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Jean-Marie Appriou a Palazzo Strozzi: Il Canto Infinito della Scultura Contemporanea a Firenze

Entrare a Palazzo Strozzi a Firenze e trovarsi faccia a faccia con le sculture di Jean-Marie Appriou è come varcare una soglia verso un altro mondo. Non si tratta solo dei materiali – alluminio, bronzo, vetro, argilla, cera – ma della potenza che sprigionano, del movimento che sembra animarle. Creature ibride, metamorfosi continue, figure sospese tra mito e futuro: un intreccio che evoca la Divina Commedia ma anche atmosfere fantascientifiche. Appriou modella con mano concreta, dà forma a un divenire incessante, cattura lo sguardo e scuote la mente. Nessuno resta indifferente davanti a questo racconto monumentale, un canto senza fine che si fa esperienza viva.

Materiali e forme: la potenza tattile delle sculture di Appriou

L’arte di Jean-Marie Appriou si fonda su una mescolanza di materiali, scelti per evocare un mondo sospeso tra natura e sovrannaturale. Bronzo e alluminio convivono con vetro, argilla e cera, creando superfici che alternano ruvidità e trasparenze. Questo mix dà alle opere un’aria quasi viva, come se fossero organismi in continua trasformazione. La mano dell’artista si sente tutta, in un lavoro di modellazione che va oltre la semplice fusione o assemblaggio. Ogni pezzo porta con sé storia e simboli antichi: i metalli raccontano memoria e usura, la cera richiama la fragilità del corpo, il vetro gioca con il confine sottile tra ciò che si vede e ciò che resta nascosto.

Molte opere sono di dimensioni imponenti e contribuiscono a creare quel senso di maestosità che Appriou vuole trasmettere. La serie “Canto Infinito” si impone nello spazio, chiedendo allo spettatore attenzione e coinvolgimento profondo. Quelle figure, spesso un mix di animali, piante e presenze spettrali, sembrano muoversi pur restando immobili, in una danza di metamorfosi senza tempo.

Tra mito e immaginario: Appriou e il dialogo con Dante e il gotico

L’universo di Appriou si nutre di un ricco patrimonio iconografico. Le sue sculture pescano in mitologie antiche e nella Divina Commedia, trasformando serpenti, cavalli, creature marine e bestie fantastiche in un vero e proprio “bestiario contemporaneo”. Ma non è solo una raccolta di immagini: è un mondo in movimento, dove ogni figura si trova sospesa tra realtà diverse.

La mostra “Canto Infinito” dialoga in modo profondo con la tradizione fiorentina e dantesca. Ne è prova la scultura “Lasciate ogne speranza voi ch’intrate”, una piastra da camino in bronzo che fa da cuore narrativo alla mostra. Al centro, la celebre scritta che apre l’Inferno, accompagnata da figure di Dante e Michelangelo, a sottolineare il legame forte tra cultura, mito e luogo. Il focolare diventa così simbolo di calore, trasformazione e racconto, coinvolgendo artista e spettatori in un rito condiviso.

Opere chiave e partecipazione: il pubblico entra nel gioco

La mostra invita chi guarda a non restare passivo, ma a interagire con alcune installazioni. È il caso di “The Mills of Perception”, scultura in bronzo patinato che si presenta come una porta tra Eden e Ade. I pannelli che la compongono mostrano da una parte il Paradiso, diviso in cielo, terra e mare, dall’altra un inferno popolato da gargoyle e chimere. Girarli permette di sovrapporre mondi opposti, aprendo confini tra realtà diverse e intrecciate.

Non mancano opere che reinventano oggetti di uso quotidiano, caricandoli di nuovi significati. “Apophis”, in acciaio inox, trasforma un radiatore in un serpente del caos egizio, simbolo di movimento e cambiamento. “Mandjet”, un lampadario in bronzo, richiama la barca solare, il viaggio notturno di Ra verso l’oltretomba. “The Key” e “Lasciate ogne speranza voi ch’intrate” rielaborano una stufa e una piastra da camino, oggetti comuni diventati simboli di dualismo tra sacro e profano, trasformazione e cultura.

Il Giardino Bardini ospita “The Briar Rose”: un ponte tra fiaba e arte preraffaellita

Fino al 23 agosto, nel Giardino Bardini di Firenze si può vedere “The Briar Rose ”, un’opera ispirata al ciclo pittorico “The Legend of Briar Rose” di Edward Burne-Jones, artista preraffaellita. Quel ciclo raccontava la fiaba della Bella Addormentata, protetta dal sonno e circondata da rovi. Appriou riprende queste immagini in scultura, riflettendo su protezione, sonno e confine tra isolamento ed esposizione. La scelta del giardino come cornice amplifica il dialogo tra passato artistico e presente, tra racconto fiabesco e materia viva.

Questo lavoro nel Giardino Bardini si inserisce nel percorso espositivo pensato dall’artista, che fonda la sua poetica su una dimensione sospesa, dove tempo, materia e senso si intrecciano e si trasformano continuamente. L’arte di Appriou non è solo scultura, ma un’esperienza, un viaggio sensoriale tra culture, forme e simboli che restano impressi nella memoria. Palazzo Strozzi conferma così il suo ruolo di luogo dove passato e futuro, arte e mito, realtà e immaginazione si incontrano e si parlano.

Redazione

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