
Nel 2023, una visita al Musap di Napoli ha rivelato l’arte di Andrea Gubitosi in modo inaspettato e potente. Non un semplice quadro da osservare distrattamente, ma un’esperienza capace di scavare dentro, di scuotere quella coscienza collettiva che spesso preferisce chiudere gli occhi. THE MAIN DISH mette al centro un animale insolito, inquietante, simbolo di un equilibrio fragile tra natura e crisi sanitaria. Da quel momento, Gubitosi ha moltiplicato performance, installazioni e azioni concrete, esplorando il sottile confine tra uomo, ambiente e società. Napoli non è più solo sfondo: diventa protagonista, anima pulsante di un racconto artistico che nasce dal territorio, sempre enigmatico, sempre in trasformazione.
THE MAIN DISH: il pangolino e il peso nascosto della pandemia
Nel 2023, alla mostra “Le promesse dell’arte” al Museo Artistico Politecnico di Napoli, curata da Diego Esposito, Gubitosi ha presentato THE MAIN DISH. Al centro, un pangolino: poco conosciuto, ma carico di significati. È uno degli animali più trafugati al mondo, vittima del mercato illegale per le sue squame e la sua carne. Questo animale diventa il simbolo di un racconto che lega illegalità, commercio globale e salute pubblica.
L’opera racconta una verità dura: il traffico di specie selvatiche è un vettore per virus e pandemie, come la recente esperienza con SARS-COVID-19 ha drammaticamente mostrato. Il pangolino rappresenta quel ponte biologico tra natura e uomo che ha avuto un ruolo chiave nella diffusione del contagio. Con questo lavoro, Gubitosi denuncia un sistema malato di cui siamo tutti parte, invitandoci a riflettere, senza giri di parole, sulle nostre responsabilità verso il pianeta.
Malignant Valley: quando il corpo diventa teatro di contaminazione
Nel 2024, Gubitosi ha portato avanti il discorso con MALIGNANT VALLEY, una performance che mette in scena la contaminazione tra corpo e ambiente. Il protagonista è un costume d’avanguardia chiamato Orticaria, che trasforma il corpo in un palcoscenico di sintomi e segnali. Le masse tumorali diventano decorazioni, quasi gioielli, mentre la gonna a scacchi richiama la casa, il quotidiano.
L’ispirazione arriva dal Vallo di Diano, territorio segnato da infiltrazioni eco-mafiose. Qui, ambiente e persona si mescolano in un’unica realtà compromessa: la terra inquinata genera corpi segnati, dove non si capisce più dove finisce la natura e dove comincia la salute umana. La performance è una denuncia netta e urgente, che intreccia crisi ambientale e sociale senza lasciare spazio a dubbi.
Aiuola Verdetufo: Napoli si prende cura della natura
Negli ultimi due anni, Gubitosi ha coinvolto la comunità con Aiuola Verdetufo, un progetto di arte urbana, memoria e cura nel quartiere Vomero. Un fazzoletto di terra dimenticato vicino allo scalone Aldo Giuffrè è diventato un laboratorio vivo di rigenerazione. Scavando sono riaffiorati oggetti come siringhe e resti personali, tracce di una Napoli nascosta e marginale.
Questi reperti raccontano storie di abbandono e scarto, ma il progetto guarda anche avanti, puntando a reintrodurre specie della macchia mediterranea. Non è solo un intervento ambientale, ma un gesto culturale che costruisce memoria collettiva attraverso la cura condivisa e momenti di pulizia. Raccontato anche su Instagram, Aiuola Verdetufo coinvolge cittadini e artisti in un percorso che intreccia natura e comunità.
La festa delle piante: un rito di rinascita a Napoli
Il 14 dicembre 2025, Aiuola Verdetufo ha ospitato un evento importante: la messa a dimora di oltre trenta specie vegetali selvatiche ed endemiche, scelte per ricostruire un piccolo paesaggio originale. Non solo un intervento verde, ma un vero rito collettivo, dove memoria e simbolo si fondono.
L’evento richiama la festa di Piedigrotta, momento di passaggio e purificazione. Le piante sono state messe a dimora accompagnate da suoni e strumenti semplici, creando un’atmosfera di condivisione e partecipazione. Un gesto di cura che vuole rigenerare il territorio attraverso relazioni umane consapevoli, confermando l’arte come leva di cambiamento sociale e ambientale.
Lo studio Flego e la sfida dei Campi Flegrei
Il futuro prossimo vedrà Gubitosi impegnato con lo studio Flego, la cui apertura al pubblico è prevista per il 18 aprile 2026. Uno spazio pensato per far vivere Aiuola Verdetufo e mostrare altri progetti recenti che esplorano nuovi orizzonti artistici e ambientali.
Particolare attenzione è rivolta ai Campi Flegrei, area vulcanica dal grande dinamismo geologico. Qui Gubitosi cerca di leggere il territorio come simbolo di trasformazione e stratificazione, intrecciando natura e storie bioculturali. Il lavoro, ancora in fase iniziale, vuole indagare il rapporto tra attività vulcanica, cambiamenti ambientali e vita, aprendo riflessioni su tutela, consapevolezza e responsabilità civica.
Andrea Gubitosi conferma così il suo percorso: un’arte che non si limita a mostrare, ma interroga il presente, unendo impegno e poesia per immaginare futuri possibili nel cuore pulsante di Napoli.



