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Torino celebra Marisa Merz con una mostra unica in tre musei per il centenario della nascita

A Torino, il centenario della nascita di Marisa Merz si celebra con un evento che attraversa la città, toccando tre luoghi simbolo dell’arte contemporanea. Castello di Rivoli, Fondazione Merz e GAM hanno unito le loro energie per mettere in scena una mostra diffusa, un omaggio a quella che è stata l’unica donna protagonista dell’Arte Povera. Tra le pareti di questi spazi, si potranno ammirare opere rare, perfino inedite, che raccontano la sua capacità unica: trasformare materiali umili e di uso quotidiano in pura poesia visiva. Un viaggio nel tempo e nella creatività di un’artista che ha lasciato un segno indelebile.

Tre sedi, un unico racconto: la mostra “La danza delle ore”

Dal 29 ottobre 2026 al 4 aprile 2027, Torino ospiterà “Marisa Merz. La danza delle ore”, una mostra diffusa che coinvolge i tre spazi più importanti della città. Grazie al sostegno della Fondazione CRT, l’iniziativa mette insieme curatori, collezioni e programmi per offrire una panoramica completa di oltre cinquant’anni di lavoro dell’artista. Il titolo richiama la natura mutevole delle sue opere, che si spostano tra materiali fragili e gesti delicati. Questa collaborazione tra istituzioni rappresenta un modello di sistema culturale coordinato, un modo concreto per valorizzare un’artista di fama internazionale le cui radici sono ben salde in Piemonte.

Durante la presentazione al Museo del Novecento di Milano, i rappresentanti torinesi hanno sottolineato l’importanza dell’iniziativa. Marina Chiarelli, assessora alla Cultura del Piemonte, ha ricordato quanto Marisa Merz rappresenti un simbolo identitario per la regione. Rosanna Purchia, assessora alla Cultura di Torino, ha evidenziato come il dialogo tra enti e il sostegno dei finanziatori abbiano reso possibile un progetto così ambizioso. Un catalogo ufficiale, pubblicato in occasione di un convegno internazionale, accompagnerà la mostra arricchendone il racconto con approfondimenti scientifici.

Marisa Merz: un’artista che ha fatto del quotidiano la sua arte

Nata a Torino nel 1926 e scomparsa nel 2019, Marisa Merz ha costruito un linguaggio personale e originale nell’arte italiana del secondo Novecento. Cresciuta come Maria Luisa Truccato, ha condiviso con il marito Mario Merz molte tappe fondamentali dell’Arte Povera, ma ha sempre mantenuto una ricerca autonoma e riconoscibile. Fin dagli anni Sessanta ha portato nelle sue opere materiali legati alla vita domestica e artigianale – fili di rame, tessuti, cera – per esplorare temi come l’identità, il corpo e il rapporto tra quotidianità e creazione artistica.

Uno dei momenti più innovativi della sua carriera risale al 1966, quando trasformò il suo appartamento-studio in uno spazio aperto al pubblico, cancellando il confine tra privato e pubblico. Questo gesto anticipava il cuore della sua poetica: un intreccio continuo tra esperienza personale e arte. Nel tempo ha lavorato con installazioni, sculture, disegni e ambienti, mettendo al centro fragilità, cura e il fluire del tempo. Il suo nome ha oltrepassato i confini italiani, con partecipazioni alle Biennali di Venezia, a Documenta e in musei come Centre Pompidou, Stedelijk Museum e Metropolitan Museum of Art. Nel 2013 ha ricevuto il Leone d’Oro alla carriera.

Tre sedi, tre chiavi di lettura per un’unica grande mostra

La mostra si sviluppa sfruttando le caratteristiche di ogni sede torinese. Al Castello di Rivoli sarà protagonista l’installazione “E il naufragar m’è dolce in questo mare”, presentata per la prima volta nel 1980 alla galleria Tucci Russo e poi alla Biennale di Venezia dello stesso anno. Curata da Francesco Manacorda e Marianna Vecellio, questa parte mette in luce l’aspetto ambientale e quasi onirico dell’arte di Merz. Accanto a lei, opere di artiste contemporanee come Leonor Antunes, Tacita Dean e Lara Favaretto danno vita a una sorta di “retrospettiva allargata”, mostrando l’eredità dell’artista.

La Fondazione Merz, sotto la guida di Beatrice Merz e Sébastien Delot, si concentrerà sul lato più sperimentale e intimo della ricerca di Marisa. Qui saranno esposti documenti, disegni preparatori e gruppi di opere meno note, per mettere in evidenza i continui cambiamenti e ripensamenti che hanno segnato il suo lavoro. L’attenzione sarà tutta rivolta ai materiali e al loro trasformarsi nelle mani dell’artista.

Alla GAM, Chiara Bertola e Chiara Parisi proporranno un percorso dedicato al rapporto fra arte e vita, legato al concetto di casa-studio-laboratorio. Qui Merz fondeva i due mondi e questa mostra lo racconterà attraverso sculture, disegni e opere che testimoniano il ruolo centrale di questo spazio nel suo processo creativo. Tra le opere in esposizione spicca “Living Sculpture” del 1966, restaurata e riaperta al pubblico dopo un intervento conservativo al Centro Conservazione e Restauro di Venaria.

Le tre sedi lavorano insieme come un sistema integrato, ma ciascuna con un punto di vista differente. Questo approccio pluralista aiuta a scoprire con rigore e fascino le tante sfaccettature della vita artistica di Marisa Merz.

Redazione

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