A giugno, più di mille piccoli Comuni italiani hanno raccolto una sfida lanciata dal Ministero della Cultura. Ne sono usciti vincitori in 27, che insieme a reti territoriali si sono assicurati oltre 1,4 milioni di euro. Non si tratta solo di soldi: è il segnale di un ritorno deciso dei territori minori sulla scena culturale nazionale. Progetti che guardano avanti, certo, ma senza mai dimenticare le radici profonde della loro storia.
Dietro l’iniziativa “Cultura nei piccoli comuni” c’è la Direzione Generale Creatività Contemporanea del MiC, che ha voluto spingere i territori sotto i 25.000 abitanti a fare rete e a valorizzare il proprio patrimonio culturale. Non solo eventi isolati o interventi spot, ma progetti che intrecciano tradizione, creatività e partecipazione attiva della popolazione. Il sostegno arriva anche dall’Unità di missione per la cooperazione culturale con l’Africa e il Mediterraneo allargato, dal Piano Olivetti per la Cultura e dall’esperienza di Ales.
La risposta è stata sorprendente: 1.060 domande da tutta Italia, a dimostrazione di quanto ci sia voglia di rilanciare i centri storici, le tradizioni e le economie culturali locali.
Una commissione ha esaminato con attenzione le proposte, puntando su tre elementi chiave: la capacità di coinvolgere la comunità, la solidità dei partenariati tra enti pubblici e associazioni, e la sostenibilità nel tempo delle iniziative. Conta anche l’innovazione e l’allineamento con gli obiettivi culturali fissati dal Ministero.
Alla fine, sono stati 27 i progetti premiati, con capofila sia singoli Comuni sia gruppi di amministrazioni. In totale, coinvolgono 40 Comuni sparsi da Calabria a Sardegna, dalla Toscana al Lazio, fino al Molise e alla Basilicata.
Tra i beneficiari ci sono realtà come Castrignano de’ Greci in Puglia, Bagaladi in Calabria e Seui in Sardegna. Ora questi territori potranno mettere in campo interventi pensati su misura, per far emergere le proprie radici culturali.
I fondi non serviranno solo a conservare monumenti o opere d’arte. Alcuni progetti puntano a riqualificare spazi pubblici e periferie, creando nuovi luoghi di socialità. Altri valorizzano la cultura immateriale: tradizioni, feste popolari, dialetti, mestieri artigianali.
Non manca la tecnologia, usata per aprire le porte della cultura a tutti, soprattutto ai giovani e a chi ha più difficoltà. Si parla di piattaforme online, esperienze immersive e strumenti partecipativi per abbattere distanze e barriere sociali.
Obiettivo finale: costruire reti solide e durature tra istituzioni e comunità, per lasciare un segno che duri nel tempo.
Con la graduatoria pubblicata e i primi progetti in partenza, il cammino non si ferma qui. Il Ministero della Cultura ha annunciato che entro il 2026 uscirà una nuova edizione del bando, con fondi pronti per l’estate 2027.
È chiaro: la valorizzazione dei piccoli centri non è più un’idea isolata, ma una strategia su cui puntare nel lungo periodo. Dare nuova vita a questi territori significa rafforzare il patrimonio culturale del Paese, sostenere l’economia locale e costruire un ponte tra passato e futuro. Nel 2024 si è gettata una base solida per continuare a investire in quel tesoro spesso nascosto, ma prezioso per tutti noi.
Parigi, sabato 24 ottobre: tra le luci scintillanti delle gallerie e le strade invase da…
La pittura non è morta, dice Elena Ceretti Stein, mentre sfiora con delicatezza la tela.…
Nelle immagini di Gregory Crewdson, l’America si mostra familiare eppure stranamente sospesa, come se il…
# Nel cuore di Napoli, alla Galleria Acappella, Marta Ravasi scuote le convenzioni della natura…
Il videogioco non è più solo un gioco. Così suona una frase che, negli ultimi…
Nel cuore dell’Europa, dormire in un castello storico è diventato un’esperienza sempre più ambita. Camminare…