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Shilpa Gupta a Milano: Arte e linguaggio oltre confini alla GAM di Furla Series

Milano, Galleria d’Arte Moderna: qui, tra le mura cariche di storia, prende corpo una mostra che sfida il modo in cui pensiamo al linguaggio. Shilpa Gupta, artista indiana riconosciuta a livello globale, mette in scena “One Palm Closer to the Sky”, un viaggio che va oltre le parole. Il linguaggio, nelle sue opere, non è solo mezzo di comunicazione, ma terreno di scontro e di incontro tra identità, censura e nuove frontiere. Le sale della GAM, immerse nel verde dei Giardini della Villa Reale, diventano così lo scenario perfetto per un dialogo che unisce passato e presente, libertà e controllo, individuale e collettivo.

Tra individuo, spazio pubblico e parole: la ricerca di Shilpa Gupta

Shilpa Gupta indaga come le società costruiscono e limitano le identità partendo dal linguaggio. In più di vent’anni di carriera ha dato vita a sculture, installazioni luminose, video, suoni e performance, sempre alla scoperta di come le persone si relazionano con lo spazio che le circonda. Il suo lavoro si muove tra sfera privata e pubblica, mostrando come parole, immagini e gesti cambino significato a seconda del contesto culturale e geografico. La mostra milanese raccoglie proprio opere nate in questo intreccio di mondi.

Un esempio chiave è “I Live Under Your Sky Too”, progetto iniziato nel 2004 e ancora in corso. Il titolo semplice nasconde una domanda difficile: convivere sotto lo stesso cielo significa davvero avere gli stessi diritti e muoversi liberamente? L’opera mette a fuoco le condizioni reali in cui il diritto di appartenere a uno spazio viene concesso o negato, svelando le contraddizioni tra un’idea di universalità e i confini concreti che segnano la vita di milioni di persone. Questo scarto è un filo rosso nel lavoro di Gupta, che mette a nudo le fratture dietro le apparenze di inclusione.

Il linguaggio come potere, controllo e comunità nelle installazioni

Il linguaggio nella mostra non è più solo mezzo di comunicazione, ma materia viva da esplorare. Parole e suoni possono unire, dividere e soprattutto controllare. La censura assume forme complesse: non riguarda solo ciò che viene vietato apertamente, ma anche le regole sociali che stabiliscono chi può parlare, in quale lingua e in quale contesto. La dimensione politica si intreccia con quella personale, come si vede nella prima sala.

Qui l’installazione sonora site-specific “When the Stone Sang to the Glass” trasforma il visitatore in protagonista di un’esperienza immersiva. Pietre, arredi e bicchieri recuperati diventano casse di risonanza, mentre una versione corale e sussurrata di “Bella Ciao” risuona a bassa voce. Scelta che evoca resistenza collettiva e memoria condivisa, unendo storia e presente attraverso un simbolo universale di lotta. Si prosegue con “Truth”, un’insegna al neon capovolta che mostra come la verità venga spesso distorta in un presente segnato da tensioni politiche e minacce totalitarie.

Le opere “SoundOnMySkin” e “Stand, Speak, Here” scavano ancora più a fondo. La prima, un display con lettere rotanti, manda in crisi il concetto di chiarezza, generando frasi sconnesse e confuse. La seconda invita il visitatore a salire su mattoni e produrre un suono con le labbra chiuse, un gesto che richiama la repressione del dissenso nelle società autoritarie. Entrambe giocano sul paradosso del linguaggio: capace di includere ma anche di escludere.

Memoria politica tra interazione e assenza: il percorso alla GAM

L’interattività è centrale nel percorso alla GAM. Con “Breathe” i visitatori possono fare un frottage sulle incisioni di una parete del museo. Le figure incise sono quelle di forze dell’ordine o abusanti, mentre le sagome dei manifestanti arrestati restano assenti, visibili solo nel vuoto lasciato. Questo gioco di presenze e assenze costruisce una memoria visiva delle repressioni, sottolineando la difficoltà di raccontare chi è stato messo a tacere dalle istituzioni.

La mostra, pensata per dialogare con la collezione storica della GAM, sfrutta appieno gli spazi e l’atmosfera dell’edificio ottocentesco. Il confronto tra opere contemporanee e quadri, sculture e decorazioni d’epoca alimenta una riflessione profonda sulle continuità e le differenze nel modo in cui cultura, identità e potere si manifestano nel tempo.

Fondazione Furla e GAM: il valore di Furla Series

Il progetto nasce da una collaborazione avviata nel 2021 tra Fondazione Furla e GAM. Ogni anno una mostra dedicata a un’artista contemporanea apre nuovi scenari interpretativi, valorizzando il ruolo delle donne nell’arte contemporanea. Furla Series, lanciata nel 2017 con partner italiani, si è distinta per aver portato alla luce voci di artiste da varie parti del mondo, affrontando temi attuali e urgenti.

L’edizione con Shilpa Gupta si inserisce in un percorso internazionale. La sua opera ha toccato eventi importanti come la Biennale di Venezia, le biennali di Berlino, Sharjah, Liverpool e Gwangju, oltre a musei in Europa, Asia e Stati Uniti. Ovunque ha mantenuto un’attenzione costante ai legami tra individuo, spazio e potere, mostrando come dinamiche linguistiche e politiche siano universali ma sempre radicate in contesti culturali specifici.

Il lavoro di Gupta alla GAM conferma l’arte come strumento di indagine critica e stimolo a riflettere su questioni fondamentali della convivenza contemporanea. Nel 2024, questa mostra è una tappa obbligata per chi vuole capire non solo il valore del linguaggio, ma anche le forme complesse con cui plasma – e viene plasmato da – realtà sociali in continuo cambiamento.

Redazione

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