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Reggio Emilia, 50 pianoforti e 11.000 corde: Haas inaugura il festival Aperto con un concerto unico

Cinquanta pianoforti verticali, 11.000 corde tese e un accordo microtonale che sfida ogni abitudine: a Reggio Emilia, la scorsa settimana, si è consumato un evento musicale fuori dal comune. Non un concerto tradizionale, ma un organismo sonoro gigantesco, nato dalla mente di Georg Friedrich Haas, compositore austriaco noto per la sua ossessione per i dettagli invisibili all’orecchio comune. “11.000 Saiten” ha trasformato un vecchio capannone delle Officine Meccaniche Reggiane in un’arena sonora, un’esperienza difficile da seguire, certo, ma indelebile nella memoria di chi c’era.

Un colosso sonoro: le 11.000 corde di Haas

Il progetto di Haas è davvero imponente. Il titolo “11.000 Saiten” – che significa appunto “11.000 corde” – nasce dal numero di corde: 220 per ciascun pianoforte verticale, moltiplicato per i 50 strumenti coinvolti. A questo si aggiungono corde di altri strumenti come arpa e clavicembalo, suonati insieme a un ensemble di 23 musicisti.

Il risultato è un impasto sonoro dalle dimensioni insolite. Il Festival Aperto ha scelto di uscire dagli spazi teatrali tradizionali, portando l’opera nel capannone 15 delle ex Officine Meccaniche Reggiane. Un luogo con un passato industriale importante, oggi parte del Parco Innovazione di Reggio Emilia. Durante la Seconda Guerra mondiale, lì si costruivano aerei militari; oggi è un simbolo di rinascita urbana.

Microtonalismo: una sfida per chi suona e per chi ascolta

La vera particolarità dell’esecuzione era l’accordatura microtonale. Ogni pianoforte è stato accordato non secondo i soliti semitoni, ma dividendo le note in cento parti più piccole, i cosiddetti “cents”. Così ogni strumento si differenziava dal vicino di appena due cents, creando una progressione sonora graduale e molto sottile.

Questa scordatura richiede un lavoro di accordatura certosino. A occuparsene sono stati tre esperti, aiutati da un sistema digitale che, tramite tablet, ha permesso a ogni pianista di seguire la propria parte con precisione. Non c’era un direttore sul palco; gli esecutori si sono affidati completamente a questo sistema per restare sincronizzati e coesi.

L’impegno richiesto agli artisti è stato enorme, soprattutto per i giovani pianisti: studenti e neolaureati dei conservatori locali, affiancati dall’ensemble viennese Klangforum Wien, specialista in musica contemporanea e sperimentale.

“11.000 Saiten”: tra meraviglia sonora e qualche limite drammaturgico

L’opera di Haas si presenta come un’imponente costruzione sonora, ma mostra qualche punto debole sul piano narrativo. Haas punta molto sull’effetto sorpresa dato dall’ascolto dei microtoni e dalle texture generate da quella massa enorme di corde pizzicate e percosse. Il risultato è più un susseguirsi di suggestioni che un percorso musicale chiaro e lineare.

L’influenza della scuola spettrale francese – da Dufourt a Grisey e Murail – si sente forte. La musica privilegia momenti evocativi, spesso incantevoli, basati su variazioni timbriche e dinamiche sottili. Il compositore gioca con i contrasti, alternando silenzi a picchi improvvisi, quasi come in una strategia di “pit-stop” sonora.

Nonostante la complessità tecnica, alcune parti possono sembrare più un esercizio di effetto che un vero sviluppo musicale. L’opera si regge molto sulla meraviglia acustica, meno sulla coesione formale complessiva.

Un’esperienza da ricordare: pubblico coinvolto al Festival Aperto

Il carattere insolito dello spettacolo ha attirato molta gente, curiosa di questa novità. Le due esecuzioni da 66 minuti ciascuna sono state tra i momenti più significativi del Festival Aperto. L’atmosfera nel capannone è stata resa ancora più particolare dalla frescura serale: in una delle due serate, uno degli ingressi è rimasto aperto, aggiungendo una nota di naturalezza all’esperienza.

Per molti è stata un’esperienza nuova e indimenticabile, soprattutto per chi non frequenta abitualmente la musica contemporanea e le accordature microtonali. Nonostante la difficoltà nell’ascolto, la potenza delle 50 tastiere insieme al suono preciso dell’ensemble ha lasciato il segno nel panorama culturale di Reggio Emilia.

Il Festival Aperto proseguirà fino a metà novembre 2026, continuando a proporre appuntamenti innovativi come questo, capaci di aprire nuove strade alla musica dal vivo e agli spazi performativi in città.

Redazione

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