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Dino Lopardo e la Trilogia dell’Odio in anteprima a Primavera dei Teatri 2026 a Castrovillari

A Castrovillari, maggio non è solo il mese del caldo che si fa sentire, ma anche quello in cui la città si trasforma in un vero e proprio palcoscenico. Primavera dei Teatri, festival che da oltre venticinque anni anima le strade con storie vere e intense, quest’anno presenta Rigetto, il nuovo spettacolo di Dino Lopardo. L’autore e attore si addentra nelle pieghe più oscure delle famiglie disfunzionali, raccontando con forza e senza filtri la bulimia e altri disturbi alimentari. Tra paure, rabbia e solitudine, la sua scrittura – diretta, fisica – svela le fragilità nascoste, senza lasciare scampo. Dal 26 al 31 maggio 2026, sul palco di Castrovillari si accende una riflessione potente, capace di scuotere e far riflettere.

Dino Lopardo: dalla manualità al palco, un teatro artigianale e senza filtri

Lopardo non arriva dal classico percorso teatrale: prima di iscriversi all’Accademia di Roma ha lavorato come cartongessista, un’esperienza che ha lasciato il segno nella sua attenzione maniacale per i dettagli scenici. Per Rigetto ha curato personalmente le scene, dedicando ore in laboratori di scenotecnica, dal mattino alla sera. Questo lavoro artigianale si traduce in uno spettacolo concreto, fisico, che coinvolge lo spettatore in un’esperienza immersiva e tangibile.

La sua scrittura, definita “sporco tragicomica”, scava senza mezzi termini nelle contraddizioni sociali e familiari più dure. Per Lopardo la famiglia resta il primo laboratorio di tensioni e traumi, spesso disfunzionale e teatro di ferite che si allargano ben oltre le mura domestiche. Ama portare in scena questi conflitti dolorosi, raccontando personaggi in bilico tra odio e paura, fragilità e violenza.

Affogo e Rigetto: dentro l’odio tra bullismo e disturbi alimentari

La storia prende il via con Affogo, spettacolo e libro pubblicato da SuiGeneris, che già aveva esplorato il bullismo e la paura dell’acqua. Qui il protagonista, Nicholas, cerca di sfuggire a una famiglia che sembra più una prigione tossica, dove la paura domina ogni rapporto e scelta.

Con Rigetto l’attenzione si sposta sul corpo e sui disturbi alimentari, in particolare la bulimia. Lopardo racconta storie di personaggi che combattono con paure interiori e con il peso del giudizio sociale, con la famiglia ancora una volta come terreno fertile per ferite profonde. Nicholas, protagonista di entrambi gli spettacoli, naviga tra conflitti personali e familiari che lo spingono ai margini di una società che sembra incapace di ascoltare.

La trilogia dell’odio, di cui fanno parte queste due opere, dipinge un quadro senza eroi o colpevoli assoluti: ogni personaggio incarna una molteplicità di ruoli e sentimenti, intrecciati da un odio che nasce da esperienze reali, fallimenti personali e sociali. Il conflitto interiore di Nicholas, tra angelo e diavolo, mette a nudo la fragilità umana di fronte al dolore e all’assenza di sostegno.

Paura e comicità: il doppio volto di un teatro tagliente

Dietro la scrittura di Lopardo c’è una paura profonda e personale. Racconta di quando, da ragazzo, fu escluso da una recita scolastica perché giudicato incapace: un’esperienza che gli ha lasciato un segno indelebile, fatto di lotta tra arrendersi e ribellarsi. È questa ambivalenza il cuore di Affogo e Rigetto, dove la paura non è solo un sentimento privato, ma un fenomeno sociale alimentato da indifferenza e rigidità.

Accanto a questo c’è una comicità amara, che emerge proprio nei momenti più duri e scomodi. Non serve a stemperare, ma è una lama tagliente che sfiora il limite, smaschera ipocrisie e scardina il buonismo di facciata. È la cifra di Lopardo: un cinismo che mette a nudo verità scomode, senza edulcorazioni.

Famiglia e società: uno specchio di ferite e esclusioni

La famiglia disfunzionale è il riflesso di una società più ampia, spesso incapace di accogliere e comprendere differenze e fragilità. Lopardo si concentra sia sulle tensioni tra fratelli, genitori e figli, sia su come queste si riverberano nel contesto sociale.

Samuele, fratello di Nicholas, è l’innocenza non ancora segnata da questo sistema: non parla, ma diventa simbolo di un possibile futuro o di una purezza destinata a essere travolta. Pino, il bagnino, rappresenta invece il giudizio sociale che si accanisce sui più fragili, confermando che esclusione e intolleranza alimentano odio e violenza.

Per Lopardo, queste storie raccontano ferite individuali ma anche fallimenti collettivi. La scelta di Nicholas di non imparare a nuotare è una potente metafora: non un semplice limite personale, ma un segno di un sistema che non offre sostegno né empatia.

Rigetto debutta a Castrovillari: cresce l’attesa per il finale della trilogia

La prima di Rigetto a Castrovillari segna un passo importante per Lopardo, che consolida il suo percorso nella trilogia dell’odio. Questo secondo capitolo mette in scena un dialogo continuo tra parola, luce e scena. Un esempio? Il frigorifero diventa un vero e proprio attore simbolico in uno spettacolo che ha visto più di cinquanta versioni della sceneggiatura, a testimonianza del rigore e della cura con cui Lopardo affronta il suo lavoro.

Il terzo atto, anticipato dallo stesso autore, si chiamerà Cesso e parlerà di ludopatia, un’altra ferita profonda che si aggiunge a bullismo e disturbi alimentari, completando il quadro drammatico delle fragilità umane e sociali di oggi.

Il pubblico riconosce l’onestà di questi racconti: spesso, le reazioni a fine spettacolo si traducono in un ringraziamento più sincero di qualsiasi applauso. Segno del potere di un teatro che sceglie di rompere il silenzio su temi ancora troppo spesso ignorati o stigmatizzati.

Scrivere con responsabilità: il tempo necessario per raccontare

Tra Affogo e Rigetto c’è stato un lungo lavoro di maturazione. Lopardo non scrive per il gusto di salire sul palco ogni anno, ma solo quando sente che è davvero il momento di raccontare una storia.

La responsabilità verso il pubblico e le persone che rappresenta è al centro del suo lavoro: niente mode, numeri o circuiti prestigiosi. La scrittura nasce dalla realtà, cambia insieme alle luci, allo spazio e all’energia degli attori.

Il teatro di Lopardo viene dalla strada, dall’ascolto delle voci ai margini, e si costruisce in uno spazio dove parola, immagine e azione si fondono in un unico organismo vivo. Così ogni spettacolo mantiene intatta la sua forza e autenticità, raccontando il dramma umano con rigore e immediatezza.

Redazione

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