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Ersilia Sarrecchia: il viaggio artistico nato tra le colline di Valvisciolo raccontato a Exibart Prize

Nella valle di Valvisciolo, a Sermoneta, Ersilia Sarrecchia cresce immersa in un mondo silenzioso e verdeggiante. L’arte non le si è imposta all’improvviso, ma si è insinuata piano, come un filo sottile che lega paesaggio e sentimento. Da bambina timida, con poche parole e molte emozioni in serbo, ha trovato nel disegno un rifugio e un modo per parlare senza parlare. A sette anni ha impugnato per la prima volta un pennello; da quel momento, pittura, natura e gesto sono diventati inseparabili. Le sue giornate scorrevano tra boschi, fiori, animali, e una rudimentale camera oscura per sviluppare fotografie, esperienze che hanno plasmato il suo sguardo. Crescendo, la sua arte si è nutrita di studi, del lavoro come guida al Giardino di Ninfa, e di un profondo legame con gli animali abbandonati che ha accolto. Ogni colore, ogni segno nel suo lavoro nasce da una ricerca sincera, istintiva ma consapevole, radicata nella storia dell’arte contemporanea e oltre.

Radici di un’arte tra natura e cultura

Il segno di Ersilia Sarrecchia si forma dentro un ambiente ricco e complesso. La natura della valle di Valvisciolo, con i suoi ritmi stagionali, gli animali e i silenzi, ha temprato il suo sguardo, portandola a cogliere gli equilibri fragili tra uomo e ambiente. Le prime esperienze artistiche sono arrivate in famiglia, grazie al padre appassionato di pittura e fotografia, che le ha offerto una lenta educazione visiva, un bagaglio che ancora oggi è imprescindibile. La sua arte è un incrocio continuo di linguaggi: dal disegno alla fotografia, dalle tecniche tradizionali a sperimentazioni materiche. Per lei l’arte è un terreno dove idee, emozioni e forme si intrecciano. Nel tempo ha dialogato con correnti come l’Impressionismo, l’Espressionismo e la Nuova Figurazione, senza però lasciarsi incasellare o condizionare da modelli fissi. Quando i critici la accostano a nomi come Mario Schifano, Cy Twombly o Tracey Emin, lei li vede solo come stimoli di confronto, non come modelli da seguire. La sua voce resta autonoma, un viaggio autentico nell’urgenza creativa e nella verità personale.

Natura, femminilità e protezione: i temi che animano la sua arte

Nel lavoro di Ersilia Sarrecchia la natura non è solo paesaggio, ma un mondo vivo e fragile da proteggere. L’esperienza personale di prendersi cura di animali abbandonati si riflette in una visione attenta e rispettosa della realtà. Il femminile, tema ricorrente, è visto come un elemento forte e complesso, lontano da facili rappresentazioni vittimistiche. Le sue figure femminili raccontano storie personali, attraversate da fragilità ma anche da una volontà di affermazione che rompe stereotipi e pregiudizi ancora presenti oggi. Non si tratta mai di temi sociali narrati in modo didascalico: ogni opera è piuttosto il frutto di una riflessione profonda, spesso mediata da colori e forme non naturalistiche, che creano un dialogo intenso tra emozione e simbolo. Il suo lavoro spazia dalla pittura alla scultura, fino alla fotografia, spesso mescolando questi linguaggi in progetti complessi. Per lei questa molteplicità è essenziale: serve a tradurre la ricchezza di idee e livelli espressivi che la sua mente produce senza sosta. Anche se a volte faticoso, il processo creativo è per Ersilia un’esperienza vitale di introspezione e comunicazione con il mondo.

Materia e segno: il cuore delle sue opere

Al centro del racconto di Ersilia c’è la materia stessa, scelta e combinata con istinto e spontaneità. Le sue opere nascono da un dialogo serrato tra pittura, scultura e fotografia, sempre coerenti con l’intensità emotiva del momento. Nella pittura, la materia può essere densa, stratificata o leggera e diluita, spesso con sgocciolature inattese che aggiungono suggestione. Il colore, che ha una sua voce autonoma, dà il via alla composizione che poi lascia spazio al segno, elemento distintivo del suo stile. Questo segno si manifesta anche attraverso una sorta di calligrafia automatica: parole che perdono il loro significato letterale per diventare parte integrante della pittura e della gestualità dell’opera. La scultura utilizza materiali come creta, ferro e vetro, assemblati in composizioni materiche di forte impatto. La fotografia entra nel suo lavoro in modo versatile, manipolata con tecniche chimiche che alterano l’immagine, trasformandola in campo di sperimentazione dove pittura e gesto fotografico si fondono. Per lei la tecnica non è mai un fine, ma un mezzo per dare vita a contenuti e stati d’animo.

