Nel silenzio antico del Convento di San Bernardino, dove le pareti portano ancora i segni degli affreschi dei Morone, si apre uno spazio in cui il sacro sembra vacillare. È qui, a Verona, che ArtVerona celebra la sua ventunesima edizione con una mostra che rompe gli schemi tradizionali. Luca Trevisani, con il progetto Rosa, non urla la sua sfida, ma la sussurra, insinuandosi tra storia e materia. Le sue opere trasformano, disfano, cambiano forma: un invito a osservare il corpo e la materia con uno sguardo nuovo, sospeso tra ciò che era e ciò che diventa. Un dialogo silenzioso, che intreccia sacro e profano senza mai perdere la sua tensione.
La Sala Morone, con i suoi affreschi tardoquattrocenteschi, ospita santi immobili, figure che sembrano sfidare il tempo con la loro armonia e compostezza. E poi ci sono le opere di Trevisani: fatte di materiali fragili e in costante mutamento — piante, pane, ruggine, ossa. Elementi vivi, che cambiano, si deteriorano, si trasformano sotto i nostri occhi. Questo contrasto crea una tensione palpabile tra due visioni del corpo e della materia: quella sacra, eterna, ideale degli affreschi, e quella concreta, vulnerabile e temporanea delle sculture contemporanee.
Trevisani non cerca lo scandalo o la provocazione a tutti i costi. Il suo invito è a riflettere sulle inevitabili trasformazioni di tutto ciò che esiste, vivente o no. Mette in discussione l’idea di forme immutabili e il confine tra naturale e artificiale. Le sue opere diventano così un archivio vivo, sempre in divenire, che sfugge alle classificazioni rigide.
Le opere sono disposte su un lungo plinto rosa — da cui il titolo della mostra — che attraversa la Sala Morone come un filo conduttore. Più di venti pezzi, di varia forma e tecnica, si alternano lungo questa linea, tra oggetti e forme organiche. Il risultato ricorda un gabinetto di curiosità moderno, dove ruggine e pane che marciscono raccontano il tempo che passa e la storia del loro ambiente.
La presenza di ossa animali aggiunge una dimensione palpabile, quasi tangibile, un richiamo alla biologia che si intreccia con le immagini sacre sulle pareti. Qui la scultura non è più statica, ma un organismo vivo, parte di un ciclo continuo di nascita, trasformazione e decadimento. Rosa ci spinge a interrogarci sulla natura effimera dell’arte e sulla sua capacità di raccontare il tempo e i processi inevitabili della materia.
Il fulcro del lavoro di Trevisani è il rapporto tra la vita dei materiali e il modo in cui percepiamo le forme. Se vent’anni fa l’artista si concentrava sulla crisi della scultura e sui suoi confini, oggi guarda alla “vita” dei materiali, alla loro capacità di cambiare e di comunicare in modi non convenzionali.
Usando elementi che si deteriorano o mutano, Trevisani sposta l’attenzione dall’opera come oggetto finito a un’entità dinamica. Così emergono ciò che è fragile, precario, spesso escluso dall’arte ufficiale. Le sue creazioni diventano testimonianze della fuga del tempo e della resistenza della materia.
Il confronto con gli affreschi di Morone prende nuova forza perché non mette in contrapposizione netta spiritualità e corporeità. Piuttosto, mostra come la materia stessa possa raccontare storie di conoscenza attraverso il cambiamento e la perdita, riflettendo processi naturali che arricchiscono la comprensione dell’arte e della realtà.
La selezione riunisce lavori realizzati da Trevisani nell’arco di vent’anni, scelti per mettere in luce connessioni meno evidenti della sua ricerca. Non sono i pezzi più famosi, ma quelli che meglio raccontano il tema della trasformazione, della tensione tra permanenza e mutamento.
Il dialogo con i santi della Sala Morone trasforma la mostra in una riflessione profonda sul corpo e sulla materia. Gli affreschi fissano un ideale di bellezza e trascendenza, mentre le sculture mettono in primo piano la fisicità imperfetta, temporanea e fragile della vita.
In questo equilibrio instabile tra sacro e orrido, tra simbolo e materia, Rosa offre un’occasione per ripensare l’arte e la scultura come strumenti di conoscenza e testimonianza del continuo divenire che caratterizza ogni cosa.
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