Ventinove disegni, dal Cinquecento al Settecento, hanno trovato una nuova dimora a Ca’ Rezzonico. Alessandro Favaretto Rubelli, imprenditore e appassionato collezionista, ha scelto di donare questa preziosa raccolta ai Musei Civici di Venezia. Un gesto che trasforma una passione privata in un tesoro pubblico, arricchendo il Gabinetto dei disegni e delle stampe. Dopo anni di attenta ricerca, queste opere raccontano ora un pezzo di storia artistica della città, pronte a essere scoperte e studiate da chiunque voglia immergersi nel passato veneziano.
Alessandro Favaretto Rubelli non è un nome qualsiasi a Venezia. Avvocato, Cavaliere del lavoro, ha guidato con mano ferma l’azienda di famiglia, nota in tutto il mondo per tessuti di alta qualità. La sua abilità ha aperto mercati lontani, con showroom a Londra, Parigi, New York e anche in città emergenti come Lione e Dubai. Ma accanto all’attività industriale, Rubelli ha coltivato una passione profonda per la storia e l’arte della sua città. Fin dai primi passi della sua carriera ha iniziato a raccogliere opere grafiche dei grandi maestri veneziani, con rigore e competenza.
La collezione raccoglie studi e schizzi che raccontano l’evoluzione della pittura veneziana tra XVI e XVIII secolo. Nato come un progetto personale, questo patrimonio ha trovato ora una nuova vita grazie alla donazione ai Musei Civici. La mostra “Nel segno di Venezia”, curata da Alberto Craievich, ospita questi lavori nel portego al primo piano di Ca’ Rezzonico, cuore storico e artistico della città lagunare. Un’occasione unica per scoprire tecniche e metodi degli artisti veneziani, con uno sguardo diretto sull’origine del segno pittorico.
La parte dedicata al Cinquecento è tra le più importanti della collezione. Spiccano i fogli attribuiti a Palma il Giovane, artista ponte tra XVI e XVII secolo e figura centrale nella pittura veneziana. Tra questi, spicca il disegno preparatorio “Cristo tentato dal diavolo”, pensato per un’opera perduta di Palazzo Ducale. Il tratto sicuro e la struttura chiara confermano la maestria di Palma nel delineare forme e azioni con pochi tratti decisi. Non mancano altre opere come “La preghiera di san Carlo Borromeo” del 1624, che arricchisce la conoscenza della pittura veneziana in un momento cruciale.
Questi lavori permettono di vedere da vicino la fase iniziale della pittura, quando lo schizzo e il segno preparatorio anticipano la costruzione di quadri destinati a lasciare il segno nella storia dell’arte cittadina.
La parte più corposa della donazione riguarda il Settecento. Qui si apre uno sguardo ampio sui linguaggi grafici dell’ultima grande stagione della Serenissima. Emergono differenze nette rispetto al Cinquecento, a testimonianza delle trasformazioni culturali e artistiche dell’epoca. Al centro ci sono cinque studi di “macchiette” di Luca Carlevarijs, noto per le sue vedute urbane e l’attenzione alla vita di tutti i giorni. I disegni, piccoli ma intensi, ritraggono figure popolari impegnate in attività quotidiane: passanti, lavoratori, persone in conversazione.
Questi schizzi sono la base iconografica per le vedute di Carlevarijs, contribuendo a fissare un’immagine viva e immediata della Venezia del Settecento. La raccolta si integra con il già importante fondo Carlevarijs dei Musei Civici, portando la collezione veneziana a un livello di rilievo internazionale, seconda solo a British Museum e Victoria and Albert Museum di Londra.
L’esposizione comprende anche lavori di Sebastiano Ricci, dalla grande forza espressiva. Le “Tentazioni di Sant’Antonio abate” mostrano un uso sapiente del chiaroscuro e un segno deciso, tratti distintivi del maestro nel rappresentare scene drammatiche. Sono presenti anche opere degli allievi Gaspare Diziani e Francesco Fontebasso, che testimoniano la continuità della tradizione veneziana tra maestri e discepoli.
Tra le curiosità, una caricatura a inchiostro di Giambattista Tiepolo, tratta dall’album Valmarana, rivela un lato ironico e satirico poco conosciuto del grande maestro, ampliando la visione sulla varietà espressiva del Settecento veneziano. A chiudere il percorso, due studi di veduta a matita attribuiti a Canaletto, dalla collezione di Italico Brass, utili per capire il modo diretto con cui il celebre vedutista annotava dal vero i suoi soggetti.
La donazione di Favaretto Rubelli sottolinea l’importanza delle istituzioni civiche veneziane nella tutela e valorizzazione della grafica antica. Questo gesto dimostra come le collezioni private possano diventare risorse fondamentali per il patrimonio culturale di tutti. L’ingresso di queste opere nei Musei Civici garantisce la loro conservazione, uno studio approfondito e la fruizione pubblica di materiali di grande valore artistico e scientifico.
Con iniziative come “Nel segno di Venezia”, la città ribadisce il suo ruolo di centro di eccellenza per la ricerca storico-artistica e la salvaguardia delle sue testimonianze visive. La collaborazione tra collezionismo privato e istituzioni pubbliche si conferma un modello efficace per rafforzare e ampliare il racconto culturale di Venezia, portandolo nel presente con rispetto per la tradizione.
L’arricchimento del Gabinetto dei disegni e delle stampe con questa collezione è un passo importante per capire meglio le radici della pittura veneziana antica e dimostra come, anche nel 2026, la passione individuale possa diventare motore di conservazione e diffusione culturale.
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