A Riehen, a pochi chilometri da Basilea, la Fondazione Beyeler si trasforma profondamente, quasi trent’anni dopo la sua inaugurazione. Non è una semplice ristrutturazione: tre nuovi edifici di Peter Zumthor stanno prendendo forma, ampliando e rivoluzionando gli spazi del museo e il parco circostante. Un progetto che ha impiegato un decennio, rallentato dalla pandemia, ma che ora si presenta come un dialogo intenso tra l’architettura di Zumthor e l’edificio originale di Renzo Piano. Il risultato? Un’esperienza museale più raccolta, immersa nella natura, che cambia il modo di vivere l’arte a Riehen.
Zumthor ha deciso di dividere l’ampliamento in tre edifici distinti, ognuno con una funzione precisa, inseriti con cura nel parco che circonda la fondazione. Inizialmente si pensava a un unico grande volume, ma l’architetto ha cambiato idea, preferendo spazi più raccolti e dedicati, dove l’arte possa essere fruita senza distrazioni, senza la classica hall di ingresso.
Il cuore del nuovo complesso è il Wyss Museum: tre piani per circa 1.500 metri quadrati, con una pianta a forma di Y che segue il disegno del parco, evitando gli alberi secolari che diventano parte integrante dell’esperienza, visibili attraverso grandi aperture. Le pareti sono di calcestruzzo e pietra calcarea locale, proveniente dal Laufental, mentre le finestre incorniciano il panorama esterno, fondendo natura e arte.
Il secondo edificio, l’Ammann Pavilion, è uno spazio a un solo piano, pensato per eventi culturali e incontri. Può accogliere più di 250 persone ed è versatile: dalle pause tranquille ai concerti, dalle proiezioni agli incontri pubblici. Qui, legno di rovere, ciliegio e pero creano un’atmosfera calda e raccolta, curando anche l’acustica per ogni tipo di evento.
Il terzo edificio, l’Erlen Torhaus, ospita gli uffici e gli spazi operativi della fondazione. Un tunnel sotterraneo lo collega direttamente al Wyss Museum, così il personale può muoversi senza incrociare i visitatori.
L’ampliamento coinvolge anche gli spazi esterni. Il parco della Fondazione Beyeler è quasi raddoppiato grazie all’apertura dell’Erlengarten, un’area verde che fino a poco tempo fa era privata. Qui la natura rigogliosa con alberi secolari e uno stagno naturale arricchisce la passeggiata, offrendo un contatto diretto con il paesaggio.
In questo spazio trovano posto opere di rilievo, come Maman di Louise Bourgeois, enorme ragno di ferro diventato simbolo della fondazione e che sarà al centro di una grande retrospettiva nel 2027. Nelle aree esterne si possono vedere anche lavori di Pierre Huyghe e Rachel Whiteread, che dialogano con l’ambiente naturale circostante.
Altri spazi dell’area sono stati rinnovati: l’Orangerie è diventata una serra e un luogo didattico dedicato al giardinaggio, firmata da India Mahdavi. Sono stati creati nuovi ambienti per attività educative e per accogliere gruppi e scolaresche, con un approccio interattivo alla conoscenza delle opere.
Accanto a tutto questo, è stato aperto un Salon con una collezione di oltre 2.000 vinili, pensato come luogo di ascolto e relax per i visitatori.
L’apertura della nuova ala è stata accompagnata dalla mostra Constellations, visibile fino a settembre 2027. L’esposizione si snoda tra l’edificio di Piano, il Wyss Museum e il parco, con circa 230 opere della collezione storica, affiancate da acquisizioni recenti, donazioni e prestiti. Nomi come Alexander Calder, Mark Rothko e Roni Horn sono protagonisti di questa mostra che cambierà nel tempo, con spostamenti e nuovi inserimenti previsti fino al 2027.
Constellations racconta un museo vivo, in trasformazione continua. Gli spazi del vecchio edificio dialogano con quelli di Zumthor e si aprono verso l’esterno, proponendo una fruizione più dinamica rispetto al tradizionale percorso statico.
Il calendario delle mostre future annuncia appuntamenti importanti con quattro grandi artiste: Ruth Asawa , Frida Kahlo , Louise Bourgeois ed Elizabeth Peyton . Una programmazione che conferma l’impegno della fondazione nel proporre eventi di alto livello.
Per i primi mesi il museo resterà aperto cinque giorni alla settimana, con l’obiettivo di tornare al ritmo quotidiano da gennaio 2027. Questa fase servirà a raccogliere impressioni e suggerimenti dai visitatori per affinare i servizi e l’organizzazione interna. Sam Keller, direttore della fondazione dal 2008, ha definito questo periodo come “un momento prezioso per imparare e migliorare.”
La nuova Fondazione Beyeler si presenta così con una visione che coniuga architettura di qualità, rispetto per il paesaggio e un’offerta culturale di spessore, confermandosi un punto di riferimento nel panorama artistico svizzero e internazionale.
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