Rovereto è tornata a vibrare sotto i passi di Emanuel Gat, uno dei talenti più brillanti della danza contemporanea mondiale. Dopo un lungo silenzio, il pubblico ha finalmente riabbracciato “Sacre”, una sorprendente rilettura in chiave cubana della celebre “Sagra della primavera” di Stravinsky, presentata alla 44ª edizione dell’Oriente Occidente Dance Festival. La serata ha offerto molto di più: “Silent Ballet” e la prima assoluta di “Bach”, tutte creazioni del coreografo israeliano che oggi vive nel sud della Francia. Un viaggio intenso, dove tradizione musicale e innovazione coreografica si intrecciano in un dialogo fatto di movimento, ritmo ed emozione pura.
“Sacre” è il cuore della serata. Nel 2004 Emanuel Gat ha saputo trasformare la vibrante musica di Stravinsky in una danza dal sapore salsa, un omaggio alla salsa cubana che mantiene intatta l’energia primordiale del rito pagano. Sul palco cinque danzatori – tre donne e due uomini – si alternano in coppie, scambiandosi continuamente i partner. Al centro della scena, una donna danza da sola, a turno, in un momento che diventa quasi sacro. Il movimento si svolge su un piccolo tappeto rettangolare, illuminato da una luce rossa che amplifica la tensione. Lo spazio ridotto obbliga a un contatto fisico continuo, che si alterna a momenti di distensione su un palco vuoto.
Questa alternanza tra vicinanza e distanza dà forma a sequenze complesse, dove la sensualità della salsa si intreccia con la fluidità della danza contemporanea. Tra le immagini più forti, le lotte simulate tra i due uomini, le cadute e i rialzarsi degli interpreti raccontano una storia fisica intensa fatta di gesti precisi. La solitudine finale della donna rimasta da sola in scena suona come un epilogo rituale, un sacrificio. Il rito originale diventa così un racconto di legami e distanze, pulsazioni antiche rilette in modo del tutto nuovo.
Accanto all’energia di “Sacre”, “Silent Ballet” si muove in un’altra dimensione, quella del silenzio assoluto. Sette danzatori si esibiscono senza musica, affidandosi solo ai passi, ai respiri e ai suoni dei loro corpi. Il palco spoglio diventa uno spazio quasi sacro, dove la coreografia racconta un dialogo interiore fatto di movimenti astratti e dinamiche continue.
I corpi si dispongono, si allontanano e si riuniscono più volte, creando gruppi compatti o figure isolate in pausa. La danza si sviluppa come un tessuto vivo fatto di accelerazioni, rallentamenti, gesti nervosi e ondeggiamenti che rispondono a un ritmo invisibile, percepito solo dagli interpreti. Il silenzio, così intenso, mette a nudo il legame tra movimento e percezione, trasformando il più piccolo gesto in un momento decisivo. Il pubblico assiste a un gioco di luci e ombre, un concerto senza suoni dominato dal respiro collettivo dei danzatori.
La novità della serata è “Bach”, un duetto costruito su due brani famosi di Johann Sebastian Bach: la Chaccone dalla Partita n. 2 in re minore e l’Adagio dalla Sonata n. 3, nella registrazione del 1986 del violinista Itzhak Perlman. Emma Bogerd e Noah Oost danno vita a una coreografia dove il dialogo tra i corpi è delicato, quasi minimalista. I costumi rossi, che a fatica coprono i corpi, si trasformano nel corso dello spettacolo con l’aggiunta di un gonnellino barocco che scende dal petto, sottolineando l’incontro tra rigore classico e movimento contemporaneo.
I danzatori si osservano, seguono e rielaborano i gesti reciproci, intrecciando braccia e gambe con grande precisione. Le sequenze partono da tocchi leggeri per arrivare a sostenersi a vicenda in pose che sembrano sfidare la gravità. Lei lo sostiene al petto, lo solleva in un abbraccio che chiude il pezzo con un’uscita di scena lenta, carica di armonia e intimità. Questo lavoro indaga la musica di Bach, traducendo in movimento le sue strutture e le sue tensioni più intime, rendendo visibile l’armonia nascosta nelle sue composizioni.
Il trittico “Bach to Sacre” debutta ufficialmente nel 2027, al Teatro Palladium di Roma il 15 gennaio, aprendo la stagione di Orbita|Spellbound. Dopo la capitale, la tournée toccherà Senigallia, al Teatro La Fenice, il 17 gennaio, e Firenze, al Cango, il 19 e 20 gennaio, sotto la produzione del Centro Nazionale di Produzione della Danza Virgilio Sieni. Questo tour conferma l’interesse e la vitalità della scena contemporanea italiana verso creazioni coreografiche fuori dai soliti schemi, capaci però di restituire il senso più autentico di musica e movimento.
Il lavoro di Emanuel Gat dimostra come la danza riesca a superare epoche, culture e stili diversi. Da Stravinsky a Bach, dalla salsa al silenzio, il palco si anima di corpi che raccontano storie profonde e sfaccettate, invitando il pubblico a un’esperienza sensoriale fuori dal comune.
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