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Parigi trasforma la Bourse de Commerce in una nuvola: l’installazione immersiva di Fujiko Nakaya fino al 2026

Redazione 30 Giugno 2026

Nel cuore di Parigi, sotto la cupola della Bourse de Commerce, una nuvola prende forma senza bagnare né raffreddare chi la attraversa. È Cloud #07156, l’ultima opera di Fujiko Nakaya, maestra delle “Fog Sculptures”. Fino al 14 settembre 2026, questa nube di vapore denso riempie lo spazio centrale, sospesa tra luce e movimento, come un’entità viva che sfugge allo sguardo. L’aria si fa palpabile, ma sfugge alle mani; i confini si dissolvono, confondendo dentro e fuori, visibile e invisibile. È un’esperienza che trasforma la Rotonde in un teatro dove arte, natura e architettura si mescolano senza soluzione di continuità.

Nebbia che trasforma lo spazio: un’esperienza da vivere con tutti i sensi

Nel cuore di Parigi, la Rotonde della Bourse de Commerce si fa teatro di un incontro insolito tra architettura e natura, filtrato dall’arte. Fujiko Nakaya riempie l’aria con una grande nube di vapore nebulizzato, fatta di minuscole goccioline simili alla nebbia vera. Il risultato? Uno spazio che cambia continuamente: la struttura stessa sembra dissolversi e ricomporsi davanti agli occhi di chi la osserva. La temperatura, il movimento dell’aria, il passaggio delle persone modificano densità e forma della nube, rendendo l’installazione sempre diversa, viva e imprevedibile. Curata da Emma Lavigne con la collaborazione dell’esperta Anne-Marie Duguet, l’opera mette in scena quel sottile confine tra ciò che è costruito e ciò che è naturale.

La Rotonde, progettata da Tadao Ando, con il suo grande cilindro di cemento che domina il pavimento, lascia spazio alla circolarità della nuvola. La nebbia gioca con luci e ombre, a volte bloccando del tutto la vista, trasformando lo spazio in qualcosa di simile a un “anti-panopticon”. Come un filtro che cambia continuamente, crea tensione tra ciò che si vede e ciò che resta nascosto, facendo sentire chi la attraversa un po’ fuori dal mondo solido e concreto. L’opera non è solo da guardare: è un’esperienza che coinvolge tutti i sensi, che cambia insieme al movimento, alla luce e all’aria.

Quando architettura, natura e tecnologia si incontrano nell’arte di Fujiko Nakaya

Fujiko Nakaya si inserisce nel pensiero di Tadao Ando, che ha descritto la sua architettura come uno spazio dove natura e costruzione umana si confrontano e convivono. Con Cloud #07156, la natura diventa un fenomeno creato e controllato dalla tecnologia: l’artista usa pompe ad alta pressione e ugelli speciali per creare micro-goccioline che formano la nebbia artificiale. Il risultato è un fenomeno leggero e in continuo movimento, che non cambia la struttura dell’edificio ma ne altera completamente la percezione. L’opera vive e si trasforma con le condizioni climatiche interne e il passaggio delle persone.

Questa scultura d’aria mette in discussione quello che diamo per scontato nel guardare uno spazio e invita chi osserva a un’esperienza attiva. Lo spazio non è più solo da vedere, ma da attraversare, sentire con lo sguardo e con il corpo, lasciandosi avvolgere e trasportare dalla nuvola. È come una “conversazione con il vento”, una danza continua tra natura e tecnologia che aggiorna costantemente l’opera. Cloud #07156 porta all’estremo un’idea di arte che cambia, dove ogni elemento ambientale diventa parte integrante dell’installazione.

Le radici di un’arte che ha rivoluzionato la scultura ambientale

Fujiko Nakaya è nata nel 1933 a Sapporo, nell’isola di Hokkaidō, in Giappone, con un’eredità scientifica e culturale ben precisa: suo padre, Ukichiro Nakaya, era un fisico famoso per aver creato la prima neve artificiale controllata. Questo legame con fenomeni naturali complessi ha segnato tutta la sua carriera. Dopo aver studiato pittura, nel 1967 entra a far parte del collettivo Experiments in Art and Technology , un gruppo che unisce ingegneri e artisti per esplorare nuove forme espressive.

Nel 1970 realizza la sua prima Fog Sculpture per il Pepsi Pavilion all’Expo di Osaka, un lavoro che ha cambiato il modo di pensare la scultura. Le sue installazioni si basano sull’interazione tra ambiente, tecnologia e percezione, occupando spazi pubblici e naturali in tutto il mondo. Ha spesso collaborato con musicisti come David Tudor, coreografi come Trisha Brown e videoartisti come Bill Viola, esplorando un’arte totale che coinvolge tutti i sensi.

La sua carriera segna una svolta nel rapporto tra arte e natura: la materia non è più un dato fisso, ma un fenomeno in continua trasformazione, soggetto a mutamenti imprevedibili. Questo principio, che sta alla base di Cloud #07156, si traduce nella capacità di rendere visibile ciò che normalmente sfugge all’occhio umano, grazie a un gesto artistico che è insieme scientifico e poetico.

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