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Giudicesse 2030: Marta Anatra e Claudia Mollese vincono la residenza artistica tra mare e comunità in Sardegna

Un’antica imbarcazione, trasformata in un laboratorio galleggiante di idee e politica: è successo a Carbonia, nel cuore del Sulcis. Qui si è appena conclusa la quarta edizione di Giudicesse 2030, un progetto che porta avanti una sfida ambiziosa, dando spazio a registe, filmmaker e artiste visive pronte a raccontare il presente con nuovi occhi. A emergere quest’anno sono state Marta Anatra e Claudia Mollese. Il loro lavoro intreccia la storia delle Giudicesse medievali sarde con una riflessione fresca e urgente sul potere e sulla leadership di oggi, esplorando strade di partecipazione politica che si muovono al di fuori dei canali istituzionali tradizionali.

Giudicesse medievali e politica “fuori dalla politica”: il cuore di Giudicesse 2030 2026

Il nome Giudicesse 2030 richiama le sovrane che governarono i Giudicati sardi tra l’VIII e il XV secolo. Donne che non erano solo autorità, ma incarnavano un modello di governo legato a temi ancora oggi centrali: giustizia sociale, sostenibilità, e un’organizzazione del potere che nasceva dalla comunità. Per l’edizione 2026 il progetto si concentra su “Politica fuori dalla politica”. L’idea è raccontare le iniziative collettive nate lontano dalle istituzioni ufficiali, ma capaci di cambiare la società, rimettere in gioco le relazioni sociali e i processi decisionali.

Si vuole mettere in luce quelle forme di governo alternative, praticate dal basso, dove la leadership si esercita senza gerarchie rigide, ma attraverso collaborazione, ascolto e impegno diretto. In questo panorama emerge un’analisi profonda sulla gestione del territorio e sulle nuove forme di partecipazione, una politica meno visibile ma altrettanto potente.

Il progetto vincitore: navigare il potere a bordo di un veliero d’epoca

La giuria, composta da rappresentanti del CSC Carbonia – Società Umanitaria, U-BOOT Lab, Ottovolante Sulcis e dalla regista Irene Dionisio, ha scelto la proposta di Marta Anatra e Claudia Mollese per la sua originalità e spessore. L’idea è una residenza artistica che si svolgerà in parte su un veliero storico, trasformato in un vero e proprio laboratorio di comunità. Qui un gruppo di donne sarà protagonista della navigazione, un’esperienza concreta che diventa metafora della guida e del potere.

Questo racconto mette in primo piano l’esperienza fisica al timone e la trasforma in simbolo della leadership e della responsabilità pubblica. Mare, corpi, parole diventano gli strumenti per dar vita a una nuova figura di Giudicesse, radicata nella storia sarda ma capace di agire nel presente.

Il progetto è sostenuto dalla Regione Autonoma della Sardegna, con il patrocinio del Comune di Sant’Antioco e la collaborazione dell’associazione Arci Il Calderone APS, a sottolineare l’importanza di un dialogo stretto con il territorio che ospiterà la residenza.

Residenza a Sant’Antioco e restituzione: un confronto con la comunità

Dal 22 luglio al 4 agosto 2026, Marta Anatra e Claudia Mollese saranno impegnate a Sant’Antioco, tra le mura del MuseoDiffuso.exe – Centro Esperienze Creative, nell’ex Monte Granatico, e nell’arco naturale del Sulcis. L’obiettivo è realizzare un’opera audiovisiva di 15-30 minuti, che raccolga l’esperienza e le riflessioni nate durante la residenza.

Il 5 agosto il lavoro verrà presentato all’interno della rassegna Cinesulky. Particolare attenzione sarà dedicata a rendere il video accessibile a tutti, con traduzione in Lingua dei Segni Italiana e sottotitolazione in tempo reale durante la proiezione. Alle artiste è previsto un compenso di 5mila euro, oltre alla copertura delle spese di viaggio e soggiorno.

Questa apertura vuole rafforzare il legame tra arte e comunità, usando lo spazio fisico e sociale come terreno fertile per nuovi modelli di condivisione culturale e linguaggi artistici.

Marta Anatra e Claudia Mollese: tra Mediterraneo e sperimentazione

Marta Anatra e Claudia Mollese si sono formate insieme al Polygone Étoilé di Marsiglia, un laboratorio dedicato al cinema sperimentale che unisce ricerca teorica e documentario pratico. La loro collaborazione nasce da interessi comuni su trasformazioni territoriali, pratiche collettive e senso di appartenenza.

Entrambe legate al Mediterraneo – Marta dalla Sardegna, Claudia dalla Puglia – trovano in questo mare un punto di partenza ricco di suggestioni. Attraverso il cinema documentario sperimentale, esplorano il rapporto tra luoghi, memoria e comunità, proponendo narrazioni alternative che riflettono su spazi sociali e identità.

Il loro sguardo artistico dialoga con il presente senza dimenticare la storia e il contesto culturale, dando vita a opere capaci di evocare emozioni e pensieri che superano confini geografici.

Redazione

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