Il paesaggio sparisce, ma lascia tracce
Il paesaggio sparisce, ma lascia tracce. Non quelle visibili, ma impronte che si imprimono nella memoria, segnali di un cambiamento profondo nel modo in cui abitiamo lo spazio. A Thiene, nel 2024, Damiano Colombi prende tutto questo e lo traduce in arte. Le sue tele non sono mappe da leggere alla lettera, ma intrecci di forme geometriche e colori stratificati che raccontano storie più complesse di quelle che i nostri occhi possono cogliere. Qui il paesaggio non si limita a mostrarsi: si trasforma, diventa materia viva, un gioco sottile di linee e superfici che parlano di tempo e movimento senza mai rappresentare direttamente ciò che c’è fuori. È questo il cuore di “Diagnosi di Sistema”, la mostra ospitata alla Fondazione Sandra e Giancarlo Bonollo, dove il disegno si fonde con la materia e la percezione si fa soglia tra visibile e invisibile.
Per Colombi, tradurre la realtà in un’immagine precisa è un’impresa complicata. Il suo lavoro si concentra sul rapporto tra il paesaggio e la sua rappresentazione, usando il disegno per catturare quello che resta dopo il passaggio del tempo. Le sue opere non sono mappe fedeli, ma raccolgono segni e tracce che resistono, trasformandoli in forme geometriche in movimento. Queste linee e figure raccontano percorsi, deviazioni, ma sfuggono a una definizione netta.
La mostra Diagnosi di Sistema, curata da Francesco Liggieri, mette in scena proprio questa idea: il disegno come una rete in continua trasformazione, che collega passato e presente. Le linee si intrecciano in modo irregolare, mentre i colori si sovrappongono senza creare un’immagine fissa. È una stratificazione di ricordi e sensazioni che non si lascia incasellare. Tra ordine e caos, forma e non forma, si crea una tensione espressiva che riflette la complessità della realtà.
Un aspetto nuovo nel lavoro di Colombi sono i cartamodelli: superfici pensate per diventare oggetti tridimensionali, ma ancora sospese nel loro passaggio. In queste forme si apre l’idea di una trasformazione possibile, un movimento che va oltre la dimensione piatta e continua la storia del paesaggio, tra osservazione e creazione.
La materia con cui lavora Colombi gioca un ruolo decisivo. Usa acrilico su cera, con tecniche che creano scorrimenti e accumuli di colore. Così la superficie non è mai piatta o statica, ma vive di una qualità quasi organica. Toni come il viola e l’ocra si fanno densi, regalando una profondità che sfugge alla prospettiva tradizionale.
Questa stratificazione trasforma il disegno dall’interno, aggiungendo rilievi e flussi cromatici che complicano l’apparente rigore geometrico. La materia sembra contenere elementi che la sola geometria non può spiegare, restituendo uno spazio che cambia e pulsa.
La luce è un altro elemento chiave. Alcune opere sono retroilluminate, così si vedono i sottili strati di colore e materia sovrapposti. Questo gioco di trasparenze crea una profondità che non si lascia fissare con uno sguardo solo. La luce mette in evidenza la struttura, ma la complessità interna resta difficile da decifrare, ampliando quel dialogo tra visibilità e mistero che dà il titolo alla mostra.
La scelta di ospitare Diagnosi di Sistema nell’ex Farmacia Pretto di Thiene, oggi Project Room della Fondazione, rafforza il tema della “diagnostica per immagini”: la sfida tra vedere e capire. Scienza e arte si trovano qui a condividere un limite comune, quello di un’interpretazione sempre parziale e mai definitiva.
L’ambiente che ospita la mostra è parte integrante del racconto. Teche, marmo, legno e vetro richiamano un’idea di conservazione e catalogazione, memoria di un luogo nato per gestire sostanze e conoscenze. Questi materiali dialogano silenziosamente con le opere di Colombi, andando oltre la semplice analogia clinica, e diventano un contesto capace di accogliere la complessità delle forme e dei colori.
La disposizione delle opere nello spazio cambia continuamente il modo in cui le si guarda. Muovendosi, lo spettatore si confronta non solo con colori e materiali, ma con le relazioni tra le forme geometriche e le superfici materiche. Questa dinamica tra vicinanza e distanza, ordine e ambiguità, mostra come leggere un paesaggio sia sempre un lavoro incompleto e in divenire.
Le opere di Colombi invitano a pensare alla “diagnosi” non come a un risultato finale, ma come a un processo aperto che spinge a rivedere continuamente le coordinate e a riscoprire dettagli nascosti. La pittura diventa così un terreno di indagine dove tecnica e imprevisto si incontrano, suggerendo nuove chiavi per interpretare lo spazio e la realtà.
La mostra Diagnosi di Sistema offre un’esperienza densa e stratificata, giocata sulla tensione tra rigore geometrico e fluidità materica, tra memoria visiva e rielaborazione pittorica. Un viaggio dentro una mappa interna che continua a trasformarsi, lasciando aperte tutte le strade possibili.
Quando novembre arriva, la luce del giorno si ritira presto e l’aria si fa più…
Il primo novembre 2024, Miquel Navarro si è spento a Mislata, la sua città natale…
Le foglie esplodono in un mosaico di gialli, rossi e ori, incendiando i boschi della…
Le foglie cadono, l’aria si fa pungente e la Catalogna si trasforma. Novembre segna l’inizio…
Le città parlano attraverso le sue opere, dicevano di Miquel Navarro, e a Mislata quel…
Quando le foglie della Valtellina si tingono di giallo e rame, il richiamo è forte:…