
Quando si varca la soglia della galleria T293 a Roma, l’impatto visivo è immediato: le tele di Tina Dion raccontano storie che sembrano respirare. Behind Cypress Forests non è solo il titolo della sua prima mostra personale, inaugurata il 13 marzo 2026, ma una vera immersione nelle pieghe del tempo e della memoria. Fino al 17 aprile, chi si ferma davanti ai suoi quadri incontra un corpo che parla, un passato che si fa presente, un’energia capace di scuotere e avvolgere allo stesso tempo. La forza di queste opere sta nel loro sguardo profondo, capace di evocare emozioni difficili da dimenticare.
Da carriera corporate a voce pittorica autentica
Nata nel 1992, Tina Dion Mehrpouy cresce tra Iran e Stati Uniti, intrecciando due culture che lasciano un segno indelebile nelle sue opere. Prima di dedicarsi alla pittura, ha lavorato nel mondo dell’intrattenimento corporate, partecipando come produttrice associata alla serie animata Netflix Spy Kids: Mission Critical. Poi, intorno al 2020, una pausa dal lavoro tradizionale diventa il momento decisivo per seguire un’urgenza creativa che non poteva più ignorare.
La sua pittura non nasce da un percorso accademico rigido – pur avendo frequentato corsi all’Academy of Art di New York – ma da una formazione in gran parte da autodidatta. Il passaggio da un ambiente corporate a un linguaggio artistico è stato un viaggio dentro sé stessa. I primi segni sulla tela nascono dalla voglia di raccontare mondi emotivi e identitari che il precedente lavoro non le concedeva. Quella tensione tra controllo e libertà si legge ancora oggi nel suo modo di dipingere: preciso, misurato, ma vibrante di energia.
Il corpo femminile al centro di un racconto di identità e memoria
Nelle opere di Dion, la figura umana diventa il cuore di una narrazione visiva complessa. Dipinge soprattutto a olio su tela, con soggetti che emergono da sfondi essenziali. Tra colori vivi e contrasti netti, le immagini oscillano tra realismo e astrazione, creando una tensione emotiva palpabile.
Al centro del suo lavoro c’è la rappresentazione delle donne. Non sono figure astratte o generiche: il corpo femminile che dipinge porta con sé le tensioni e le contraddizioni della diaspora iraniana. Questi corpi vivono in uno spazio ambiguo, sospesi tra fragilità e forza, visibilità e invisibilità, presenza e assenza. Raccontano storie di identità e autodeterminazione in un contesto politico e culturale complesso. Tra pose teatrali e introspezione psicologica, Dion scava nell’intimità di esperienze personali e collettive.
“Behind Cypress Forests”: memoria iraniana vista dal ricordo personale
La mostra Behind Cypress Forests rappresenta un momento maturo nel percorso di Tina Dion. Il progetto nasce dall’esplorazione di un passato che l’artista non ha vissuto direttamente, ma che ha fatto spazio dentro di sé attraverso materiali d’archivio: copertine di riviste, fotografie della famiglia reale iraniana e immagini storiche del Novecento in Iran diventano materia prima per dipinti che vanno oltre la semplice rappresentazione.
Le opere si muovono in un limbo tra passato e presente. Le figure, rivisitate con colori e forme lontane dalla fotografia originale, appaiono come ombre o presenze sfuggenti, intrecciando desiderio, memoria e perdita in un dialogo intenso con la storia. I capelli femminili, elemento ricorrente e curato, assumono un valore simbolico forte, evocando resistenza e autenticità. In un contesto iraniano dove il corpo femminile è spesso stato regolato e censurato, Dion recupera questa fisicità come atto di rivendicazione e sopravvivenza.
In alcune opere, il volto è nascosto da strisce di nastro adesivo, usato anche nel processo pittorico per togliere l’eccesso di colore; qui diventa un gesto di ribellione e apertura emotiva. Il volto si ritrae, ma emergono con chiarezza altre parti del corpo, suggerendo un paesaggio interiore ricco e complesso.
Il corpo come simbolo di resistenza e introspezione
Le composizioni di Tina Dion si inseriscono in un rinnovato interesse per la pittura figurativa, tornata protagonista negli ultimi anni. Il suo gesto pittorico cammina sul filo sottile tra precisione tecnica e apertura emotiva. Le figure sembrano sospese nel tempo, esistono in una dimensione dove l’identità si costruisce continuamente, senza mai chiudersi.
Sguardi, posture, abiti raccontano storie non lineari, ma dense di interiorità e resistenza. Dion invita chi guarda a un confronto attivo, trasformando ogni immagine in uno spazio di riflessione su cosa significhi essere corpo e memoria in continuo mutamento. La sua pittura evita la nostalgia, preferendo un approccio sintetico e misterioso, capace di aprire più strade interpretative senza chiudere il discorso.
Una mostra che parla di storia, memoria e identità
La mostra a Roma colloca l’arte di Tina Dion in un contesto che va oltre il semplice piacere visivo. Behind Cypress Forests si propone come un’esperienza immersiva, dove lo spazio espositivo diventa palco di un confronto intimo con le complessità dell’essere e del ricordare.
Il titolo richiama il cipresso, simbolo della cultura iraniana legato all’eternità e alla resilienza, e suggerisce uno sguardo laterale sulla propria storia, possibile solo da un “esilio interiore”. Le opere incarnano questo punto di vista delicato e obliquo, dove memoria personale e collettiva si intrecciano senza cancellarsi a vicenda. Questi dipinti sono ponti tra mondi diversi: la memoria storica e l’esperienza individuale, la visione e il mistero, il corpo e la sua insopprimibile dimensione politica. La mostra invita a fermarsi su questa soglia, a lasciarsi attraversare da una narrazione visiva che spinge a rivedere le proprie radici e il tempo in cui si vive.



