Centouno fotografie scandiscono il racconto di Guido Guidi a Venezia, un percorso che intreccia territori, università e sguardi devoti. Al Magazzino 6, la mostra non si limita a esporre immagini: svela una storia di impegno visivo nato dentro l’Università Iuav. Qui, Guidi ha mosso i primi passi come studente, poi ha lavorato come tecnico e infine ha insegnato. Quel legame profondo con l’ambiente accademico dà forma a una visione attenta, quasi rigorosa, che attraversa ogni sua fotografia.
La storia di Guido Guidi all’Iuav comincia alla fine degli anni Cinquanta, quando si iscrive agli studi e frequenta le lezioni di grandi maestri come Carlo Scarpa, Bruno Munari, Luigi Veronesi e Italo Zannier. Questi incontri hanno lasciato un segno profondo nella sua formazione, influenzandone lo sguardo sulla realtà. Non si è limitato a studiare: Guidi ha lavorato come tecnico di laboratorio e, dal 2001 al 2014, ha insegnato, rafforzando così un legame duraturo con l’ateneo.
L’università è stata per lui un luogo vivo, dove il confronto con docenti e studiosi ha alimentato la sua attenzione verso il paesaggio e le trasformazioni urbane. In particolare, gli incontri con Paolo Costantini e Italo Zannier nel dipartimento di urbanistica hanno segnato il modo in cui Guidi ha indagato gli spazi quotidiani, spesso trascurati dalla fotografia tradizionale.
Questa mostra, pensata per il Centenario dell’Iuav, mette in luce proprio questo intreccio tra esperienza accademica e pratica artistica. Non è un semplice omaggio, ma un’indagine che restituisce l’evoluzione di uno sguardo sempre aperto al confronto con la realtà, senza giudicarla.
Le centouno fotografie sono divise in quattro sezioni: In Veneto, Ina-Casa, I Maestri e I Magazzini. Questa suddivisione aiuta a seguire il filo del lavoro di Guidi nel tempo, mostrando diversi aspetti della sua attenzione verso l’ordinario, quello che spesso sfugge a uno sguardo superficiale.
“In Veneto” esplora le geometrie della provincia, il modo in cui lo spazio quotidiano si modella nella regione. “Ina-Casa” racconta i quartieri popolari nati dall’edilizia pubblica italiana, mettendo in evidenza non solo l’architettura, ma anche i segni della vita e dei cambiamenti sociali.
“I Maestri” è la sezione che mette in primo piano le figure che hanno segnato la sua formazione, richiamando protagonisti del design, della fotografia e dell’urbanistica. Infine, “I Magazzini” raccoglie immagini dedicate ai resti industriali di Porto Marghera, ai segni lasciati dal tempo e alla trasformazione dell’ambiente.
Guidi definisce la fotografia come un «atto devoto, preghiera». Non cerca effetti estetici o distacco ironico, ma si immerge completamente nella realtà, senza giudizi. Questo modo di fare rende le sue fotografie testimonianze sensibili e rigorose di luoghi e spazi spesso dimenticati.
La mostra non si limita alle fotografie: espone anche materiali inediti che raccontano il metodo di lavoro di Guidi. Taccuini, schizzi, appunti e libri d’artista aiutano a capire come nascono le sue sequenze fotografiche e i suoi volumi, elementi fondamentali nel suo percorso creativo.
A chiudere l’esposizione, il video-documentario Da Guido, firmato dal videoartista Alessandro Toscano. Il filmato offre uno sguardo intimo allo studio e alla quotidianità lavorativa di Guidi, mostrando l’atmosfera di concentrazione e riflessione che accompagna la sua pratica.
Pur con un approccio didattico, la mostra mantiene un livello critico alto, capace di raccontare una fotografia che insegna a guardare il mondo con rispetto e profondità. Un invito a superare le apparenze, senza voler dominare l’oggetto fotografato, ma entrando in un dialogo attento e silenzioso con ciò che si osserva.
L’allestimento al Magazzino 6, nel cuore di Venezia, crea uno spazio in cui arte e cultura accademica si intrecciano, offrendo al pubblico un’esperienza fatta di riflessione e scoperta. Il lavoro di Guido Guidi si conferma così un punto di riferimento fondamentale per comprendere la fotografia italiana contemporanea e il suo rapporto con la realtà e il tempo.
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