
Luce fredda, riflessi verdi di un green screen e piccoli marker incollati a terra: è un set, ma non quello che ti aspetti. Valentin Gillet ha trasformato lo spazio dell’Espace Parallèle a Parigi in un laboratorio a vista. Dal 21 al 25 maggio 2024, Sense of Agency ti getta nel cuore pulsante dell’immagine digitale di oggi, un universo dove il confine tra reale e virtuale si dissolve. Niente trucchi nascosti dietro l’angolo, qui tutto è svelato: gli strumenti, le luci, le sovrapposizioni. La magia del cinema? Smontata, resa visibile, e forse un po’ più inquietante.
Dietro le quinte dell’immagine: tecnologia e racconto a cielo aperto
Sense of Agency è come un set cinematografico smontato, uno spazio in cui gli elementi tecnici diventano protagonisti visivi e narrativi. Non si tratta di guardare immagini finite, ma di attraversare gli ingranaggi che danno vita alla realtà virtuale e digitale. Camminando sui marker usati per creare ambienti virtuali, i visitatori entrano in contatto con la struttura stessa della simulazione visiva. Luci blu, verdi e rosse, sparse in modo disordinato, disegnano un paesaggio che sembra un ecosistema digitale in continuo movimento. Ogni dettaglio, dai dispositivi di ripresa alle zone illuminate, rompe l’incanto nascosto dietro film e videogiochi, trasformando lo spazio in una sorta di “dream house” dove l’artificio si mostra chiaramente e si mette a confronto diretto con chi guarda.
Valentin Gillet: un percorso tra effetti speciali e arte contemporanea
Valentin Gillet è nato a Poissy nel 1994 e si è mosso tra gli effetti speciali e l’arte contemporanea. Dopo aver studiato arti applicate all’ESAG di Parigi, ha lavorato da autodidatta nel campo degli effetti visivi, per poi completare la sua formazione all’École des Beaux-Arts di Parigi nel 2024. Questa doppia esperienza, tra industria e sperimentazione artistica, è il cuore della sua ricerca. Gillet usa film, installazioni e immagini generate al computer per esplorare i meccanismi che regolano il modo in cui vediamo oggi. Il suo lavoro incrocia cinema, digitale e modellazione 3D, dando vita a opere che mostrano come l’immagine non sia solo un riflesso del reale, ma un soggetto attivo nella costruzione della percezione.
Effetti speciali e intelligenza artificiale: una mostra che disorienta
La mostra mette in scena una serie di elementi presi dal cinema e dagli effetti speciali, ma fuori dal loro contesto abituale. Occhi e bocche deformati, protesi in silicone, pezzi di volto svuotati dalle loro funzioni naturali diventano interfacce ibride, zone di confine tra umano e artificiale. In particolare, le protesi oculari e dentali, spesso usate nei film horror o nelle produzioni CGI tradizionali, qui sono isolate e ripensate come oggetti inquietanti, capaci di creare nel visitatore un senso di straniamento. L’incontro tra tecniche pratiche degli effetti speciali e le tecnologie digitali, comprese le ricostruzioni in 3D e l’intelligenza artificiale, produce un disorientamento profondo. Il confine tra vero e falso si dissolve, mentre la materia dell’immagine digitale prende corpo e racconta storie proprie.
L’immagine digitale che prende vita: la riflessione sull’autonomia
Al centro di Sense of Agency c’è una riflessione sul ruolo dell’immagine oggi. “Agency” indica proprio la capacità dell’immagine digitale di agire da sola, andando oltre la semplice imitazione del reale. Gillet mostra come la rappresentazione contemporanea partecipi attivamente alla costruzione di senso, cambiando la nostra percezione del mondo e influenzando ciò che viviamo. L’immagine non è più uno specchio passivo, ma un attore che plasma la realtà come la vediamo. Le opere in mostra evidenziano come le immagini, governate da algoritmi e infrastrutture digitali, si assumano un ruolo indipendente, contribuendo a definire nuove forme di visibilità.
L’essere umano e la rappresentazione visiva: un rapporto in trasformazione
Come spiega la curatrice Elisabetta Pagella, la mostra mette in luce un “velo di Maya” digitale che prende il posto di quello tradizionale. Questa nuova illusione non nega il reale, ma ne riorganizza continuamente la visibilità, manipolando la percezione attraverso sistemi tecnologici complessi. In questo scenario, l’essere umano non è più l’unico autore dell’immagine. Diventa invece un co-autore, immerso in reti di dispositivi tecnici e processi algoritmici. Il rapporto tra soggetto e immagine si fa più complesso, mostrando un’interazione fluida e spesso invisibile. Sense of Agency ci racconta così come l’estetica contemporanea e il linguaggio digitale stiano cambiando il modo in cui immaginiamo e capiamo il nostro stare nel mondo.



