Le pareti antiche del Palazzo Ruzzini, nel cuore di Castello, respirano un’aria nuova. Qui, dove un tempo viveva la famiglia del doge Carlo Ruzzini, l’arte contemporanea di Alberto Zampieri prende forma e dialoga con la storia. È raro vedere un luogo così carico di memoria trasformarsi in uno spazio dove pittura e scultura moderna si confrontano apertamente con stucchi e affreschi cinquecenteschi. Fino al 22 novembre, Discontinuità di Nichel trasforma il palazzo in un palcoscenico dove passato e presente si sfiorano, senza mai confondersi del tutto.
Al centro della mostra c’è il ciclo Nichel, una serie di opere di Zampieri che segnano una svolta nel suo percorso artistico. Dipinti e sculture dialogano con gli spazi interni del Palazzo Ruzzini, le cui proporzioni e decorazioni tardo-rinascimentali fanno da sfondo a un gioco di interruzioni e contrasti sulle superfici. La discontinuità, intesa in senso concreto e visivo, diventa il mezzo per esplorare il rapporto tra antico e moderno, tra ciò che è stato costruito e quello che si aggiunge.
Zampieri usa nichel e altri metalli per dare alle sue opere una texture particolare, che si staglia netta contro la morbidezza degli stucchi e la fluidità degli affreschi. Non si tratta di una scelta casuale: l’intento è proprio quello di mettere in luce la stratificazione del tempo e scuotere la quiete spesso silenziosa delle architetture storiche. Così, il palazzo non è più solo un contenitore, ma diventa protagonista di un discorso artistico in divenire.
La mostra di Zampieri non si limita agli interni. Le opere si spingono fuori, trasformando il volto quotidiano di Campo Santa Maria Formosa, una delle piazze più frequentate di Venezia. Qui, due lavori dialogano con la facciata del palazzo. Tangenze, un grande dipinto sopra il portale d’ingresso, cattura lo sguardo per la sua dimensione monumentale e la presenza decisa. Accanto, Parole al vento si fa notare per la sua natura effimera e in movimento: una bandiera dipinta che si muove con il vento e il passaggio dei pedoni, incarnando il legame tra arte e ambiente.
Sul lato opposto, affacciata sul Ponte de Borgoloco, spicca l’installazione Solitudine di ragazza, in falsa compagnia. Visibile a chi attraversa il ponte, questa presenza delicata rompe la monotonia delle pietre veneziane con un impatto poetico forte. Il contrasto tra la figura solitaria e lo spazio vuoto crea un effetto di straniamento, offrendo un momento di riflessione a chi di solito passa di fretta. Questi interventi esterni ampliano il progetto, coinvolgendo non solo i visitatori ma anche chi vive la città ogni giorno.
Dal 10 agosto 2026, la mostra si arricchisce con due nuove installazioni pensate appositamente per entrare in sintonia con gli elementi architettonici del palazzo e con il contesto urbano attorno. Questi interventi site-specific vogliono rafforzare il legame tra la memoria del luogo, la sua struttura fisica e la percezione dello spazio cittadino. L’allestimento si trasforma così in una sorta di passeggiata prospettica.
Con queste aggiunte, la lettura della stratificazione veneziana si fa più complessa. I visitatori possono seguire un percorso in cui superfici e forme vibrano di nuove luci, mentre le forme spezzate di Zampieri mettono in rilievo contrasti e continuità che attraversano i secoli. L’arte contemporanea, con il suo linguaggio a volte sfuggente, diventa così uno strumento per guardare la città con occhi diversi. L’incontro tra passato e presente non è più una semplice convivenza, ma un dialogo vivo che cambia la percezione di entrambi.
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