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Camilla Alberti a Maputo: l’alchimia della materia nella prima residenza MOZITA in Mozambico

A Maputo, tra le vie pulsanti della città, la tradizione Makonde si è intrecciata con l’arte contemporanea di Camilla Alberti, giovane scultrice milanese. Nata nel 1994, Alberti non è arrivata per caso: la sua presenza alla prima edizione di MOZITA, evento che celebra cinquant’anni di relazioni diplomatiche tra Italia e Mozambico, è frutto di una residenza d’artista pensata per spingere oltre i confini personali. Non si tratta di uno sguardo distratto, ma di un’immersione totale, fatta di incontri, di materiali recuperati, di storie da riscoprire. Tra scarti trasformati in opere d’arte e tradizioni radicate, si disegna un dialogo che sfida pregiudizi e apre nuovi orizzonti.

“Cacciatori di Ruggine”: trasformare gli scarti in arte a Maputo

Il progetto più significativo nato da questa esperienza si chiama “Cacciatori di Ruggine”. Qui si incrociano la ricerca di Camilla Alberti e la tradizione scultorea del popolo Makonde, grazie a una collaborazione diretta con gli artigiani dell’associazione ASSEMA, veri custodi di tecniche antiche e simboli forti. Da questo incontro prende forma un’opera che esplora la rigenerazione della materia, giocando su tre simboli potenti: la Caccia, intesa come lotta primordiale per sopravvivere; la Ruggine, che racconta il lento ma inesorabile cambiamento dei metalli; e il Cemento, simbolo concreto delle trasformazioni e degli squilibri urbani in corso.

Nell’opera, il Pau Preto, o ebano nero, gioca un ruolo centrale ed è scelto con cura: è un legno sacro, cuore pulsante della cultura Makonde. Camilla lo ha unito a materiali raccolti sul posto, scarti organici e industriali ridotti in polvere per creare pigmenti e leganti fatti a mano. Così l’opera diventa un mix di elementi diversi, raccolti in un’unica forma che parla di tensioni tra natura e intervento umano, tra passato e presente, tra resistenza e cambiamento.

MOZITA: una residenza artistica che unisce Italia e Mozambico

MOZITA è un progetto nuovo, promosso dall’Ambasciata d’Italia in Mozambico e sostenuto da Renco S.p.A., pensato per creare un vero scambio culturale e artistico. È una piattaforma annuale che spinge gli artisti italiani fuori dalle loro zone di comfort. Qui, nella realtà vivace e complessa di Maputo, l’arte diventa un mezzo per dialogare, scambiare idee e capirsi meglio.

L’iniziativa vuole valorizzare Maputo come un polo creativo in crescita nell’Africa meridionale. La residenza invita gli artisti a confrontarsi con le sfide del territorio, con stimoli culturali forti e tradizioni radicate, coinvolgendo non solo il mondo artistico ma anche quello diplomatico. L’obiettivo è costruire un ponte tra mondi lontani, mettendo al centro la vulnerabilità e la capacità di rigenerarsi, temi chiave nel rapporto tra arte e società di oggi.

Camilla Alberti, tra territori lontani e tecniche simboliche

L’esperienza in Mozambico si inserisce in un percorso già ricco di esplorazioni fuori dagli schemi per Camilla Alberti. L’artista ha partecipato a residenze internazionali come LaWayaka Current nel deserto di Atacama, dove ha studiato tecniche di tessitura legate a miti e cosmologie andine, o la Residency MMCA Changdong a Seul, focalizzata sulle pratiche sciamaniche coreane e il loro legame con la materia e la natura.

Questi viaggi hanno contribuito a sviluppare una sensibilità particolare verso le connessioni tra artigianato tradizionale, visioni del mondo e temi ecologici. Camilla ha lavorato anche con biologi, integrando conoscenze scientifiche su materia e licheni con la sua idea di alchimia materiale. Il suo lavoro, esposto in spazi importanti come la Kunsthaus di Graz o la Triennale di Milano, mostra questa attenzione alle contaminazioni culturali e ambientali, declinate attraverso una pratica artigianale rigorosa.

Dalla ricerca al pubblico: “Cacciatori di Ruggine” tra Italia e Mozambico

Il progetto “Cacciatori di Ruggine” non è rimasto chiuso nei laboratori o nelle residenze. Dopo essere stato presentato a Pesaro, nella sede di Renco, dove è stato condiviso con la comunità aziendale che ha sostenuto la residenza, l’opera si prepara a debuttare ufficialmente a Maputo. L’inaugurazione è prevista per la seconda metà del 2024, in occasione del passaggio di testimone tra la prima e la seconda edizione di MOZITA.

La scelta della Residenza dell’Ambasciata d’Italia come luogo per l’installazione non è casuale: qui l’opera diventa simbolo concreto di un dialogo aperto e delicato, fondato sulla collaborazione e sulla rigenerazione, non solo materiale ma anche culturale. La restituzione pubblica segna un momento importante di visibilità e scambio, destinato a rafforzare un percorso artistico e diplomatico che vede nell’arte contemporanea uno strumento per capire e trasformare la società.

Redazione

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