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Adriano Bolognino trasforma Come neve: il doppio debutto coreografico tra forza e fragilità a Vicenza

Redazione 30 Aprile 2026

Neve che cade lenta, vento gelido che sferza il volto: il palco si trasforma in un paesaggio nordico, dove la forza si mescola a una fragilità palpabile. Nel 2022, Adriano Bolognino aveva raccontato l’innocenza con due danzatrici e un candido manto bianco; oggi, invece, la sua coreografia si fa più intensa, più oscura. La versione maschile di quel lavoro, ambientata tra tempeste e silenzi gelidi, si presenta in anteprima nazionale al Festival Danza in Rete di Vicenza. Non è tutto: un altro pezzo, appena creato per due danzatrici, esplora il tempo che scorre e i legami che ci definiscono. Due opere diverse, ma unite dalla stessa firma, quella di Bolognino, che continua a lasciare un segno profondo al Teatro Comunale di Vicenza.

Nella neve: da un’immagine dolce a un racconto di passaggio e trasformazione

L’originale Come neve nasceva dall’immagine rassicurante della neve vista dai bambini alla finestra. Qui quell’idea si rinnova, diventando più dinamica e carica di tensione. In Nella neve, la versione per uomini, il bianco candore si trasforma in una tempesta simbolica che racconta il salto dalla fragilità dell’infanzia all’azione adulta. La scena si apre su una nebbia fitta, un ambiente gelido dove emergono lentamente due figure maschili. I danzatori, a torso nudo e con lunghe gonne a campana – realizzate con cura artigianale – indossano cuffie bianche che ricordano elmi, come guerrieri in un paesaggio ostile.

I corpi sembrano sospesi: nascondono i piedi sotto le gonne, dando l’illusione di galleggiare. Si muovono nello spazio con passi rapidi e spezzati, alternando momenti di avvicinamento a pause scandite. I gesti sono fatti di mani che battono, teste che ruotano, spalle e busto che si contraggono profondamente, il tutto accompagnato da respiri ritmati e brevi sospensioni. La tensione cresce in una coreografia che richiama duelli: fendenti nell’aria, arti che si alzano come corna di alci, movimenti speculari e opposti.

La colonna sonora di Giuseppe Villarosa crea un paesaggio sonoro denso, fatto di tensioni e improvvisi silenzi, che amplifica la sensazione di allerta e trasformazione. Una scena chiave mostra i danzatori strisciare a terra, quasi seminudi, per poi rialzarsi più forti, sostenendosi a vicenda. La performance mette in luce l’intimità di due corpi vulnerabili ma potenti, capaci di raccontare il passaggio attraverso il caos di un “inverno” personale verso una nuova consapevolezza. Giovanni Karol Borriello e Lorenzo Molinaro, formati nel progetto Agora Coaching Project, portano in scena questa tensione con una fisicità fluida ed energica, mostrando una maturità che unisce tecnica e sentimento.

Organi: un racconto intimo tra due donne nel flusso del tempo

Molto diverso per dimensioni e tono, Organi è il secondo capitolo della trilogia Last Movement of Hope di Bolognino, che debutta in prima nazionale proprio a Vicenza. Il lavoro esplora la relazione intima tra due danzatrici, Cristina Roggerini e Laura Dell’Agnese, attraverso micro-danze che si susseguono come pagine di un diario. La musica di Peter Gregson, rielaborata da Giuseppe Villarosa, accompagna una narrazione silenziosa fatta di gesti compulsivi, volteggi e posture che oscillano tra tensione e rilassamento.

Il coreografo costruisce il racconto con piccoli dettagli: scatti di mani, salti improvvisi, brevi corse si alternano a pause intense, durante le quali gli sguardi si perdono verso un orizzonte indefinito e suggestivo. Questi momenti parlano di sogni interrotti, ricordi vivi, resistenze fisiche e psicologiche. Tra lotta e tenerezza, le due interpreti trovano un nuovo equilibrio, una connessione fatta di continua ricerca di vicinanza e comprensione.

Al centro della scena, un oggetto sospeso – una nuvola o forse un organo – si trasforma lentamente, accendendosi e spegnendosi, cambiando luce e colore per riflettersi sui corpi e influenzare l’atmosfera. L’ambiente diventa sospeso, carico di una luce che oscilla tra speranza e malinconia.

Le pose finali sono immagini di intensa poesia: le due donne camminano con la testa appoggiata una sulla spalla dell’altra, ruotano e si sostengono, scivolano a terra e poi si rialzano. L’azione si limita a tracciare segni sul pavimento, mentre cala il silenzio e le luci sfumano dal chiaro al crepuscolare. Quei gesti raccontano una storia fatta di fragilità e forza, di momenti condivisi e individuali, un’intimità che si esprime senza parole.

Adriano Bolognino e la danza contemporanea italiana: un punto di riferimento

Adriano Bolognino conferma il suo ruolo di spicco nella danza contemporanea italiana grazie a una ricerca che coniuga tecnica precisa e sensibilità emotiva. Tra il 2025 e il 2027 sarà artista associato al Teatro Comunale di Vicenza, importante polo per la produzione e la promozione della danza in Italia. I suoi lavori, spesso articolati in progetti pluriennali come Last Movement of Hope, affrontano temi universali con un linguaggio corporeo incisivo.

Le sue produzioni, tra cui Nella neve e Organi, sono nate grazie al sostegno di realtà culturali di rilievo come il Körper Centro Nazionale di Produzione della Danza e istituzioni internazionali come il Centro Coreográfico Canal di Madrid. Questo network permette a Bolognino di sviluppare opere complesse e raffinate, capaci di dialogare con il pubblico contemporaneo.

I danzatori coinvolti, spesso formati in programmi di perfezionamento come Agora Coaching Project e la MM Contemporary Dance Company, si distinguono per talento e preparazione. L’alternanza tra giovani interpreti e artisti affermati rafforza il legame di Bolognino con la formazione e la crescita delle nuove generazioni, oltre che con la sperimentazione coreografica.

Le novità del 2025 a Vicenza e i progetti in corso testimoniano il ruolo attivo delle istituzioni nel promuovere un’arte che parla di emozioni e offre spunti di riflessione attraverso il corpo in movimento. Il pubblico viene coinvolto in racconti visivi intensi, dove il gesto diventa un linguaggio capace di esprimere fragilità, forza e la complessità dell’esperienza umana.

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