Milano, Palazzo Citterio: tra le sue mura antiche sta per prendere vita When Apricots Blossom, una mostra che racconta più di una semplice storia. È il racconto di una terra segnata, il Karakalpakstan, che ha visto svanire il maestoso Lago d’Aral, vittima di un disastro ambientale senza precedenti. Gayane Umerova, presidente della Fondazione per lo Sviluppo dell’Arte e della Cultura dell’Uzbekistan, ha voluto questo progetto come un ponte tra dramma e speranza. Il titolo, tratto da una poesia di Hamid Olimjon, una delle voci più significative della letteratura uzbeka, si fa simbolo di rinascita. Non è solo il declino a emergere da questa esposizione, ma la forza di una comunità che tiene vive tradizioni antiche, nonostante tutto.
Il Lago d’Aral, un tempo vasto e ricco, si è lentamente prosciugato negli ultimi decenni, lasciando dietro di sé una ferita profonda. Per il Karakalpakstan, questa trasformazione ha significato molto di più di un semplice cambiamento del paesaggio. La biodiversità è andata persa, il clima locale è mutato, e intere comunità hanno dovuto reinventare il proprio modo di vivere. Studi e ricerche hanno documentato la desertificazione e l’inquinamento che hanno colpito la salute e l’economia del territorio. Eppure, proprio in questo scenario difficile, emergono segnali di reazione: sono le comunità stesse a impegnarsi nel mantenere vive le proprie radici culturali e a spingere per un futuro di rigenerazione. È questo il cuore pulsante della mostra.
A guidare la mostra c’è l’architetto Kulapat Yantrasast, che ha pensato a un percorso che va oltre la semplice esposizione. Installazioni, oggetti di design e attività didattiche raccontano tre elementi chiave della cultura karakalpaka: i tessuti, il cibo e l’abitare. I tessuti parlano di maestria artigianale e tradizioni tramandate di generazione in generazione. Il cibo diventa un filo che lega la gente alla terra e alle proprie radici gastronomiche. Infine, l’abitare si racconta nella yurta, simbolo di adattamento e mobilità, reinterpretata con uno sguardo contemporaneo. Il risultato è un viaggio che mostra la forza materiale e spirituale di una popolazione ancora profondamente legata al proprio territorio.
La mostra è il frutto di una collaborazione tra dodici designer provenienti da tutto il mondo e artigiani uzbeki. Insieme hanno lavorato su materiali tradizionali come legno, seta, ceramica, feltro e canna, unendo tecniche antiche a sensibilità moderne. Tra i nomi coinvolti spiccano Bethan Laura Wood, Bobir Klichev, Didi NG Wing Yin, Fernando Laposse e Marcin Rusak. Le opere esposte spaziano da tappeti fatti a mano a vassoi per il pane progettati appositamente, fino a tessuti decorativi realizzati con metodi tradizionali rivisitati. Ogni pezzo è un ponte tra passato e presente, un dialogo sincero che valorizza il patrimonio culturale come risorsa viva e creativa.
Tra i protagonisti della mostra c’è il film Where The Water Ends, realizzato dal regista Manuel Correa e dall’architetta Marina Otero Verzier. Il documentario entra nella vita quotidiana delle comunità che ancora abitano intorno al Lago d’Aral, mostrando i loro riti, i loro spazi di incontro e la loro tenace resistenza culturale. Il film racconta come la memoria collettiva continui a vivere, nonostante il disastro ambientale. Le immagini dialogano con le altre espressioni artistiche della mostra, offrendo una narrazione intensa e umana che spinge a riflettere sul legame tra cultura e sostenibilità. Un racconto chiave per comprendere come mantenere viva l’identità di un territorio segnato da profonde ferite.
When Apricots Blossom si propone come uno spazio dove tradizione e innovazione si incontrano. Le opere e i progetti in mostra suggeriscono che il patrimonio culturale non è un semplice ricordo da custodire, ma un motore per immaginare nuovi modi di vivere sostenibili e inclusivi. La conoscenza artigianale tramandata nel tempo può aprire strade nuove per affrontare crisi globali come quella climatica. Il lavoro della Fondazione per lo Sviluppo dell’Arte e della Cultura dell’Uzbekistan diventa così un esempio di cooperazione internazionale e dialogo tra culture, con uno sguardo rivolto al futuro delle comunità che lottano per salvare il lago e le proprie radici.
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