
Torino è in fermento. Exposed Festival, l’appuntamento internazionale con la fotografia, ha preso il via, trasformando la città in un laboratorio a cielo aperto. Non si parla solo di mostre, ma di un vero e proprio viaggio tra quartieri diversi, dal cuore pulsante del centro fino a Vanchiglia e Barriera, dove nuovi spazi culturali stanno cambiando volto alla città. Musei, fondazioni, gallerie e locali indipendenti si animano con scatti che sfidano e intrigano, tutti raccolti intorno a un tema potente: “Mettersi a nudo”. È una narrazione che passa attraverso gli sguardi di artisti affermati e giovani promesse, un invito a guardare oltre la superficie.
“Mettersi a nudo”: corpo, identità e immagine senza filtri
Alla terza edizione, Exposed Torino Photo Festival si concentra su un tema delicato e complesso: il rapporto tra ciò che si vede e ciò che resta nascosto, l’identità e la rappresentazione del corpo. “Mettersi a nudo” è un invito a guardare dritto, senza maschere, oltre l’aspetto superficiale, per scoprire l’essenza di chi si mostra e di chi guarda. Tra le iniziative più significative c’è “I Tuffatori ”, una mostra collettiva diffusa per la città con 26 enormi billboard urbani. Qui giovani fotografi italiani e internazionali rendono omaggio a Nino Migliori e alla sua celebre immagine “Il tuffatore”, simbolo di immersione fisica e vulnerabilità. Lo spazio pubblico si trasforma così in un palcoscenico dove arte e emozione si incontrano.
Dal MAO all’Archivio di Stato: grandi mostre e progetti site specific
Nel cuore di Torino, il MAO – Museo d’Arte Orientale resta un punto di riferimento con “The Soul Trembles” di Chiharu Shiota e il terzo capitolo di “Declinazioni Contemporanee”. Artisti come Bekhbaatar Enkhtur rielaborano tradizioni spirituali asiatiche usando materiali insoliti, come la cera d’api, creando un ponte tra passato e presente. Poco distante, all’Archivio di Stato, si apre “Messi a nudo”, uno studio sui corpi ritratti da maestri come Auguste Belloc e Carlo Mollino, dove il nudo diventa espressione artistica e introspezione. Accanto, “Self Exposed” di Ralph Gibson raccoglie più di cinquant’anni di scatti caratterizzati da contrasti forti e composizioni audaci, raccontando l’evoluzione della fotografia nel Novecento.
Cinema e videoarte: il Museo Nazionale e Ricontemporary
Il Museo Nazionale del Cinema offre un’occasione unica con “FUORICAMPO. Il cinema svelato”: venti immagini potenti che mostrano retroscena e segreti della macchina cinematografica, esposte sulla cancellata della Mole Antonelliana. Poco lontano, in via Gaudenzio Ferrari, Ricontemporary Fondazione ospita “Sometimes I get goosebumps” di Anouk Chambaz. La giovane artista svizzera esplora il rapporto mutevole tra uomo e natura attraverso tre video che intrecciano ecologia, politica e sensazioni. Le sue immagini portano lo spettatore in un viaggio dove corpo e paesaggio si fondono, con un punto di vista femminile che apre a continue trasformazioni.
Vanchiglietta e Barriera: i nuovi poli artistici di Torino
A Vanchiglietta, la Fondazione Giorgio Griffa festeggia i 90 anni dell’artista con “Summer 69”, una mostra che riunisce opere storiche e recenti, accompagnate da fotografie d’epoca, per raccontare la sua lunga carriera. Nel quartiere Aurora, la galleria Mucho Mas! presenta “Metamorphosis”, con il quinto capitolo in corso Brescia. Qui Claudia Amatruda con “Hypersea” unisce fotografia, video e scultura per parlare di metamorfosi personale, sociale e ambientale, esplorando i confini tra umano, animale e artificiale.
Sperimentazioni e riflessioni tra Franco Noero, Almanac e Barriera
La Galleria Franco Noero, a pochi passi, espone “Pensieri Belli” di Gabriel Sierra, un progetto che usa carta vetrata e testi per riflettere sull’ottimismo creativo in tempi difficili. Sempre in Barriera, Almanac Inn ospita due progetti: “ All things laid dormant” di Benedetta Casagrande, che propone una visione biocentrica e interspecifica mescolando contaminazione e metamorfosi ambientale; e “E non dono celeste” di Cristina Lavosi, una critica alle strutture punitive e istituzionali attraverso film e installazioni audiovisive, che indaga il potere delle narrazioni e della giustizia trasformativa. L’Associazione Barriera presenta “A mali rimedi”, residenza di Pietro Agostoni dedicata a disegni con fuliggine: figure evanescenti nate dalla combustione controllata, un gesto che unisce tecnica e riflessione sul confine tra presenza e assenza.
Ultima tappa: la fotografia analogica di JANDPEG alla Galleria Gagliardi e Domke
Il viaggio si chiude in via Cervino, alla Galleria Gagliardi e Domke, con “Più delle Parole” del collettivo JANDPEG. Il duo torna alla fotografia analogica, riscoprendo un metodo che nasce dall’incontro diretto con il mondo davanti all’obiettivo, senza trucchi digitali. Una scelta che riapre il dibattito sulla verità in un’epoca di post-verità. Le immagini, di medie e grandi dimensioni, offrono uno scontro serrato con la realtà, mettendo in discussione percezione e autenticità in un mare di immagini sovrabbondanti. Così si chiude una giornata intensa, con Torino protagonista nella scena internazionale della fotografia contemporanea.



