Il caldo appiccicoso di fine estate avvolge Venezia senza sosta. Scendendo dal vaporetto sull’isola di San Giorgio Maggiore, il sole picchia forte, quasi a voler ricordare che l’estate qui non è ancora finita. Mentre ai Giardini e all’Arsenale la Biennale d’Arte prosegue senza sosta e il Lido si prepara alla Mostra del Cinema, su quest’isola silenziosa prende il via Homo Faber, la rassegna biennale dedicata all’eccellenza artigiana. All’ingresso, un gesto semplice ma significativo: ogni visitatore riceve un piccolo ventilatore portatile a batteria, un’attenzione concreta per chi dovrà confrontarsi con il caldo ancora intenso.
Dal 1° al 30 settembre 2026, Homo Faber torna a portare sull’isola di San Giorgio Maggiore il meglio dell’artigianato proveniente da tutto il mondo. Organizzata dalla Michelangelo Foundation e dalla Fondazione Cologni dei Mestieri d’Arte, questa rassegna mette in luce competenze, materiali selezionati e soprattutto il valore delle mani esperte. Nato nel 2018, l’evento raduna centinaia di maestri artigiani con l’obiettivo di far conoscere mestieri antichi e moderni, creando un contatto diretto con il pubblico.
Questa quarta edizione, intitolata An Island of Light, segna una novità importante: per la prima volta la direzione artistica è affidata a una scenografa, la britannica Es Devlin, famosa per le sue installazioni immersive e scenografie imponenti. Seguendo le orme di grandi nomi come Luca Guadagnino e Stefano Boeri, Devlin introduce una nuova sensibilità, cercando di mettere in dialogo arte, luce, spazio e mestiere artigiano.
Es Devlin trasforma la Fondazione Giorgio Cini in un vero e proprio palcoscenico, fatto di quindici ambienti collegati da un unico tema: la luce. A Venezia, dove acqua e architettura si intrecciano, la luce diventa materia e simbolo. Non è solo illuminazione tecnica, ma un elemento che racconta storie e gesti del lavoro artigiano.
Il percorso si sviluppa attraverso materiali naturali e lavorati a mano – argilla, piume, vetro, vimini, legno – per mostrare il legame con l’ambiente e l’energia che muove ogni creazione. In un’intervista, Devlin ha raccontato come da bambina, dopo essere stata salvata da un tuffo nel Tamigi, abbia spesso rivissuto quella sensazione di bagliore sott’acqua, un’immagine che permea molte sue opere.
Gli spazi della Fondazione si prestano perfettamente: tra chiostri, giardini e sale si alternano giochi di ombre e luce, che mettono in risalto il valore tattile e visivo del lavoro manuale. Forme e ombre prendono vita dentro strutture cilindriche e librerie luminose, mentre suoni e voci accompagnano il visitatore, creando un legame forte tra tradizione e contemporaneità.
Tra le installazioni più suggestive c’è A Full Moon Rising, con i moon jars coreani che sembrano galleggiare sull’acqua, dando l’illusione di una luna che sorge e tramonta nella ex piscina Gandini. Un’opera che celebra il rapporto tra forma, natura e antiche tecniche ceramiche.
A Rooted Ascent invece richiama la terra, con materiali come sughero, bambù e fibre naturali, mentre An Atelier Alive è un vero laboratorio dove i maestri artigiani lavorano dal vivo cuoio, vetro, intreccio e ceramica, mostrando il processo che precede l’oggetto finito. Qui la tecnica e la cura si trasformano in arte.
Nell’installazione An Infinite Birdsong, gli specchi moltiplicano all’infinito forme e volumi, evocando le architetture di San Marco e le Procuratie. Nel Refettorio Palladiano, le delicate sculture di carta di Wen Qiuwen, sospese come lanterne luminose, aggiungono un tocco di leggerezza e fragilità.
Homo Faber coinvolge più di cinquecento artigiani da oltre settanta Paesi, con oltre settecento opere in mostra. Numeri che fanno di questa biennale uno degli appuntamenti più importanti al mondo per l’artigianato contemporaneo di qualità. A supporto dei visitatori ci sono novanta Young Ambassadors, giovani studenti internazionali di craft e design che accompagnano il pubblico, raccontando i mestieri e rispondendo alle domande.
Ma l’impatto di Homo Faber non si ferma qui. La piattaforma digitale Homo Faber Guide raccoglie oltre cinquemila professionisti in più di cinquanta Paesi, creando un archivio permanente dell’artigianato contemporaneo. Un vero e proprio atlante che collega botteghe, atelier ed esperienze, consultabile anche dopo la chiusura dell’evento.
Al cuore di Homo Faber c’è la celebrazione della manualità come patrimonio culturale e sapere vivo. In un’epoca dominata dal digitale, dove l’artigianato rischia di sparire, questa biennale ribadisce con forza il valore unico delle mani esperte, della pazienza, della precisione e della conoscenza che solo l’esperienza regala. Venezia si conferma così non solo città d’arte, ma anche capitale di un sapere che resiste e si rinnova grazie al lavoro quotidiano dei suoi maestri artigiani.
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