. Giannotti preferisce linee essenziali, che comunicano più di immagini troppo rifinite. Così l’attenzione si sposta dall’oggetto artistico all’esperienza che propone, lasciando spazio a immaginazione e partecipazione.
Il percorso di Giannotti ha radici solide nella cultura del fumetto italiano. Artisti come Andrea Pazienza, Gipi e Sergio Toppi hanno segnato la sua formazione e influenzano ancora oggi il suo modo di raccontare, unendo critica sociale e libertà espressiva. Nel panorama contemporaneo, figure come Dan Perjovschi sono punti di riferimento per il suo discorso critico e pratico.
Per il 2024, Giannotti sta lavorando con il Dschungel Theater di Vienna a uno spettacolo interamente realizzato da bambini dai 8 ai 12 anni. I piccoli assumono ruoli tradizionalmente riservati agli adulti, ribaltando gerarchie e immaginando l’istituzione culturale come un laboratorio aperto e partecipato. L’obiettivo è capire come una responsabilizzazione precoce possa influenzare il loro modo di agire, confermando quanto la dimensione interattiva sia al centro della sua ricerca.
Giannotti racconta la differenza tra lavorare in Italia e a Vienna. In Austria ha trovato un ambiente più stabile e coerente per sviluppare un linguaggio basato su disegno, performance e pratiche collettive, meno legato alle logiche del mercato. La scena viennese offre più spazio a sperimentazioni critiche grazie al sostegno di musei e istituzioni pubbliche.
In Italia, invece, il mercato galleristico è più strutturato ma meno aperto a ricerche non convenzionali. Trasferirsi a Vienna gli ha permesso di portare avanti progetti in modo continuativo, rafforzando la sua posizione nel panorama delle arti contemporanee.
Il lavoro di Aldo Giannotti si conferma così un’indagine attenta e aperta su come si costruiscono le pratiche culturali e si interviene negli spazi condivisi, trasformando la passività in azione consapevole e invitando a un dialogo vero tra istituzione, architettura e pubblico.
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