“L’arte si annusa, non si guarda.” È questa la sfida lanciata da Olfacta Art Fair, che da venerdì 18 a domenica 20 settembre 2024 animerà gli spazi di Edit Garden a Torino. Un appuntamento insolito, dove dieci artisti e una rete di realtà indipendenti esplorano il linguaggio degli odori, materia evanescente che sfugge a ogni catalogazione e rompe le regole tradizionali del mercato e della fruizione artistica. Qui non si tratta di ammirare un quadro o una scultura, ma di lasciarsi attraversare da sensazioni e memorie invisibili. Sotto la cura di Gianluigi Ricuperati e l’idea di Francesca Casale, Olfacta si propone come un laboratorio in cui simboli e gerarchie consolidate vengono messi in discussione, aprendo la strada a un’esperienza sensoriale tutta nuova.
Per troppo tempo, il linguaggio olfattivo è rimasto ai margini del panorama artistico occidentale, schiacciato dal predominio della vista. Solo di recente ha iniziato a farsi strada come mezzo espressivo a sé. L’olfatto, infatti, si sottrae alle regole della fissità e della durata che caratterizzano molte altre forme d’arte. Riconoscerlo significa andare oltre la tradizione visiva e aprirsi a un’esperienza multisensoriale, capace di risvegliare ricordi ed emozioni in modo del tutto nuovo. Musei, curatori e istituzioni culturali stanno mostrando un interesse crescente, che va oltre l’inclusione dell’odore come semplice elemento decorativo: si interrogano sulle implicazioni culturali e politiche di un medium invisibile ma potentissimo, che si manifesta nell’effimero e invita a relazioni inedite. Anche il pubblico sembra più disposto a farsi coinvolgere in esperienze che vanno oltre la vista, entrando in un dialogo diretto con il passato e con il corpo.
L’arte olfattiva cambia il modo di vivere l’opera. Non si è più spettatori passivi, ma partecipanti attivi, in cui l’esperienza nasce dall’incontro tra i ricordi personali e il messaggio dell’artista.
Ogni opera olfattiva parte da un’idea, da un tema più che da una forma. Si indaga un nodo critico come la memoria, l’identità o il rapporto con il paesaggio, usando l’odore come strumento di esplorazione. Francesca Casale, ideatrice di Olfacta, vede nell’odore una materia capace di aprire nuove strade di conoscenza, al di là dell’immagine.
Il lavoro creativo coinvolge una ricerca intensa, che intreccia fonti storiche, scientifiche, antropologiche e culturali per costruire un quadro solido. Solo dopo si passa a comporre la fragranza, una sorta di scrittura fatta di combinazioni di elementi odorosi. Le opere restano aperte a diverse interpretazioni, lasciando a chi le vive il compito di dare un senso personale, attraverso la memoria, l’immaginazione e la percezione del corpo.
Questa molteplicità di letture è il cuore dell’arte olfattiva. Non c’è una risposta giusta o sbagliata: ogni esperienza è unica.
Un profumo può suscitare emozioni diverse in persone diverse. Questa imprevedibilità è al centro del dibattito sull’arte olfattiva. Jean-Claude Ellena sottolinea come gli odori entrino dentro di noi in modo più immediato e profondo delle immagini, richiamando ricordi ed emozioni personali. Lungi dall’essere un ostacolo, questo aspetto diventa una forza dell’opera.
L’arte olfattiva non si propone di comunicare un messaggio rigido o univoco, ma di aprire un dialogo tra ciò che l’artista crea e ciò che il visitatore percepisce. In un mondo artistico sempre più standardizzato e facile da leggere, l’arte degli odori porta complessità, ambiguità e spazio per interpretazioni personali.
L’arte olfattiva è per sua natura effimera. La volatilità dell’odore rende ogni esperienza irripetibile, spingendo a ripensare l’idea di opera come oggetto stabile e duraturo. Negli ultimi decenni, l’arte ha già messo in discussione questa idea, puntando su processi e momenti temporanei; l’arte olfattiva porta questa riflessione all’estremo.
Progettare e fruire queste opere significa accettare l’effimero non come un limite, ma come un valore aggiunto. Ci si sposta dal concetto di possesso a quello di relazione e di evento prodotto dall’opera. Di conseguenza, cambiano anche i modi di conservare, documentare e tramandare queste creazioni, che diventano spesso sperimentali.
Il nome “Olfacta Art Fair” richiama esplicitamente il linguaggio del mercato dell’arte. Ma l’evento non è una critica alla compravendita o al collezionismo. Piuttosto, mette in discussione le basi su cui si muove la circolazione delle opere, chiedendo modelli nuovi per accogliere un’arte che non si regge sull’oggetto stabile.
L’arte olfattiva, essendo relazionale e in divenire, costringe a ripensare esposizione, conservazione e valorizzazione. Olfacta si propone come una piattaforma culturale che sostiene e dà legittimità a questa forma d’arte, affiancando la mostra a un lavoro curatoriale e teorico di qualità.
La fiera diventa così un crocevia tra artisti, istituzioni, collezionisti e pubblico, ampliando i confini di ciò che oggi chiamiamo arte contemporanea. Non vuole essere un’alternativa al sistema esistente, ma un contributo per farlo evolvere, portando in primo piano sensibilità e forme espressive che finora sono state ai margini per mancanza di strumenti adeguati.
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