
Milano non è mai stata così crocevia d’Europa. Tra Lisbona e Varsavia, la città lombarda si trasforma in un ponte culturale che unisce ovest e est con una forza nuova. In via Gustavo Modena, un palazzo Liberty del 1919 ospita la nuova sede di un progetto nato dall’incontro tra due gallerie simbolo: quella di Madragoa, a Lisbona, e quella di Dawid Radziszewski, a Varsavia. Un legame costruito nel tempo, fatto di scambi e fiere, che ora trova a Milano un punto di arrivo naturale, dove l’internazionalità si fonde con l’innovazione e ogni dettaglio invita a una scoperta attenta e personale.
Un angolo d’arte tra passato e presente
L’edificio che ospita la nuova sede si apre su un cortile pittoresco, che introduce a spazi raccolti ma luminosi, caratterizzati da ferri battuti eleganti, linee morbide e decorazioni originali del periodo Liberty. Il contrasto tra la struttura storica e le opere contemporanee crea un dialogo vivace fra passato e presente. Qui si accolgono lavori scelti con cura, capaci di mantenere una forte presenza anche in un ambiente così raccolto. L’idea è offrire un’esperienza quasi ravvicinata, dove il visitatore può cogliere ogni dettaglio di materiali e tecniche.
I curatori e promotori Matteo Consonni e Dawid Radziszewski seguono da vicino gli artisti coinvolti, costruendo un programma che abbraccia tre città e più di venticinque nomi diversi. La galleria milanese non stravolge il percorso artistico già tracciato tra Lisbona e Varsavia, ma lo rafforza, garantendo continuità e offrendo un nuovo spazio di confronto. La scelta di Milano si inserisce in un movimento più ampio, che in questi anni ha visto Lisbona e Varsavia emergere come centri di produzione culturale, non solo di consumo.
Una rete europea di gallerie e artisti in crescita
Il progetto Consonni Radziszewski nasce da una collaborazione lunga e consolidata tra due gallerie con radici in contesti molto diversi. Madragoa, a Lisbona, e la galleria di Dawid Radziszewski a Varsavia hanno lavorato parallelamente per anni, partecipando a fiere internazionali e mantenendo un dialogo continuo sui linguaggi contemporanei. Questa rete ha permesso di far crescere la visibilità degli artisti, aiutandoli a superare i confini locali e a costruire relazioni internazionali.
Milano si aggiunge oggi come terza tappa, naturale prosecuzione di un percorso culturale in espansione. L’obiettivo è creare non solo una nuova galleria, ma un vero e proprio hub di relazioni, dove artisti di diverse generazioni si incontrano e trovano spazio per crescere. Questo legame tra Lisbona, Varsavia e Milano dà vita a una rete fitta che anima la scena artistica europea, alimentando un dialogo aperto tra territori e identità.
Buhlebezwe Siwani, il debutto italiano con uYana umhlaba
La prima mostra nella nuova sede milanese è affidata a Buhlebezwe Siwani, giovane artista di Johannesburg nata nel 1987, alla sua prima esposizione in Italia. La mostra si intitola uYana umhlaba, che in zulu significa “pioggia di terra” o “lacrime della terra”. Le opere trasmettono una sensazione di fragilità ma anche di vita intensa. Si tratta soprattutto di dipinti polimaterici che uniscono diversi materiali e tecniche, creando superfici stratificate e vibranti.
I materiali scelti sono molto significativi: tessuti cuciti a mano o a macchina si intrecciano in composizioni astratte e sinuose, con variazioni di colore e spessore che ricordano paesaggi irregolari e vivi. Le cuciture, più che semplici dettagli, diventano linee di confine, fratture inevitabili che attraversano la superficie. A guidare la costruzione c’è un elemento insolito: il sapone verde Sunlight, molto usato nelle zone rurali sudafricane. Qui il sapone perde la sua funzione quotidiana per trasformarsi in materia solida, incrostata e stratificata, inserendo un elemento comune in un rito simbolico.
Attraverso questo sapone, l’artista sposta il significato del gesto del lavarsi verso territori ambigui. L’atto di pulizia si intreccia con riflessioni sulle relazioni razziali, le differenze di genere, e il dialogo tra pratiche spirituali indigene e cerimonie cristiane. Questo ribaltamento di senso coinvolge direttamente la dimensione sociale e culturale legata alla sua esperienza personale.
Spirito e cultura nelle opere di Siwani
L’arte di Buhlebezwe Siwani affonda le radici nella sua identità zulu e nel ruolo di sangoma, cioè guaritrice tradizionale. Il dialogo con gli antenati, l’uso di erbe rituali e il coinvolgimento del corpo in stati di trance sono alla base della sua pratica. Questa dimensione mistica si traduce in un’azione ripetuta, nel continuo trasformare la materia fino a creare un flusso costante tra fisico e spirituale.
In uYana umhlaba questa fusione si manifesta in un’immagine che sfugge a una lettura unica. È uno spazio mentale dove memoria e materia si intrecciano, ricco di riferimenti all’infanzia a Soweto, alle miniere d’oro e alle ferite dell’apartheid. Questi elementi si depositano nei colori, nelle forme dense e nel tratto dell’artista, che racconta una storia personale e collettiva. L’opera diventa così un racconto visivo capace di unire dimensioni intime e politiche, accessibile anche a chi si avvicina senza pregiudizi.
Accanto alla mostra, nello spazio milanese c’è un display permanente con lavori di altri artisti della galleria, un invito a scoprire più a fondo e a tornare a visitare, soprattutto in primavera, quando cresce il desiderio di vivere e di cercare nuovi stimoli culturali. La nuova sede conferma così Milano come nodo dell’arte internazionale, capace di ospitare progetti importanti e di connettere realtà europee ricche di fermento.



