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See You: il capitolo finale della Galleria Tommaso Calabro tra ritratti e storia dell’arte a Venezia

Appena varcata la soglia della Galleria Tommaso Calabro, a Venezia, un grande specchio cattura lo sguardo. Non è un dettaglio casuale: è il primo passo dentro “See You”, una mostra che dal 5 maggio al 18 luglio 2024 porta il visitatore in un viaggio tra passato e presente. Si parte dal fasto dei saloni francesi del XIX secolo, con i loro ritratti classici, per arrivare a sperimentazioni contemporanee che sfidano ogni convenzione. Le pareti, fitte di quadri, raccontano storie personali e riflettono sull’identità, sull’incontro con l’altro, mostrando come il ritratto sia sempre più di un semplice volto.

Dalle radici classiche al simbolismo psicologico: de Chirico incontra Tiepolo

La mostra affonda le sue basi nella grande tradizione dell’arte europea. Giambattista Tiepolo, con il suo stile veneziano, introduce il pubblico alle origini del ritratto, mescolando classicismo e narrazione con mano esperta. In una sala raccolta e più intima, spicca un’opera importante: La signorina amata di Giorgio de Chirico, incorniciata da una cornice barocca che ne sottolinea il valore. Qui la figura femminile, più che semplice musa, diventa strumento per esplorare l’identità e le molteplici sfaccettature del soggetto ritratto. De Chirico va oltre la resa estetica: apre una porta a una dimensione nuova, psicologica, dove il ritratto diventa introspezione e mistero, mettendo in discussione lo sguardo tradizionale.

Volti nuovi: emozione e trasformazione dell’icona femminile

Il confronto con la tradizione si arricchisce grazie a Cecilia Cocco, che offre una lettura inedita del volto femminile. In Interlude, il gioco di luci fredde e ombre ciano dissolve l’immagine classica, trasformando la musa da figura statica a una tensione emotiva palpabile, fatta di incontri umani. Questo effetto crea una vibrazione sottile ma profonda, riflettendo un approccio contemporaneo al ritratto come esperienza emotiva, non solo come rappresentazione. In parallelo, l’immagine enigmatica di Bogdan Koshevoy in F.F. porta lo spettatore in una dimensione dove l’atto di osservare si mescola con l’abbandono al mondo interiore dell’altro, attraverso volti e sfumature di colore. Qui la figura si sospende tra l’essere e il divenire.

Identità in gioco: dal dubbio metafisico alla critica sociale

La mostra solleva anche domande universali. Ritratto di filosofo di Vincenzo Agnetti mette in discussione un tema senza tempo: è davvero possibile raccontare se stessi in modo completo attraverso un’immagine? Questo dubbio si riflette nel gioco tra realtà e finzione, presenza e artificio. Altro passaggio importante è il confronto tra stereotipi e critica sociale. Louis Gauffier, con il Ritratto di Étienne Michaux, celebra uno stereotipo consolidato, enfatizzato da uno sfondo fiorentino ricco e dettagliato. Al contrario, John Baldessari in Prima Facie : kind, 2005 usa il volto unito a uno slogan per smascherare e denunciare i codici sociali preconfezionati, mettendo a nudo le contraddizioni di un’immagine che spesso accettiamo senza pensarci.

Guardarsi dentro: l’intimità dell’autorappresentazione contemporanea

L’ultima tappa del percorso è dedicata all’introspezione degli artisti attraverso l’autoritratto. Qui il volto diventa un dialogo tra ciò che si mostra e ciò che resta nascosto, tra segno visibile e metafora. Gli artisti non si limitano a riflettersi: raccontano le loro verità più profonde, desideri limpidi o tormentati. Francesco Cima, con Piromane, firma un autoritratto di grande impatto: il suo volto tinto di rosso sangue occupa il primo piano, mentre davanti arde un fuoco che può evocare un desiderio di autodistruzione o la volontà di bruciare le convenzioni esterne. La forza e la crudezza di questo lavoro sintetizzano le sfide contemporanee dell’identità e del sé.

La Galleria Tommaso Calabro: un ponte tra innovazione e tradizione veneziana

Con questa mostra, la Galleria Tommaso Calabro conferma la sua coerenza artistica e il legame stretto con Venezia. Molti degli artisti esposti vivono e lavorano in città, portando nuove prospettive. La galleria si è sempre distinta per il suo ruolo di ponte tra culture, epoche e linguaggi diversi, creando uno spazio dove le contaminazioni diventano spinta per riflettere e dialogare. “See You” lascia così un segno forte nella memoria collettiva veneziana: un’eredità fatta di sguardi incrociati, confronti intensi e collezioni che raccontano storie senza tempo.

Redazione

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