Categories: Eventi

South Asian Futurism alla Biennale di Venezia: Il Futuro Può Davvero Rallentare?

Ogni volta che salgo su un treno, quella piccola leva accanto al macchinista cattura il mio sguardo. Immagino qualcuno che la tira davvero, con il convoglio in piena corsa: cosa succederebbe? Si fermerebbe all’istante o deraglierebbe? O forse ormai è solo un gesto simbolico, un residuo di un passato lontano. Il futuro spesso lo vediamo come un treno impazzito, che corre verso l’ignoto senza freni. Ma esiste davvero un modo per rallentare, per riprendere in mano il controllo? Alla Biennale di Venezia 2026, tra opere e visioni, emerge proprio questa idea—una leva diversa, un invito a fermarsi, a respirare, a lasciare che il tempo si dilati.

Un’esposizione che cambia il ritmo: il tempo dell’ascolto

In un hotel veneziano, a pochi passi dal trambusto della Biennale, l’atmosfera è un’altra cosa. Niente corse da un padiglione all’altro, niente confusione o passi frettolosi. Qui, dove la RMZ Foundation presenta il progetto Hylozoic/Desires, l’arte si prende il suo tempo. Si parla piano, si ascoltano storie che parlano di ghiacci lontani, tessiture antiche, paesaggi sonori e trasformazioni urbane. Il dialogo si apre senza fretta, e questo è un modo per mettere in discussione il ritmo frenetico della Biennale stessa.

Non è un tentativo di fermare il flusso del tempo, ma un invito a scegliere quando correre verso il futuro. Lasciare spazio alla riflessione, osservare, costruire legami tra opere e mondi distanti. Così si crea un piccolo dispositivo culturale che si oppone alla fretta dell’esposizione, un modo per dare valore al presente, rallentare e ascoltare con attenzione.

South Asian Futurism: guardare al passato per immaginare il domani

Futurismo fa pensare subito a velocità, rumore, rotture con il passato. Ma Himali Singh Soin, artista e scrittrice dietro Hylozoic/Desires, propone un’altra strada. Qui il futuro non si costruisce strappando via il passato, ma riconoscendo le tracce che lascia nei materiali, nei paesaggi, nei suoni, nelle tecniche.

Questa visione prende forma in opere fatte di fibre, pigmenti, metodi artigianali e ritmi lenti. Dalla scelta dei colori all’attesa paziente, ogni passaggio parla di cura e attenzione. Non è solo una questione estetica, ma una celebrazione del percorso, con tutte le sue imperfezioni e connessioni. L’arte diventa così un gesto di resistenza all’accelerazione del tempo che viviamo.

Tessiture e suoni: una nuova mappa sensoriale di spazi e tempi intrecciati

Un esempio concreto è “Subcontinentment”, un’opera che fonde paesaggi sonori polari con registrazioni di Delhi durante il lockdown. Qui il futuro si ascolta come una sovrapposizione di tempi e luoghi lontani, connessi da un filo sottile. I suoni diventano tessitura, la tessitura narrazione della presenza, un invito a non distrarsi.

In “Mountain, pixelated in the water”, il suono si trasforma in tessuto grazie all’ikat, una tecnica tradizionale dove il disegno prende forma prima ancora di iniziare a tessere. Il filo diventa parola, e l’opera si svela solo quando tutto si intreccia. Lucia Pietroiusti, curatrice del testo, parla di uno “spazio di riposo e ascolto dentro l’intreccio della complessità”. Una definizione che sembra un manifesto, un antidoto alla frenesia crescente della Biennale.

RMZ Foundation: l’arte che trasforma la città

La RMZ Foundation, che sostiene il progetto, nasce in un contesto di urbanizzazione rapida in India. Questo non è un dettaglio: in un mondo artistico spesso alla ricerca di visibilità e spettacolo, questa fondazione punta su un altro impegno. Vuole creare condizioni per un lavoro basato sulla lentezza, sull’ascolto e sulla costruzione di legami.

Anu Menda, fondatrice della RMZ Foundation, racconta che la sua idea di arte nasce lontano dagli ambienti accademici, in mezzo alle città. Per lei, l’arte non è decorazione, ma presenza attiva, un modo per dialogare con la città nei suoi cantieri e spazi di trasformazione. La città diventa così un terreno culturale su più livelli, un’occasione per allungare i tempi e inserire processi creativi in un contesto dominato dall’urgenza e dalla fretta economica.

Rallentare non per fermarsi, ma per vivere il tempo

Quella leva nascosta sui treni non serve più a bloccare un convoglio in corsa, ma è un richiamo a un altro modo di vivere il tempo. Il lavoro di Himali Singh Soin e David Soin Tappeser, sostenuto dalla RMZ Foundation, mostra che si può attraversare il futuro senza farsi travolgere dalla corsa senza fine. L’esistenza di una strada diversa è forse il messaggio più importante.

Il futuro, dunque, non è una linea netta che parte da oggi e cancella tutto il passato. È un paesaggio che si costruisce restando, ascoltando e facendo durare il tempo. Solo così, lasciando che ciò che resta entri davvero nella nostra cultura, potremo riscrivere il cammino che ci aspetta, scandito piano, tra le calli di Venezia e i tessuti della Biennale.

Redazione

Recent Posts

Estate vintage a Milano: i mercatini imperdibili di moda e antiquariato lungo i Navigli

Ogni sabato mattina, Ripa di Porta Ticinese si trasforma. La Fiera di Sinigaglia, con le…

6 ore ago

Record d’asta per Frank Gehry: Icehenge venduto a 243.200 dollari, il design da collezione più costoso di sempre

Asta Freeman’s, un nome che ha acceso i riflettori su una scultura fuori dal comune:…

6 ore ago

I Mercatini Vintage di Milano da Non Perdere Questa Estate: Moda, Antiquariato e Atmosfera Unica ai Navigli

Quando l’estate arriva, le piazze e i vicoli di molte città italiane si trasformano in…

8 ore ago

Cultura in quota sulle Dolomiti Bellunesi: eventi, arte e tradizioni con la Desmontegada fino a ottobre

Le Dolomiti Bellunesi non dormono d’estate Tra vette imponenti e borghi che sembrano sospesi nel…

8 ore ago

SSRN History Research Network: la piattaforma open access per la ricerca storica in anteprima

Navigare nel mare della ricerca storica può essere un labirinto. Tra pubblicazioni ufficiali, convegni sparsi…

9 ore ago

Mostra a Treviso sfida l’idea di confine: tra prigioni e libertà di movimento alle Gallerie delle Prigioni

Varcata la soglia delle Gallerie delle Prigioni di Treviso, si capisce subito che un confine…

10 ore ago