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Biennale Arte Venezia 2026: Guida Completa alle Mostre e Eventi da Non Perdere

Redazione 9 Maggio 2026

# Il primo giorno della 61ª Biennale d’Arte a Venezia si apre con un’esplosione di colori e suoni

Il primo giorno della 61ª Biennale d’Arte a Venezia si apre con un’esplosione di colori e suoni che si diffondono dalla vibrante Dorsoduro fino a Mestre. La città, già percorsa da visitatori curiosi, si trasforma in un palcoscenico a cielo aperto, dove installazioni sorprendenti e performance inaspettate emergono tra calli e piazze. Non è solo la mostra principale a tenere banco, ma un intreccio fitto di eventi sparsi tra musei, gallerie private e spazi indipendenti. Venezia si svela così in tutte le sue sfumature: dai palazzi antichi affacciati sul Canal Grande fino alle nuove frontiere oltre il Ponte della Libertà.

Biennale 2026: sperimentazioni artistiche e nuovi sguardi sulla società

Il 9 maggio si è aperta ‘In Minor Keys’, la mostra curata da Koyo Kouoh che segna l’inizio della 61ª Esposizione Internazionale d’Arte. Gli spazi istituzionali di Giardini, Arsenale e altri luoghi della città ospitano 110 artisti, collettivi e duo. Le loro opere invitano a riflettere sulla condizione umana oggi, sulle relazioni che nascono e sulla sperimentazione tra forma e contenuto. Al centro c’è il corpo, visto come strumento di conoscenza e di politica, raccontato attraverso gesti performativi che parlano di resistenza, guarigione e gioia condivisa.

Koyo Kouoh ha pensato la mostra come un incontro tra artisti di diversi luoghi e tempi, puntando su temi come la processione e il riposo. Sei “Schools” – blaxTARLINES, Denniston Hill, G.A.S. Foundation, lugar a dudas, Nairobi Contemporary Art Institute e RAW Material Company – rappresentano centri di creazione artistica a livello locale e internazionale, conferendo alla mostra un respiro ampio e inclusivo.

Nei giorni che hanno preceduto e accompagnato l’apertura, tra il 6 e l’11 maggio, un ricco programma di performance ha messo al centro il corpo come testimone di memoria e motore di un discorso politico fatto di condivisione e resistenza.

Dorsoduro e San Marco: prime tappe tra mostre e installazioni

Il tour parte da Dorsoduro, nei pressi della Basilica di Santa Maria della Salute, con una visita a Marignana Arte. Qui si trova ‘Senza Bandiere V.3.0. Divide et impera’, la personale di Opiemme che raccoglie opere realizzate negli ultimi 15 anni. La sua ricerca ruota attorno ai temi della convivenza e della responsabilità condivisa, usando parole e immagini semplici, dipinte con pennelli e spray su mappe, carte nautiche e pagine di libri o giornali. Le parole, scelte con cura, colpiscono proprio per la loro immediatezza, spingendo chi guarda a fermarsi a riflettere.

Nella Project Room della stessa galleria, Stefano Cescon presenta ‘Subsidere’, una mostra che esplora la trasformazione e il rapporto con il tempo. La cera è il materiale protagonista, usata per superare i confini tra pittura e scultura attraverso stratificazioni e manipolazioni. Le superfici in continuo mutamento diventano una metafora dell’instabilità e della fragilità della vita, invitando a confrontarsi con ciò che cambia senza sosta.

A San Marco, a Palazzo Marin, si può visitare ‘DO U DARE!’, la personale di Shirin Neshat presentata da Gladstone Gallery e Galleria Lia Rumma, curata da Ilaria Bernardi e Bartolomeo Pietromarchi. Il lavoro nasce dall’incontro con la storia di Nasim Aghdam e si sviluppa in una trilogia girata in diversi angoli di New York. Fotografia e video indagano le tensioni tra mondo interiore ed esteriore femminile, mettendo a confronto visioni sociali occidentali e iraniane.

Non lontano, a Campo Manin sulla facciata di Palazzo Nervi, l’evento collaterale ‘If All Time Is Eternally Present’ coinvolge quattro artiste: Tai Shani, Kandis Williams, Meriem Bennani e Orian Barki. Curata da Chiara Carrera e Marta Barina, la mostra unisce video, architettura e spazio pubblico per aprire un dialogo nuovo tra linguaggi visivi e strutture urbane. Questo progetto inaugura il ciclo ‘Building Dialogue’ promosso dalla Fondazione Pier Luigi Nervi per ripensare l’eredità dell’architetto attraverso interventi curatoriali innovativi.