Dee Botaniche e Ranarossa 3.0: arte e comunità a braccetto

Tra i suoi progetti più importanti c’è il ciclo “Dee Botaniche”, un equilibrio delicato tra figurazione e astrazione. Qui, attraverso la pittura e simboli naturali, Ersilia parla del presente intrecciando figure femminili e motivi vegetali senza scadere nel descrittivo o nel didascalico. Fiori, piante e archetipi diventano veicoli di riflessioni complesse su tempo, identità e memoria. Parallelamente, ha dato vita a Ranarossa 3.0, uno spazio culturale e run space dedicato a promuovere giovani artisti. Non è un’opera nel senso tradizionale, ma un “work in progress” culturale che fa parte integrante del suo percorso. Qui l’arte si fa comunità e confronto collettivo. L’impegno da curatrice e promotrice richiede energie e organizzazione, ma amplia il suo sguardo e la partecipazione nel mondo dell’arte contemporanea. Per Ersilia l’arte non è solo un fatto personale, ma anche un progetto sociale che costruisce contesti, dialoghi e reti.

Il mestiere dell’artista: tra istinto e concentrazione

Il modo di lavorare di Ersilia nasce da un flusso che sembra libero, ma è scandito da momenti di attenta osservazione e raccolta. Prima di mettersi all’opera, passa fasi di silenziosa sedimentazione, durante le quali osserva la natura, le persone, le sfumature nascoste della vita quotidiana. Appunti e suggestioni si accumulano, in attesa di trasformarsi in opere. Quando si mette a dipingere o scolpire, entra in uno stato di concentrazione quasi meditativa: il colore è la chiave d’ingresso, il segno traccia il cammino sulla superficie. Non usa quasi mai disegni preparatori, preferendo lasciarsi guidare dall’opera stessa, che può sorprenderla e cambiare direzione. La fase più delicata arriva quando bisogna capire quando fermarsi, trovare l’equilibrio interno dell’immagine senza aggiungere o togliere altro. La sua ricerca non si chiude con ogni opera, ma continua lungo tutto il percorso: le opere si parlano, si richiamano, costruendo una narrazione fluida nel tempo e nello spazio della sua creatività.

Tra difficoltà e scelte: il ruolo dell’artista oggi

Nel panorama attuale, Ersilia affronta sfide comuni a molti artisti: la scarsa visibilità sociale e professionale, la fatica di far riconoscere il lavoro creativo come un impegno serio e continuo. Spesso la sperimentazione e la produzione restano invisibili, mentre l’ingresso nei circuiti espositivi è condizionato da dinamiche non solo artistiche, ma anche relazionali e di mercato, che spesso escludono chi è emergente o indipendente. Questi meccanismi privilegiano tendenze passeggere o logiche economiche, lasciando poco spazio a proposte autentiche e profonde. Per tenere saldo il proprio percorso, Ersilia si affida a coordinate irrinunciabili: colore, segno e rapporto con la natura sono la sua bussola e la sua ancora. Un altro nodo importante è il suo ruolo da promotrice culturale con Ranarossa 3.0. Questo impegno richiede energie e responsabilità, ma apre lo sguardo e rafforza il senso di comunità nell’arte contemporanea. Per lei creare significa anche costruire spazi di dialogo e rete, non solo opere.

L’arte di Ersilia Sarrecchia continua a crescere, senza mai perdere il legame con le sue radici: quella natura osservata con occhi nuovi, quel femminile complesso e sfaccettato, e un approccio alle tecniche che fa delle mani lo strumento per afferrare ciò che sfugge alle parole. Ogni sua opera è un segno autentico di un cammino appassionato e consapevole, capace di parlare oltre i confini del linguaggio tradizionale.

Redazione

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