Un taglio netto, deciso, su una tela bianca. Con quel gesto, Lucio Fontana ha riscritto le regole dell’arte moderna. Italo-argentino di nascita, ma cittadino del mondo dell’arte, ha dato vita allo Spazialismo, un movimento che ha trasformato non solo il supporto pittorico, ma la nostra stessa percezione dello spazio. Giovedì 8 ottobre, il Teatro San Carlo di Napoli ha acceso i riflettori su questo rivoluzionario con un documentario firmato Andrea Bettinetti, aprendo la 31ª edizione di Artecinema. Tra memorie raccolte e testimonianze dirette, il film scava dentro la personalità di Fontana, rivelando come un semplice taglio possa diventare un gesto carico di significato e rottura.
Ma non è solo l’atto estetico a emergere: il documentario racconta anche il tempo in cui Fontana ha operato, un’epoca segnata da ferite profonde e tensioni nuove dopo la Seconda Guerra Mondiale. In quel contesto, il suo lavoro non è solo arte, è un linguaggio inedito, una trama di segni e spazi tracciati con un punteruolo, che ridefinisce la relazione tra pittura e realtà. La rassegna napoletana, ospitata in un luogo simbolo della cultura, conferma la sua missione: essere un ponte tra epoche diverse, un luogo dove il cinema e l’arte contemporanea si incontrano, dialogano, si provocano.
Dal 9 all’11 ottobre, tra Teatro San Carlo e Teatro Augusteo, Artecinema 2026 propone 21 proiezioni che abbracciano tutte le sfumature del contemporaneo artistico. Ormai appuntamento fisso dell’autunno partenopeo, il festival presenta anteprime mondiali e nazionali, con registi e protagonisti presenti sul palco. La direttrice artistica, Laura Trisorio, punta a far emergere dalle opere “le urgenze e gli interrogativi” che attraversano la società di oggi. Una selezione che non segue un tema fisso, ma si costruisce strada facendo, guardando alle realtà più attuali e alle voci emergenti.
Tra i protagonisti spiccano soprattutto giovani registe, molte delle quali donne, che portano sullo schermo temi delicati e complessi come ecologia, femminismo e identità culturale. I documentari in cartellone offrono così una fotografia a tutto tondo della nostra epoca, aprendo finestre sul vissuto personale e collettivo, raccontando il presente con sincerità e immediatezza. Artecinema si conferma un’occasione preziosa per entrare in contatto con storie, linguaggi e riflessioni che arricchiscono la comprensione dell’arte oltre i circuiti tradizionali.
Il documentario “Lucio Fontana. The Final Cut” di Andrea Bettinetti indaga il rapporto profondo tra l’artista e la sua opera, molto più complesso di una semplice tela “bucata”. I tagli non sono solo un gesto estetico, ma vere e proprie aperture verso un’altra dimensione: lo spazio, inteso come luogo fisico e metafisico allo stesso tempo. Fontana, attivo nella metà del Novecento, ha lavorato in un momento di grandi cambiamenti, segnato dalla guerra, dal crollo delle certezze e da nuove teorie sull’arte e sulla percezione.
Attraverso interviste a chi lo ha conosciuto o ne è stato influenzato, il film ricostruisce il suo cammino di innovazione e rottura. Emergono anche le difficoltà di chi ha provato a infrangere le regole consolidate, in un’Italia e un’Europa che ricostruivano non solo le città, ma anche le identità culturali. Il taglio diventa così un gesto di rottura e insieme di apertura, un segno che spalanca la tela e lo sguardo verso orizzonti nuovi.
Nel programma di Artecinema 2026 trovano spazio anche storie che raccontano temi centrali per il presente. Il documentario della regista brasiliana Clara Peltier, “Anna and the Infinite Line – The Forgotten Her Story”, racconta Anna Maria Maiolino, artista calabrese che ha fatto della sua esperienza di donna e immigrata in Brasile il cuore della sua arte. Maiolino, premiata nel 2024 con il Leone d’Oro alla carriera alla Biennale di Venezia, viene raccontata in tutte le sfaccettature del suo impegno artistico e personale.
Accanto a questa storia si inserisce “Remo Salvadori. Nel momento”, opera di Rebecca Salvadori, figlia del celebre artista, che esplora il rapporto con il padre oscillando tra affetti profondi e zone d’ombra. Questi film mettono in luce come l’identità personale e familiare sia oggi un elemento fondamentale nel racconto artistico, che si accompagna alla ricerca formale con un’intensità umana palpabile.
Altro tema chiave di questa edizione è l’incontro tra arte, architettura e design. Il documentario “Corvino+Multari. La nostra opera non esiste” di Mattia Colombo racconta trent’anni di lavoro del duo di architetti italiani, noti a livello internazionale. Il film si concentra sul loro rapporto con il territorio, con uno sguardo che unisce innovazione e memoria.
Il documentario diventa così un viaggio nel dialogo tra continuità e cambiamento, dove le scelte progettuali sono espressione di un confronto serrato con lo spazio e gli elementi che lo caratterizzano. L’architettura non è solo costruzione, ma centro di idee e visioni che abbracciano la trasformazione del paesaggio e delle comunità. Artecinema 2026 conferma così la sua capacità di mettere in luce narrazioni significative che attraversano tutti i settori della creatività contemporanea.
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