
La notte degli Oscar 2026 ha consacrato “One Battle After Another”, un film che ha catturato tutti, dalla critica al pubblico. Diretto da Paul Thomas Anderson, il suo racconto si snoda attraverso set che spaziano dalla soleggiata California alle terre profonde del Mississippi, passando per l’Inghilterra rinascimentale e i freddi paesaggi norvegesi. Ogni ambiente diventa un personaggio a sé, un invito a immergersi in atmosfere che raccontano storie di battaglie interiori e lotte epiche. È un cinema che non si limita a raccontare, ma che trasporta, facendo viaggiare lo spettatore attraverso continenti e tempi diversi. E in questo susseguirsi di ambientazioni, si ritrova l’anima stessa del cinema contemporaneo, fatta di emozioni, contrasti e luoghi che diventano icone indelebili.
“One Battle After Another” domina, premi per attori e registi
La 98ª edizione degli Academy Awards ha incoronato “One Battle After Another” miglior film, con Paul Thomas Anderson che si porta a casa anche il premio per la regia. Un riconoscimento per un’opera che intreccia storie intense e ambientazioni diverse in California, raccontando molteplici volti della società. Il film ha conquistato anche l’Oscar come miglior attore non protagonista grazie a Sean Penn, la cui interpretazione ha colpito per profondità e realismo. Leonardo DiCaprio, protagonista del film, non è riuscito a vincere il premio per il miglior attore, andato invece a Michael B. Jordan per il ruolo in “Sinners”. Tra le attrici protagoniste, l’Oscar è andato a Jessie Buckley per la sua intensa performance in “Hamnet”, un ritratto cupo e coinvolgente che ha emozionato la platea.
Nel frattempo, “Sentimental Value” si è imposto come miglior film internazionale, mettendo in luce il cinema nordico e la capacità narrativa di Joachim Trier. Questi titoli raccontano mondi molto diversi: dalla California contemporanea alla Louisiana degli anni ’30, passando per l’Inghilterra del Cinquecento e la Norvegia di oggi. Gli Oscar, insomma, non premiano solo i film, ma anche i luoghi che diventano simboli culturali.
California, terra di contrasti e storie vere in “One Battle After Another”
La California è la vera protagonista di “One Battle After Another”, che si svolge in una serie di luoghi capaci di raccontare vite, sfide e contrasti sociali. Il viaggio sulle tracce del film parte da Sacramento, capitale dello Stato, dove si vedono architetture governative, zone storiche e quartieri che parlano di un passato ma anche di una vivacità urbana attuale. Poco lontano, San Diego si mostra con i suoi scorci tipici della costa pacifica, una città che vive tra mare e luce californiana.
Spostandosi a nord, emergono città come Eureka e Arcata, immerse tra le sequoie secolari: qui la natura dà respiro alle storie del film, regalando paesaggi potenti e suggestivi. Infine, Stockton, porto industriale dal fascino grezzo, diventa uno spazio di tensione narrativa, simbolo di una realtà spesso trascurata ma piena di storie autentiche. Questi luoghi compongono un itinerario che alterna metropoli, cittadine e ambienti naturali, mettendo in luce la complessità dello Stato, dalla costa all’entroterra. Un vero on the road californiano per cinefili pronti a scoprire angoli meno conosciuti ma ricchi di cinema.
“Sinners” e il Sud profondo: Mississippi e Louisiana raccontati sul grande schermo
“Sinners”, premiato con l’Oscar al miglior attore per Michael B. Jordan, porta in scena un pezzo doloroso e complesso degli Stati Uniti: il Delta del Mississippi negli anni ’30, nel pieno delle leggi di segregazione razziale. Il film racconta lotta, musica, cultura afroamericana e tensioni sociali attraverso piccoli centri e ambienti rurali sospesi nel tempo. Le riprese sono state fatte soprattutto in Louisiana, alla Laurel Valley Plantation, una delle più grandi piantagioni di canna da zucchero ancora visitabili, che testimonia un passato a volte crudele.
La cittadina fittizia di Clarksdale è stata ricostruita lungo la storica Railroad Avenue di Donaldsonville, aggiungendo dettagli autentici alle vicende. Anche Braithwaite ha fatto da sfondo per le scene nelle comunità rurali. Questi luoghi aiutano a capire come il cinema possa recuperare territori marginali e raccontarli con rispetto e realismo. Tra musica blues e un’atmosfera carica di contrasti, “Sinners” si conferma una finestra su un Sud segnato dalla memoria, fatto di storie di resistenza e dolore.
“Hamnet” e il richiamo dell’Inghilterra del Cinquecento tra villaggi e teatri
“Hamnet – Nel nome del figlio”, diretto da Chloé Zhao, ha acceso l’interesse per un’epoca lontana, fatta di dettagli architettonici e sociali ormai scomparsi. Tratto dal romanzo di Maggie O’Farrell, il film racconta la storia familiare di William Shakespeare attraverso la perdita del figlio, un evento chiave per la nascita di Amleto. La location principale è l’Herefordshire, in Inghilterra, dove il villaggio di Weobley, con le sue case Tudor a graticcio ben conservate, ha offerto un set perfetto per ricreare l’atmosfera del Cinquecento.
Altre scene sono state girate alla Cwmmau Farmhouse, vicino a Whitney-on-Wye, casa d’infanzia di Agnes . Si sono aggiunte riprese in Galles e a Londra, mentre per il Globe Theatre è stato costruito un set apposito negli Elstree Studios, evitando il vero Shakespeare’s Globe per esigenze di ripresa. La cura nei dettagli architettonici e negli spazi riflette l’importanza storica del progetto, che ha portato Jessie Buckley a vincere l’Oscar come miglior attrice protagonista. Il film unisce rigore storico e intensità emotiva, immergendo lo spettatore nelle radici di uno dei più grandi autori inglesi.
La Norvegia di oggi, tra lutti e silenzi in “Sentimental Value”
“Sentimental Value”, premiato come miglior film internazionale, si sposta nel Nord Europa con una storia familiare segnata da lutti e incomprensioni. Il regista norvegese Joachim Trier ha scelto Oslo come palcoscenico principale. La capitale diventa più di un semplice sfondo: è un personaggio che accompagna la vicenda. Le riprese si concentrano sulla casa di famiglia, una villetta rossa con rifiniture bianche nel quartiere elegante di Frogner, capace di trasmettere senso di appartenenza ma anche di isolamento.
Oslo si mostra in varie sfaccettature, dai parchi ai quartieri moderni sul fiordo, fino agli interni del National Theatre, inserendo la città in un contesto narrativo ricco di significato. Non mancano scene girate fuori Norvegia, come a Deauville, in Francia, durante l’American Film Festival, che inserisce un tocco internazionale nella trama. Tra spazi urbani e familiari, il film regala uno sguardo intimo su temi universali, portati con la forza del cinema scandinavo, capace di unire immagini e racconto con un realismo profondo.
Con questa edizione degli Academy Awards, il cinema internazionale conferma la sua forza nel raccontare storie radicate in luoghi precisi, legati alla cultura di ogni paese. La mappa dei film premiati invita a scoprire scenari nuovi, dai centri urbani ai borghi storici, tra foreste antiche e coste selvagge, allargando l’esperienza dello spettatore ben oltre lo schermo.