San Polo e Fondazione Prada: uno sguardo critico sulla cultura pop americana

Attraversando il Canal Grande, a San Polo la Fondazione Prada ospita ‘Helter Skelter’, una bipersonale di Arthur Jafa e Richard Prince curata da Nancy Spector. Nati a dieci anni di distanza, i due artisti scavano nell’appropriazione e manipolazione della cultura pop americana, mettendo a nudo le sue contraddizioni e crudeltà. La mostra raccoglie oltre 50 opere tra fotografie, video, installazioni, sculture e dipinti, comprese opere inedite e una zine realizzata insieme. Il percorso rivela come miti e perversioni si intreccino con il racconto collettivo e le identità culturali.

Cannaregio tra installazioni immersive e ricerche identitarie

Nel quartiere di Cannaregio, gallerie e spazi propongono un ricco ventaglio di esperienze. All’Ex Chiesa di Santa Caterina, nel Convitto Foscarini, il Padiglione della Repubblica del Kirghizistan presenta ‘Belek’, una grande installazione immersiva di Alexey Morosov, curata da Geraldine Leardi. Su 600 metri quadrati si sviluppa un dialogo tra video-affresco, scultura, pittura e suono. Le immagini raccontano la trasformazione del territorio kirghiso dovuta alle opere idro-ingegneristiche del Novecento, mettendo a confronto la memoria culturale nomade con il gioco tradizionale Kok-Boru.

Nei dintorni, la galleria Fondation Wilmotte propone ‘Isole del silenzio’, personale di Kan Yasuda e evento collaterale della Biennale. La mostra crea un’esperienza meditativa attraverso la costruzione di un giardino minerale che privilegia il silenzio e l’essenzialità, riflettendo su materia e spazio come parti di un dialogo intimo.

A poca distanza, Bea Vita ospita la collettiva ‘Nowruz. Immagini, suoni e voci dall’Iran contemporaneo’, curata da Yasra Pouyeshman e Mara Sartore. Questa mostra apre un percorso dedicato ad artisti iraniani contemporanei, i cui lavori esplorano memoria, identità e cambiamento. Tra gli artisti presenti: Reihane Raei, Siroo, Afsoongar, Mahboobeh Yazdani, Ehsan Shayegh, Farnaz Aboutalebi e Aynaz. Il progetto si distingue anche per la grafica firmata Babak Safari, che fonde arte tradizionale e design moderno.

Sempre a Cannaregio, la galleria Ikona Photo Gallery presenta ‘Archivio Naturale’, personale di Filippo Romano. Il fotografo indaga le stratificazioni e le resistenze delle memorie personali e collettive attraverso immagini che raccontano il rapporto tra natura e presenza umana. Le opere mettono in luce un ecosistema complesso, dove forme naturali e intervento umano convivono tra dialogo e tensione.

Mestre: memoria storica e nuove frontiere espositive

Oltre il Ponte della Libertà, Mestre chiude il percorso con due appuntamenti di grande rilievo. Il M9 – Museo del ‘900, vicino al Teatro Corso, ospita la collettiva ‘Pertini. L’arte della democrazia’, nata per celebrare l’80° anniversario della Resistenza, il 130° della nascita di Sandro Pertini e in parallelo al referendum che ha fondato la Repubblica Italiana. La mostra intreccia capolavori della collezione privata Pertini, oggi a Savona, con fotografie, lettere, filmati e documenti provenienti da musei e istituti italiani. Il racconto mette in luce il ruolo chiave di Pertini nella storia e nella cultura democratica italiana.

A pochi passi, la galleria Circuit inaugura la sua nuova sede dopo due anni di lavori con ‘Sunburn’, personale di Federica Di Pietrantonio curata da Laura Cocciolillo. Nove opere tra pittura, installazione e video esplorano il tema della connessione e dell’isolamento nell’esperienza contemporanea, interrogandosi sulle trasformazioni portate dalla società e dai media digitali. Circuit si presenta così come uno spazio fisico e culturale dedicato alla riflessione critica e alla resistenza in un mondo in rapida evoluzione digitale.

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