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Lorna Simpson a Punta della Dogana: Arte Contemporanea e Frammentazione a Venezia

Sul lembo di terra che separa il Canal Grande dal Canale della Giudecca, la Dogana da Mar si veste di novità. Stavolta, niente mostra unica e monumentale come quelle di Schütte o Huyghe: gli spazi si dividono, si moltiplicano. Nel cuore pulsante di Venezia, la Pinault Collection ha animato gli ambienti restaurati dall’architetto Tadao Ando con un progetto che sorprende. Al centro, Lorna Simpson, artista afroamericana, che presenta oltre cinquanta opere inedite tra dipinti, collage e installazioni. Un’occasione rara, capace di accendere nuovi riflettori su un’arte intensa e contemporanea.

Punta della Dogana: due mostre, due linguaggi

Quest’anno la Dogana da Mar si presenta spaccata in due, con contenuti e stili ben diversi. Al piano superiore si può visitare “Algebra”, dedicata a Paulo Nazareth, artista brasiliano che mescola cultura e identità in opere concettuali. Al piano terra, invece, prende forma “Lorna Simpson: Third Person”, a cura di Emma Lavigne, la rassegna più importante dedicata a Simpson in Europa nell’ultimo decennio. Il progetto nasce da una collaborazione con il Metropolitan Museum of Art di New York, dove una versione è stata già presentata nella primavera 2025.

Le sale di Punta della Dogana si animano così di testimonianze d’arte contemporanea. Gli spazi, appena restaurati, fanno da cornice perfetta per un dialogo diretto tra opera e visitatore. Spezzare la mostra in due sezioni permette di concentrarsi meglio, senza disperdere l’attenzione, e di esplorare a fondo i diversi mondi creativi.

Il collage protagonista: il cuore critico della mostra di Lorna Simpson

Tra tutte le opere in mostra, il collage spicca come protagonista assoluto, non solo come tecnica ma come vero e proprio strumento di riflessione. Simpson non usa il collage solo come forma visiva, lo trasforma in metodo: ogni lavoro passa attraverso un processo di frammentazione e ricomposizione. Per lei, questa frammentarietà rispecchia la condizione contemporanea del corpo e dell’identità, temi che affronta dagli anni Ottanta a oggi.

Nel suo percorso, l’artista ha destrutturato fotografie abbinate a testi, per indagare la percezione del corpo nero, soprattutto femminile. La mostra veneziana racconta l’evoluzione di questo lavoro, con collage che sembrano pezzi di un universo complesso, fatti di sovrapposizioni, ritagli e ricostruzioni che creano connessioni nuove tra immagini e memoria.

Molti di questi materiali arrivano da riviste storiche come Ebony e Jet, fonti preziose di ricordi personali e collettivi che costruiscono un archivio simbolico dell’esperienza afroamericana. Tra i pezzi più significativi c’è “Black Totem”, scultura formata da edizioni originali di queste riviste, che si erge come una colonna slanciata, potente emblema di storia e identità condivise.

Tra video, installazioni e pittura: la frammentarietà si allarga

Il tema della frammentarietà attraversa tutta la produzione di Simpson e si estende anche alle dimensioni spaziali e formali delle opere esposte. Oltre ai collage, l’artista porta avanti questa idea con sculture, video e installazioni. “Woman on Snowball” è un esempio chiaro: una scultura che traduce in forma tridimensionale un collage della serie “Unanswerable”, dando vita a un’immagine forte e surreale.

Anche la pittura si inserisce in questo gioco di scomposizione e ricostruzione. Le tele mostrano volti e immagini d’archivio manipolati con sovrapposizioni, sfocature e rotazioni, accompagnati da un uso vivace del colore che smonta la chiarezza originale. I tratti si confondono e si moltiplicano, raccontando le molteplici identità e punti di vista che Simpson vuole portare alla luce.

Questa strategia visiva, fatta di strati e passaggi volutamente imperfetti, riflette un’idea di identità come qualcosa di fluido, in continuo divenire e influenzato dallo sguardo altrui. La figura diventa così un montaggio sospeso, una “terza persona” che osserva da un confine sfumato tra realtà e rappresentazione, mettendo in discussione modelli tradizionali.

Una mostra che rilancia il dibattito sull’identità attraverso la frammentazione

“Lorna Simpson: Third Person” si presenta come una riflessione intensa sul corpo e sull’identità oggi, con un approccio che punta sulla frammentazione e la ricomposizione. Le oltre cinquanta opere in mostra raccontano un percorso artistico che ha rivoluzionato il modo di rappresentare la figura nera e femminile, mettendo in luce le tensioni tra memoria, percezione e politica.

La mostra veneziana si inserisce in un circuito internazionale, confermando Simpson come una voce centrale nell’arte contemporanea globale. Ospitata in uno spazio storico e architettonico di grande valore come Punta della Dogana, l’esposizione si fa dialogo aperto con il pubblico, invitando a immergersi nel complesso universo costruito dall’artista.

L’impatto va oltre la semplice esposizione, aggiornando il linguaggio dell’arte visiva e approfondendo temi sociali e culturali legati al corpo e all’identità. La mostra resterà aperta fino al 22 novembre, diventando una tappa irrinunciabile per chi vuole capire le sfide e le trasformazioni dell’arte contemporanea a livello globale.

Redazione

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