Roma, luglio 2024. Il caldo è torrido, ma nelle periferie non si parla d’altro: il Piccolo America tiene viva la città con la sua rassegna Cinema in Piazza. Non è solo cinema all’aperto, è una battaglia per salvare spazi culturali che rischiano di sparire. Negli ultimi giorni, Valerio Carocci, presidente del Piccolo America, si è trovato al centro di un vortice mediatico che ha superato i confini della capitale. Tutto ruota attorno al destino dell’ex Cinema Metropolitan, in via del Corso, dove una decisione urbanistica ha acceso un confronto durissimo con il Comune. Tra accuse, appelli firmati da volti noti del cinema e nuovi movimenti civici, Roma sembra sul punto di decidere quale volto culturale vuole avere.
Da undici anni la Fondazione Piccolo America porta il cinema fuori dalle sale e lo fa vivere nelle piazze più popolari delle periferie: San Cosimato, Cervelletta, Monte Ciocci. Da maggio a metà luglio, la rassegna offre film di qualità e momenti di confronto che trasformano le strade in spazi di incontro. Ma quest’anno la festa del cinema si è ritrovata nel mezzo di uno scontro politico-culturale che mette a rischio la sua stessa sopravvivenza. Il destino dell’ex Cinema Metropolitan, simbolo di questa battaglia, ha spostato il dibattito dall’arte ai giochi di potere urbanistici. La magia delle proiezioni all’aperto si mescola ora con la paura di perdere luoghi di cultura preziosi per la città.
Tutto nasce dalla decisione di trasformare l’ex Cinema Metropolitan in un centro commerciale. Per Carocci e la Fondazione Piccolo America, è un segnale chiaro di speculazione culturale da fermare. Dopo settimane di trattative tese con il sindaco Roberto Gualtieri e il Comune, il dialogo si è interrotto bruscamente. Sono arrivate denunce pubbliche, accuse di pressioni dall’alto e un silenzio che ha incrinato la fiducia nella politica cittadina. Il Comune non ha risposto alle richieste di incontro, alimentando il sospetto di voler chiudere la porta a qualsiasi confronto. Per Carocci, non si tratta solo di un singolo caso: “è un campanello d’allarme su come molti spazi storici della cultura romana rischiano di essere sacrificati sull’altare del profitto, minacciando l’identità stessa della città e il diritto dei cittadini a spazi vivi e accessibili.”
Nel mezzo della crisi nasce l’idea di una lista civica progressista, “La Roma che non c’è”. Un progetto che vuole vigilare sull’operato del Comune e mettere al centro temi come il diritto alla casa, la tutela di cinema e teatri, la lotta alla turistificazione e una riforma della vita notturna. La lettera aperta di Carocci è chiara: “serve una città guidata non dal valore degli immobili, ma dalle relazioni umane. Cultura significa comunità, partecipazione e non solo affari.” Questa nuova piattaforma civica è una risposta diretta agli ultimi fatti, ma indica anche la strada per un impegno costante sulle trasformazioni urbane.
Il caso Piccolo America ha varcato i confini romani grazie all’appoggio di registi e attori di fama mondiale. Ken Loach, Paolo Virzì, Alessandro Borghi, Alba Rohrwacher sono solo alcuni dei nomi che hanno firmato appelli per difendere gli spazi culturali della Capitale. La mobilitazione dimostra quanto la questione sia sentita oltre il semplice discorso immobiliare: qui si lotta per tenere viva la cultura. Già nel 2025 una mobilitazione simile aveva salvato altri cinema storici, con critiche forti di personaggi come Martin Scorsese e Renzo Piano. L’esclusione del Metropolitan dalla lista dei luoghi tutelati ha fatto esplodere la protesta e ha aggravato lo scontro con il Comune.
Il caso Metropolitan apre una riflessione più ampia sul ruolo di cinema, teatri e spazi culturali nelle città di oggi. Non sono solo edifici, ma poli sociali che alimentano la vita pubblica e rafforzano il senso di comunità. La Fondazione Piccolo America denuncia i processi di gentrificazione e turistificazione che rischiano di svuotare questi luoghi. L’approccio di Carocci è chiaro: aprire il cinema Troisi come aula studio sempre disponibile e offrire proiezioni gratuite che “invadono” la città. Una cultura attiva e inclusiva, capace di restituire umanità alle strade e farne un luogo di incontro e partecipazione.
Le parole di Valerio Carocci parlano chiaro: “la cultura è politica quando crea legami, dialogo, comunità.” Un invito a uscire di casa, rompere l’isolamento e vivere insieme gli spazi urbani. Piazze, cinema, luoghi aperti incarnano questo spirito. Difenderli non è solo salvaguardare un patrimonio artistico, ma costruire un modello di società più aperta e inclusiva. In un’epoca dominata dalla tecnologia e dall’intelligenza artificiale, dove si rischia di perdere il contatto con l’umano, il Piccolo America si conferma un presidio fondamentale. La partita di Roma è un segnale che riguarda tutto il Paese, con possibili ripercussioni su altre città italiane.
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